Con Antonio Mazzeo abbiamo commentato il tour svolto per circa quattro ore all’interno del Villaggio Difesa organizzato da Difesa Servizi S.p.A. al Circo Massimo di Roma in occasione della ricorrenza del 4 novembre promossa a giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Stand dopo stand abbiamo commentato le diverse articolazioni del concetto o meglio della “foglia di fico” del cosiddetto dual-use: dopo aver visitato diversi padiglioni/gazebo, da quelli delle varie forze armate a quelli delle aziende private tra le quali primeggiava immancabilmente Leonardo S.p.A. possiamo, dire che la modalità comunicativa e il concetto paradigmatico che sta alla base della strategia propagandistica dello Stato, possa essere ormai definibile come “dual-use sistemico”.
Nell’intervista, infatti, si riportano le reazioni delle maestre e la loro narrazione rispetto alle finalità pedagogiche di infilare un/a bimbo/a dentro un carro armato o dentro un velivolo da guerra e secondo le quali ai bambini va insegnato loro che l’Italia non va in guerra ma semmai organizza missioni di pace.
Come dire, le forze armate esistono perché esistono le guerre, ma la pace va difesa appunto con le armi e non con la diplomazia e lo studio geo-strategico, socio-economico e storico, strumenti che consentirebbero di anticipare e interpretare sul nascere tutti quei segnali deboli che ci porterebbero dritti verso il baratro del conflitto armato.
Altro luogo comune che è emerso durante l’intervista a microfono nascosto è quello dell’utilizzo e quindi un altro dual-use, in chiave di protezione civile nelle recenti catastrofi ambientali.
Persino l’istituto farmaceutico militare di Firenze, che a suo tempo non mosse un dito durante il Covid19, si presenta col suo volto più trasgressivo del coltivatore di cannabis notoriamente quasi introvabile anche nei casi più estremi di cura o palliativo nella SLA o qui in tante altre malattie neurodegenerative. Non potevano mancare gli operatori della Polizia stradale che informavano sui rischi ovvi del mettersi alla guida in stato di ebbrezza e quindi anche in questo caso un esempio di dual-use sul piano formativo che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da anni denuncia.
Il monumento al dual-use naturalmente spetta alla Leonardo S.p.A. di cui un rappresentante-venditore candidamente, commentando l’attività svolta da ragazzino alle prese con il joystick di un simulatore col pulsante ben in evidenza per sganciare bombe (virtuali), raccontava del suo disagio per la collaborazione tuttora in corso con Israele, protagonista di un genocidio e pulizia etnica in Palestina.
D’altra parte, sempre lo stesso operatore della Leonardo, afferma che “sono gli stessi ragazzi che a volte chiedono di schiacciare il pulsante e certamente non sono loro a suggerirglielo” senonché, unico particolare, il pulsante, oltre che presente nel simulatore è lo stesso che viene utilizzato in questo momento dai piloti dell’IDF: da qui l’imbarazzo dell’impiegato della Leonardo durante la nostra chiacchierata.
Il dual-use è sistemico soprattutto nell’area riservata ai Carabinieri per la tutela della biodiversità quale specializzazione dei Carabinieri forestali: un’attività che prima era svolta in ambito civile appunto dai forestali coordinati dal Ministero dell’Agricoltura, dal 2016 ad oggi si svolge attraverso un corpo militarizzato che ha la stessa divisa in diversi ambiti dal controllo del territorio al contrasto alla criminalità organizzata all’ordine pubblico in piazza.
La figura rassicurante della carabiniera che svolge attività formativa con i bimbi si imprime molto facilmente nelle menti dei giovani allievi coltivando così in loro quell’immagine appunto rassicurante e protettiva dell’Arma nel suo complesso. Non è un caso che quasi sempre le attività svolte indebitamente nel campo che sarebbe appannaggio solo delle istituzioni scolastiche vengano svolte in divisa e soprattutto l’approccio utilizzato è prima di tutto intimidatorio e repressivo di qualsiasi comportamento che possa in un qualche modo deviare dalle norme cioè esattamente l’opposto di tutti i principi cardine della pedagogia.
Ma il dual-use più spregiudicato viene applicato al mondo della disabilità e dello sport dove l’assenza di una vera e propria inclusione sociale e, nel mondo dello sport della possibilità di svolgere, al di là dell’agonismo, una qualsiasi attività sportiva a basso costo o gratuita, anche in quegli sport considerati di élite come il canottaggio, il tennis, il golf o l’equitazione, presenta le forze armate come l’unica opzione per non abbandonare un percorso magari promettente a causa di studio o lavoro.
Nel dual-use facciamo rientrare anche la strategia di War washing di imprese come Leonardo o Iveco che appunto sostengono lo sport paralimpico la prima proponendo lo sport velico senza barriere per le carrozzine e la seconda proponendo diversi sport agli infortunati gravi in occasione di operazioni militari.
Durante le interviste a microfono nascosto è stata più volte appositamente intrapresa la strada del dialogo, cercando sommessamente di proporre delle semplici ed intuitive alternative, quali la smilitarizzazione di alcuni corpi militari regolarmente impiegati in caso di calamità naturali oppure, ancora più semplicemente, dirottando risorse proprio nella protezione civile dal momento che il dissesto idrogeologico rappresenta una sfida, peraltro costosissima, per il futuro dei nostri territori: la risposta intergenerazionale raccolta durante questa esperienza è stata sempre incentrata sull’ ineluttabilità delle guerre e sulla necessità di difendere la pace con le armi.
Si tratta di risposte di un pubblico auto selezionato con ovvie tendenze culturali ben predisposte a qualsiasi opzione armata o violenta, ma visto il panorama italiano, con il recente plateale sdoganamento degli atteggiamenti fascistoidi che covavano sotto la cenere, viene da pensare che purtroppo una buona parte della popolazione italiana, non solo quella che ascolta in FM o in streaming, Radio Esercito o porta i propri figli alla parata militare del 2 giugno, è se non altro connivente.
Ascolta l’intervista di Stefano Bertoldi ad Antonio Mazzeo su Radio Onda d’urto (clicca qui).
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
