Dietrofront Senato accademico UNICagliari rispetto a Rettore Mola e intervento DIGOS

Martedì 30 gennaio, in occasione della riunione del Senato accademico, è stata scritta una delle pagine più nere dell’Università di Cagliari. Venticinque componenti del Senato accademico, su un totale di 26, si schierano in difesa dello Stato israeliano, che perpetra il genocidio ai danni dei palestinesi, contro la richiesta di mille studenti della rescissione degli accordi con le Università israeliane, precedentemente sostenuta dal Rettore Mola.

Gli studenti, riuniti sotto il rettorato, hanno atteso vanamente il Rettore per sei ore, dopo il rifiuto del Senato ad accoglierli nella riunione. Solo alle 16.00 circa, tramite la  Digos, che fungeva da portavoce del Rettore e del Senato, due studenti, scortati da due agenti, hanno potuto incontrare il Direttore generale, con Mola resosi indisponibile.

È tragico che le figure istituzionali universitarie utilizzino la Digos per comunicare con i loro studenti ed è ancora più grottesco che la utilizzino come forza di sicurezza per interloquire con essi.  Siamo in una repubblica costituzionale o in un regime poliziesco?   

Più che la paura di due studenti inermi, l’utilizzo della Digos ci sembra un atto intimidatorio, accompagnato dalla totale incapacità di sostenere un confronto di idee o posizioni e quelle istituzionali sono totalmente insostenibili al cospetto della limpidezza morale, politica e culturale di quelle degli studenti.

I mille studenti di Cagliari hanno mostrato di credere nel dialogo con la loro istituzione e il loro massimo rappresentante, il Rettore Mola, che, dopo aver rilasciato delle dichiarazioni pubbliche favorevoli al congelamento dei rapporti con le università israeliane, ha ritrattato, sull’onda delle pressioni o sibilline minacce lobbistiche apparse sui mass media e ha valutato di dileguarsi scomparendo nei meandri del rettorato.

Tutto ciò mentre la Corte di Giustizia Internazionale emette una sentenza storica che inchioda Israele alle sue responsabilità, valutando plausibile l’accusa di genocidio avanzata dal Sudafrica. Tuttavia, ai membri del Senato accademico cagliaritano tutto ciò non basta, non è sufficiente che proprio l’Università di Haifa, con la quale l’ateneo cagliaritano mantiene i rapporti sia il fulcro «della progettazione, sperimentazione e produzione dei più sofisticati di sistemi di morte – comprese testate nucleari e armi del tutto automatizzate – nonché degli apparati di intelligence, controllo e repressione, con la santa alleanza” tra docenti e ricercatori universitari, imprese e start up e i comandi strategici delle forze armate[1].   

Non si tratta di progetti di ricerca sulle opere di Elias Canetti, Bruno BettelheimAbraham B. Yehoshua, ma di collaborazione con un ateneo che si macchia del sangue di civili innocenti palestinesi.

Le trombe degli araldi italiani filosionisti, tra cui docenti dell’università cagliaritana, hanno urlato al crollo e al disfacimento della cultura universitaria a seguito delle dichiarazioni del Rettore Mola. Un crollo materiale effettivamente c’è stato il 18 ottobre 2022  in un’ala del Magistero, l’aula magna utilizzata per le lezioni, rischiando di seppellire 150 studenti.

Il disfacimento e la degenerazione culturale, invece, che caratterizza le Università italiane è avvenuta attraverso i processi di privatizzazione, di gestione manageriale, di impoverimento dei contenuti, del prevalere della “valutazione” a crediti, della selezione del corpo docente per appartenenza politica, familistica e amicale; è avvenuta sul “Finanziamento a Progetto”, le cui linee guida sono dettate dalle lobbies europee, dalle sliding doors con gli apparati militari e le industrie belliche e in ultimo ma il più rilevante, dal processo di selezione in ingresso degli studenti attraverso il numero chiuso e la negazione del diritto allo studio per i meno abbienti.

In questo quadro non ci si poteva aspettare un voto diverso dal Senato accademico cagliaritano, una classe economica, sociale e culturale, che passa indenne attraverso questo disastro perché rappresenta la classe dominate, non un interlocutore quindi, ma la controparte, arroccata in difesa del privilegio, in difesa di “valori” suprematisti occidentali anche quando questi violano i più elementari diritti umani.   

Antonella Piras – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari 


[1] Una partner strategica. La collaborazione tra le università italiane e Israele di Antonio Mazzeo    Report pubblicato per BDS Italia (a cura) nel volume Embargo Militare contro Israele,  Torino, 2020.

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