Voglia di motosega in giro per l’Italia, Milei è ormai nel pantheon della destra mondiale, un modello da seguire ed emulare con licenziamenti di massa nella Pubblica amministrazione.
Proprio in questi giorni Trump ha minacciato di licenziamenti i lavoratori che non rientreranno dallo smart working, ma il lavoro agile è forse di sinistra o una conquista quando viene invece adottato come modalità lavorativa da tante multinazionali che mettono al centro del loro operato l’accrescimento della produttività e dei profitti?
Non destano, in un quadro desolante tra luoghi comuni e presunte verità strillate ai quattro venti, perplessità alcuna le parole del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello, a cui almeno non difetta la chiarezza. Nei giorni scorsi, infatti, Masiello ha ripetuto quanto già dichiarato dal Ministro Crosetto in Parlamento, bisogna dotare il Paese di un esercito flessibile e in grado di agire con tempestività ovunque siano minacciati gli interessi nazionali, comunitari e delle alleanze di cui l’Italia fa parte.
È la Cultura della Prontezza di cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha già parlato (clicca qui), nella intervista del generale Masiello a un quotidiano di rilevanza nazionale si va oltre: «C’è bisogno di una capacità di adattamento che è in contrasto con i canoni dell’organizzazione gerarchica. E questo è il passo più difficile: cambiare la cultura dell’Esercito. Dobbiamo uscire dall’approccio degli ultimi venti anni che era quello dell’approntamento, ossia della preparazione in vista di una specifica missione in Libano o altrove. Il cambio degli scenari mondiali impone di essere pronti all’ipotesi peggiore: avere la capacità di fronteggiare situazioni nuove e quindi pensare fuori dagli schemi. Ad esempio in addestramento bisogna imparare a sbagliare: gli errori sono costruttivi».
Qualche anno fa a Pisa venne costruito un grande hub presso l’esercito militare che poi confina, diviso da semplice rete, con quello civile, l’obiettivo era quello di avere forze di pronto intervento da inviare rapidamente negli scenari di guerra, questa idea potrebbe essere ripresa e realizzata con maggiore abnegazione del passato.
Masiello va tuttavia oltre, guarda in avanti alle sfide future e indica proprio nel continente africano il luogo privilegiato ove intervenire a difesa dell’interesse nazionale.
Alla luce di queste dichiarazioni tutto torna, il Piano Mattei con la attiva partecipazione di Leonardo S.p.A. e delle altre aziende statali, le missioni di Peace Keeping, l’aumento del budget per le missioni militari all’estero e una zona di influenza che va dal Nord Africa che si affaccia sul Mediterraneo fino al Sahel fino allo sviluppo della ricerca e della industria militare con la dronizzazione della forza armata su cui il capitale europeo va investendo da tempo. Una UE di pace, non c’è che dire!
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa

[…] e Tusini), e messo in evidenza il nuovo orientamento dell’Esercito in tema di reclutamento, che, come ha recentemente affermato il capo di stato maggiore generale Carmine Masiello, deve dare priorità all’addestramento per il […]
[…] unità in più concesse dallo Stato. Gli fa eco l’attuale capo di stato maggiore Masiello, le cui dichiarazioni, più volte riportate negli articoli dell’Osservatorio, dovrebbero essere illuminanti per docenti […]