Lettera di 49 docenti dell’Università di Catania al Rettore per sensibilizzare al massacro palestinese

Pochi giorni fa la stampa locale riportava la notizia di una “coraggiosa” presa di posizione di 49 docenti dell’Università di Catania indirizzata al Rettore (https://livesicilia.it/manifesto-49-docenti-stop-rapporti-con-universita-israeliane/).

I 49 docenti, così scrivono, ritengono «sia necessario far sentire in modo forte e chiaro la nostra voce di fronte all’orrendo massacro della popolazione palestinese da parte di Israele».

Le richieste esposte vanno dalla partecipazione degli/elle studenti/esse per la Palestina alla commissione che valuta il codice etico dello Statuto dell’ateneo per evitare ogni attività «di tipo bellico e/o ad alto impatto ambientale, riguardanti cioè anche lo sviluppo di tecnologie dual use per scopi militari», fino alla richiesta di sospendere gli accordi con quelle aziende, come la Leonardo spa, che producono dichiaratamente tecnologie belliche.

Inoltre, non ritengono soddisfacenti le timide delibere presenti nella mozione del Senato accademico riguardanti lo stanziamento di fondi per l’accoglienza di studenti, studentesse e docenti palestinesi in fuga dalle università di Gaza o l’impegno a rendere disponibili, in tempi brevi, i testi degli accordi internazionali con altri atenei. Per questi motivi s’impegnano ad avviare un “Forum permanente dell’Università di Catania su diseguaglianze e conflitti” un luogo di riflessione tra docenti, studenti e studentesse sui temi globali dei conflitti e delle diseguaglianze sociali e geo-politiche.

Coraggiosi perché il corpo accademico italiano, nella stragrande maggioranza degli atenei, pur di non perdere “prestigiose e vantaggiose” partnership con le università israeliane, non ha ritenuto di prendere posizione contro la sistematica distruzione di scuole e università a Gaza.

Ci sono tanti modi per annientare un popolo, affamandolo, distruggendo case, ospedali e tutto ciò che è necessario per la sopravvivenza.

Un aspetto che contraddistingue il genocidio in atto a Gaza è anche quello che l’ONU definisce scolasticidio e/o educidio, che mira ad annientare la cultura, la storia, l’essenza stessa del suo popolo.

Ricordiamo anche che i vertici di ben 13 università statali italiane sono pesantemente coinvolti con quelle fabbriche di morte da cui prendono finanziamenti che restituiscono in tecnologia “dual use”.

Ci riferiamo ai rettori che, a vario titolo, sono nel comitato scientifico della Fondazione Med-Or del gruppo Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica, azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza e che esporta armi in tutto il mondo), il cui scopo sarebbe “promuovere attività culturali, di ricerca e formazione scientifica, al fine di rafforzare i legami, gli scambi e i rapporti internazionali tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato fino al Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso (Med) e del Medio ed Estremo Oriente (Or)”.

L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università prima ancora del 7 ottobre scrisse una lettera aperta sia ai rettori sia a un numero elevato di docenti, ricercatori e ricercatrici con l’invito a sostenere la nostra mozione di dimissioni dei 13 rettori in quanto il loro ruolo istituzionale è incompatibile con il compito che ricopre l’università, il più alto livello d’istruzione e formazione dei nostri giovani (vedi la ns mozione  https://www.change.org/p/fuori-le-università-da-fondazione-med-or-leonardo-produttrice-di-armi-e-di-morte?source_location=search).

Ci chiediamo come sia possibile che il mondo accademico italiano possa restare in silenzio anche dopo i numerosi appelli dei colleghi e delle colleghe palestinesi, in ultimo quello al seguente link : https://laletteraturaenoi.it/2024/06/20/lettera-aperta-dei-professori-e-del-personale-delle-universita-di-gaza-al-mondo/.

Solo la mobilitazione studentesca, con documenti, occupazioni e manifestazioni prontamente represse, è stata capace di fare opposizione e sensibilizzazione per far conoscere quanto sia coinvolta la nostra comunità scientifica.

Apprendere che, oltre ai piani di ricostruzione del territorio che oggi è la terra dei palestinesi (ma non sappiamo fino a quando), ci sono già paesi pronti a finanziare, quindi gestire, le nuove scuole e università per il popolo palestinese, non ci rende tranquilli. Si tratta dell’ennesima forma di colonialismo culturale che impedisce l’autodeterminazione di quel popolo, imponendo i valori di riferimento del capitalismo imperialista occidentale.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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