La “Cultura della Prontezza”: il legame tra militarismo e innovazione industriale

Per “Cultura della Prontezza” si intende la capacità di agire militarmente ovunque siano minacciati gli interessi strategici del Paese e delle alleanze delle quali esso fa parte. Lo si evince dall’audizione del Ministro Crosetto, un mese fa, in Parlamento. L’Italia nei prossimi anni non arriverà al 2% del PIL per le spese militari come richiesto dalla NATO nel 2014, ma realizzerà un piano complessivo di ristrutturazione dell’apparato militare.

Tra le funzioni imprescindibili delle Forze Armate vi è anche dare impulso alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie militari e duali dentro gli obiettivi da raggiungere che non potranno però prescindere dalla riorganizzazione delle forze armate per la difesa degli spazi euroatlantici e la difesa del territorio nazionale.

Si tratta quindi di potenziare i sistemi missilistici e radar difensivi e offensivi, rendere efficaci e operative le forze armate, smantellare le strategie di carattere ibrido che poi riguardano ad esempio l’approvvigionamento energetico e delle materie prime inclusi metalli rari.

Nel Mar Rosso l’obiettivo è lavorare con settori privati e paesi alleati per salvaguardare gli scambi mercantili ponendo fine a quello che Crosetto definisce il trattamento di favore riservato in tale ambito a Cina e Russia.

E si mira direttamente a impedire che in Africa altri paesi mettano mano sui preziosi metalli rari. Da qui il cosiddetto Piano Mattei con investimenti in centri di ricerca e nuove tecnologie secondo una nuova strategia industriale e di ricerca in campo militare che comporta il riequilibrio degli organici delle Forze Armate con nuove assunzioni e nuove competenze e con tanto di riservisti impiegabili “in caso di necessità”.

E ancora si prevede di investire nel campo dell’intelligenza artificiale, velocizzare i processi decisionali, ripensare l’addestramento e la formazione delle forze armate ma anche una riorganizzazione degli edifici destinati a ospitare l’esercito, e infine dare maggiore spazio al personale amministrativo.

La NATO impone e i paesi aderenti agiscono conseguentemente in un quadro normativo rinnovato che permette di muoversi con tempestività ovunque siano minacciati gli interessi nevralgici per il paese, le alleanze e le imprese.

Da qui la sempre maggiore attenzione alle campagne di informazione sulla stampa main stream e la crescente presenza delle forze armate in una sfida che non è più solamente militare.

I programmi strategici del Ministero della Difesa sono infatti legati sempre più a doppio filo con il settore della ricerca e dello sviluppo industriale in quanto: «Investire in difesa non è una scelta, ma una necessità per affrontare un futuro incerto, caratterizzato da un processo evolutivo che si prospetta drastico, rapidissimo e non indolore. Occorre riformare, rafforzare le Forze Armate per consentire loro di svolgere le tre funzioni imprescindibili: la Difesa dello Stato, degli spazi dell’Alleanza Atlantica, la tutela delle priorità di interessi strategici nazionali, tra i quali il contributo alla pace e alla stabilità, ma anche lo stimolo alla ricerca e lo sviluppo per consentire al paese e al suo apparato produttivo di esporre tecnologie innovative pregiate».

Non poteva infine mancare il passaggio relativo all’Arma dei Carabinieri con la nuova base del Tuscania sul territorio pisano: «I programmi di potenziamento dell’Arma infine, riguardano il sostegno, ammodernamento e rinnovamento dei mezzi e degli equipaggiamenti della componente Forze Speciali e Forze per Operazioni Speciali dell’Arma dei Carabinieri (esigenze GIS e 1° RGT Tuscania), destinata ad operare in sinergia e in piena integrazione nell’ambito di un dispositivo operativo Joint/Combined per esigenze connesse alla Funzione Difesa (51), la mobilità tattica terrestre con l’acquisizione di VTLM Lince 2 Light e mezzi blindati in aggiunta a veicoli da trasporto di vario tipo nonché fondi integrativi per armamento leggero, munizionamento, equipaggiamenti e vestiario».

Escludere le spese per la difesa dal patto di stabilità resta un obiettivo come anche dotare dei meccanismi finanziari, gli eurobond, per non incorrere nella crescita del debito pubblico.

Intervento di Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pisa al Convegno “Fermare la guerra in casa”, Pisa 14 dicembre

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