L’ultimo scorcio degli anni Novanta si è caratterizzato per un’esplosione del marketing della formazione, incentivato da una visione economicistica della stessa, cui ha dato la stura l’autonomia universitaria e scolastica istituzionalizzata dalla legge Berlinguer-Martinotti.
Sempre in quegli anni partono le prime sperimentazioni di università a distanza, spesso a circuito chiuso tra sedi distaccate e i primi servizi di teledidattica in videoconferenza, come ad esempio il primo caso in Italia, peraltro interregionale, attuato dall’Università di Camerino per i propri studenti-lavoratori residenti a Roma e a Terni.
Dopo questo primo periodo pionieristico, caratterizzati dai costi altissimi dei collegamenti ISDN e una grande attenzione per gli studenti a distanza di 25 anni, si può guardare a questo sottobosco spesso molto poco “accademico”, ma molto “commerciale”, per individuare le tendenze dei percorsi formativi e dunque individuare anche gli eventuali processi di militarizzazione culturale.
In alcuni casi basta scovare, tra le varie convenzioni, quelle ricorrenti a favore degli appartenenti alle forze dell’ordine o alla Difesa, associate ad un riconoscimento abbastanza “lasco” dei percorsi svolti in accademia e le proposte ritagliate su misura per le “carriere in divisa“. Le indicazioni ministeriali, ormai un tutt’uno tra quello della Difesa e dell’Istruzione che hanno portato negli ultimi dieci anni dall’obiettivo finalizzato alla diffusione della cultura della “sicurezza” a quello della “difesa” sono state amplificate alla massima potenza proprio da questi asset commercial-universitari.
Non mancano comunque le commistioni tra questa filiera e la scuola pubblica, com’è stato il caso, un paio di anni fa, in concomitanza con l’inizio della cosiddetta “operazione speciale” russa in Ucraina, con l’intervento di Alfredo Mantici ex appartenente al SISDE con un passato in Marina e un presente di consulente alle analisi geo-strategiche e militari per vari enti, tra i quali appunto, due atenei privati che nella capitale vanno per la maggiore l’Università Internazionale di Roma, dove svolge il ruolo di docente e la Link Campus University. Quest’ultima, fondata dall’ex ministro democristiano degli interni Vincenzo Scotti, dopo essersi sdoganata da un passato “opaco” durante il quale, entrando in concorrenza col sistema formativo universitario nazionale, l’Università di Malta, proprio attraverso delle triangolazioni con altre università italiane (da cui il “link”), offriva, a caro prezzo, titoli equipollenti: alla fine del primo decennio del 2000, però, questa iniziò a prendere il volo e quando Malta fece il suo ingresso nell’Unione Europea l’Università di Malta a Roma (ovvero l’attuale Link Campus), non ebbe più necessità di ricorrere a queste connessioni e uscì in grande stile allo scoperto sempre rivolgendosi ad un target socio-economico medio-alto di studenti, fino ad ottenere il riconoscimento del sistema universitario nazionale nel 2011.
Il filo rosso che lega molte di queste università private e alcune di quelle telematiche è l’incrocio tra interessi militari, studi geo-strategici in connessione con la filiera della produzione bellica che si intreccia a sua volta con gli interessi di centri di potere e agenzie di promozione, anche politica, di volta in volta indirizzati a promuovere questo o quel personaggio, come ad esempio molti esponenti del Movimento 5 Stelle nella sua fase “governativa”. Ne è un esempio Elisabetta Trenta ex ministra della difesa del governo gialloverde Salvini-Di Maio, analista sui temi della difesa e della sicurezza, capitano della riserva selezionata dell’Esercito e, appunto, fino al 2018 vice direttore del master da 12mila euro di retta in Intelligence and security (Gestire rischi e minacce nel settore pubblico che privato) della Link Campus University nel quale era affiancata dalla pentastellata Emanuela Del Re, all’epoca anche lei con incarichi di governo come sottosegretaria al MAECI.
