Un accorato appello, in stile “buonismo natalizio”, dell’Ufficio Army Community service per “adottare un soldato statunitense per natale” è stato pubblicato il 3 dicembre scorso su Il Giornale di Vicenza (leggi qui la notizia), al fine di «offrire un po’ di calore domestico tipicamente italiano ad un militare americano».
È vero che a Natale dobbiamo essere tutti più buoni, ma ci chiediamo come mai questa proposta rivolta ai Vicentini oggi?
Forse perché non ha sortito l’effetto sperato il protocollo per l’integrazione dei soldati, delle loro famiglie e dei civili statunitensi, circa 16.000 persone, siglato nel 2021 tra la provincia e il comando dell’US Army, anche in vista del nuovo insediamento del 522nd Military Intelligence Battalion, il battaglione di intelligence dell’esercito statunitense trasferito da Wiesbaden (ottobre 2021), il cui compito è contrastare le minacce alla sicurezza in Africa.
Non potendo svolgere una ricerca sul campo, riteniamo che quell’ingombrante presenza militare e civile statunitense non è stata altro che l’ennesima militarizzazione e servitù militare del suolo italiano, la sottrazione di territorio alle comunità locali le quali, lontane dall’avere ottenuto quel “vantaggio economico” prospettato, oggi, forse, si ritrovano a vivere quella dimensione di “colonia USA” che gli attivisti antimilitaristi vicentini, denunciarono subito nel 2021.
Questa cessione di sovranità è già accaduta in Sardegna, in Sicilia, in Piemonte, in Lombardia, in Puglia, in Toscana dove l’insediamento e allargamento di infrastrutture di morte, di poligoni militari, di sistemi radar, minacciano la bellezza e l’integrità ambientale delle nostre terre, ci dicono di come guerra, militarismo e devastazione ambientale siano estremamente intrecciate.
Ricordiamo che nel 2004, in seguito alla richiesta da parte degli Stati Uniti d’America di ampliare la base militare di Vicenza, notizia diffusa solo nel 2006 alla popolazione, nacque a Vicenza una forte opposizione alla presenza militare americana sul suo territorio, già cospicua a causa dello stanziamento dei militari nella Caserma Ederle e nella base NATO Site Pluto di Longare. Nasce così il movimento No Dal Molin, composto da cittadini, cittadine e associazioni contrar* alla realizzazione della nuova base militare statunitense all’interno del sito dell’aeroporto Dal Molin.
