Ispezione del MIM alla scuola primaria di Chieri: maestre accusate di strumentalizzare bambin*

Il 15 maggio, durante l’acampada pro-Palestina delle studentesse e degli studenti a Palazzo Nuovo, sede universitaria delle facoltà umanistiche di Torino, alcun* bambin* della scuola elementare di Chieri (TO) sono stati ripresi (non si sa da chi) mentre impugnavano bandiere palestinesi ripetendo lo slogan “Palestina libera”.

Il video è diventato immediatamente virale e alcuni giornali hanno subito gridato alla strumentalizzazione degli alunni e delle alunne da parte dei manifestanti. La verità è però che quel giorno la scolaresca si era recata a un laboratorio nei pressi della sede universitaria, e davanti a un forte temporale, aveva cercato riparo all’interno dell’edificio trovandosi così in un contesto di occupazione – peraltro festoso e pacifico – e cogliendo l’occasione per fare un po’ di “festa” anche loro, per giocare, com’è tipico dei bambini e delle bambine. Questa la versione delle maestre accompagnatrici, confermata dagli studenti e dalla studentesse universitari/e, spiegazione logica e plausibile.

Ma questo non è piaciuto alla Federazione delle Associazioni Italia-Israele, nonché al dichiarato Gruppo Sionistico piemontese, che ha bollato il tutto come «episodio sconcertante, ingiustificabile sul piano didattico, meritevole di un’ispezione da parte del Ministero», il quale non ha davvero perso tempo, comunicando in una nota la predisposizione di un’ispezione «per accertare i fatti e appurare eventuali responsabilità dei docenti dell’istituto scolastico».

Dal canto suo il dirigente della scuola si è detto “costernato” e, dando la sua lettura dell’accaduto, ha aggiunto : «Le maestre sicuramente avrebbero dovuto intervenire in modo più rapido e deciso, e sono estremamente costernate di quello che è sembrato essere accaduto». In sostanza, colpa delle maestre, tant’è che si è ventilata l’ipotesi di provvedimenti disciplinari nei loro confronti.

I giornali ne hanno evidentemente approfittato per scatenare la solita canea, e addirittura Il Secolo d’Italia con alti lai ha tuonato «Torino, i bambini delle elementari arruolati dai pro-Palestina» (corsivo dell’autrice).

A quanto pare, la vera strumentalizzazione risiede, invece, in questo termine militaresco (“arruolare”) usato completamente a sproposito con il risultato di ingenerare un incredibile paradosso, poiché la VERA militarizzazione della scuola è in realtà portata avanti dalle Istituzioni stesse e non certo può ravvisarsi in una manifestazione pacifica che chiede di fermare il genocidio impunemente perpetrato da Israele nei confronti della popolazione palestinese.

Per fare un esempio, che coinvolge sempre i bambini e le bambine, il primo giugno alunni e alunne della scuola dell’infanzia di Fagnano Olona (VA) hanno visitato la base NATO che si trova lì vicino, a Solbiate Olona. Nel corso della visita organizzata dalla scuola (questa sì la destinazione della gita che pur sarebbe inappropriata di per sé), i bambini e le bambine sono stati/e anche invitati/e a familiarizzare con i militari e con gli ambienti dove essi si addestrano, hanno potuto indossare elmetti e giubbotti antiproiettile, mentre alle bambine è stato riservato il ruolo infermiere da campo. Le maestre, tutte orgogliose, hanno definito questo «un evento straordinario», e hanno dichiarato: «Per i nostri bambini è stato un momento intenso e di grande integrazione […] i bambini hanno potuto esplorare i luoghi in cui i militari si addestrano e lavorano; hanno conosciuto i mezzi militari usati nelle missioni, le fasi di una missione seguendo con curiosità e attenzione».

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha già pubblicato diversi articoli sulla vicenda (clicca qui), quindi non mi ci soffermerò oltre. Piuttosto, viene da porsi delle domande su chi sta cercando di “arruolare” chi.

Siamo del parere che indottrinare i/le più piccoli/e ai disvalori della guerra e cioè alla violenza e alla sopraffazione, così che sia normale per loro un giorno arruolarsi per difendere la patria, sia profondamente diverso rispetto alla situazione pacifica cui hanno partecipato i bambini e le bambine della scuola di Chieri. Se poi vogliamo entrare del merito, non ci pare poi che alunni e alunne si siano messi a disegnare svastiche o a fare il saluto romano, ma hanno semplicemente cantato “Palestina libera”. Cosa che tutt3 dovremmo condividere e per cui tutt3 dovremmo lottare.

Tornando alle maestre di Chieri, ad oggi non sappiamo ancora quali saranno gli sviluppi. Saremo comunque al loro fianco qualora dovessero partire i provvedimenti disciplinari.

Suggeriamo, invece, un corso di educazione alla pace per le maestre della scuola dell’infanzia di Fagnano Olona.

Alessandra Alberti – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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