Un altro ateneo in prima linea nel fiancheggiamento cultural-accademico alla cosiddetta cultura della Difesa è la LUISS Guido Carli più volte coinvolta nei progetti della MedOr (Leonardo SpA) di Marco Minniti in Medio Oriente e in Africa. In questo caso si può notare un’altra connessione alquanto opaca ovvero il collegamento “amicale” con ambienti più che tradizionalisti e integralisti cattolici come l’Opus Dei per la LUISS Guido Carli, fino al 1977 Università “Pro Deo” e Miles Christi per l’Università Europea di Roma, e il Campus Biomedico, introdotto in vari contesti-chiave per gli obiettivi geo-strategici italiani e NATO tra i paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo e il Medioriente sempre dalla fondazione MedOr (Leonardo SpA). LUISS, Università Europea di Roma e molte università (anche) telematiche prima fra tutte Unicusano, diretta per un po’ d’anni da un personaggio discusso come Stefano Bandecchi, (attuale sindaco di Terni) sono in prima linea per proporre curricula fortemente incentrati su di un’analisi più sul fronte strategico militare e quindi l’ultima analisi alla gestione, interpretazione dei conflitti bellici, più che sugli studi diplomatici tesi alla prevenzione reale degli stessi.
In sintesi, è l’interesse geo-strategico del Paese a prevalere e appunto la difesa di alcune risorse come ad esempio petrolio e gas ad entrare nei programmi di questi master come quello per 007 alla Link Campus dove tra i docenti figurano, tra gli altri, Aldo Gebbia, alto dirigente della Saipem ENI, Adolfo Bacci, docente all’Accademia Navale di Livorno. Alla porta accanto si studia invece sempre per 007 ma più sul versante interno, nel master in Intelligence specialist, diretto da Paolo Paoletti, 34 anni in Guardia di Finanza fino al grado di Generale di divisione e Capo di Stato Maggiore presso il comando generale di viale XXI Aprile a Roma nonché per circa 10 anni al vertice di AISI e AISE. In questo master insegnano a contratto anche Michele Pigliucci, ex direttore della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, Paola Giannetakis, membro del CDA della Leonardo SpA esperta di cyber security e tecnologie applicate all’intelligence, Giantelemaco Perticarà, ex comandante della Polizia Locale di Civitavecchia, ora incaricato della sicurezza portuale del distretto Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta.
D’altro canto, negli ultimi anni, alla rincorsa alle lauree e master in criminologia, (pur in presenza di un numero di omicidi in caduta libera da oltre 30 anni) e per futuri 007 nelle sue varie declinazioni, aziendali, informatici, nelle varie agenzie internazionali di copertura, ecc.. partecipano attivamente anche gli atenei pubblici come la Sapienza di Roma con il master in Scienze forensi (criminologia, investigazione, security intelligence) dove tra gli altri figura come docente un esperto di cyber intelligence e information security come Pasquale Bruno che insegna anche alla LUISS, ma anche in varie scuole militari oltre che al Centro alti studi della difesa di Roma.
Negli ultimi anni, in tutta Italia, sono così nati corsi in criminologia spesso associati agli studi per 007 e responsabili della cybersecurity, proprio sulla scia di un approccio sicuritario-repressivo declinato in chiave di legalitarismo vedi anche di giustizialismo. In questo quadro generale hanno giocato un ruolo fondamentale anche numerose serie TV vecchie e nuove che secondo approcci molto diversificati, hanno dipinto i militari o i poliziotti, magistrati e criminologi, ora integerrimi e inflessibili, ora impacciati e ingenuamente tolleranti, ora borderline rispetto all’osservanza delle leggi, in ogni caso sempre vincenti e risolutivi soprattutto nel difendere i “buoni” dai “cattivi”. Si possono citare “Classe di ferro” in 24 puntate con quasi 6milioni di spettatori negli anni della prima guerra del Golfo tra il 1989 al 1991 per la regia di Bruno Corbucci e il più recente “La Caserma” definita un “docureality” dove in modo molto più inquietante appunto per la pretesa di “reality” una ventina tra ragazzi e ragazze, artificiosamente divisi 50 e 50 contrariamente a come avviene in realtà, partecipano ad una selezione di stampo militare. La posta in gioco è la partecipazione ad un corso di addestramento per diventare “reclute” che, partecipando a diverse prove, mettono in piazza sogni, speranze, fragilità (per citare la scheda melensa del sito di Sorrisi & Canzoni TV) di giovani che aspirano alla vita militare per lasciare la scialba vita di operaia, commessa, pizzaiolo, ecc. ecc.. Il selezionatore è effettivamente un appartenente al mondo militare, ma quello “buono” perché per anni impegnato in diverse missioni internazionali sedicenti di pace. Il programma, per fortuna, dopo le ultime puntate della seconda serie del 2023, non è più andato in onda, forse per la fallimentare audience che ha oscillato tra il mezzo milione e il milione di spettatori: volendo essere positivi questo è un bel segnale in controtendenza rispetto alla militarizzazione anche della cultura popolare e del “senso comune”.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
