Strategia NATO: Riflessioni su Ucraina e sicurezza europea a partire dal Summit del 2014

La dichiarazione finale del vertice dei paesi NATO riunitisi in Galles 10 anni or sono andrebbe letta con attenzione, avendo anticipato le decisioni dell’Alleanza Atlantica in materia di spese militari e scenari di guerra poi puntualmente verificatisi.

Ma prima di sviscerare la risoluzione finale di quel summit, il nostro sguardo deve ricadere sugli eventi attuali, alla luce delle dichiarazioni rese dal segretario generale della NATO, Mark Rutte: «dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che l’Ucraina abbia ciò di cui ha bisogno in termini di addestramento e di equipaggiamento per prolungare la lotta e prevalere» (leggi qui).

In riferimento alla guerra in Ucraina molti sono i sostenitori della prosecuzione del conflitto attraverso i continui invii di aiuti militari occidentali, mentre a morire sono ormai ragazzi di 18-20 anni avendo Kiev abbassato l’età minima necessaria per l’arruolamento.

Per giustificare il sostegno europeo e dei democratici USA alla guerra ha preso corpo una narrazione che viene invece smentita dalla realtà, ossia che l’esercito ucraino stia resistendo ai russi, quando invece ha subito alcune sonore sconfitte affidando la reazione al lancio di missili occidentali di ultima generazione, a lunga e media gittata, sulle città russe.

 Un’eventuale, ma probabile, sconfitta militare dell’Ucraina sarebbe anche la débacle dell’Europa che in questi due anni ha inseguito follemente Biden in un conflitto che ha gettato il vecchio continente in una crisi profonda rinunciando tra l’altro alla sua stessa sicurezza energetica ed esponendosi economicamente con oltre 100 miliardi di euro in armi e munizioni a supporto di Kiev. Queste ed altre considerazioni sono riprese e sviluppate da portali specializzati come Analisi Difesa, mentre da parte nostra leggiamo un eventuale accordo come la volontà di Trump di indirizzare ogni sforzo in funzione anticinese scaricando l’onere della ricostruzione dell’Ucraina sulla Ue oltre a pretendere dalla stessa l’incremento delle spese militari.

Le prossime settimane, o mesi, ci diranno se le nostre analisi sono errate o meno. Nel frattempo torniamo a leggere il documento della NATO di 10 anni fa per  ricordare quanto proficua e utile alla comprensione della realtà sia proprio la lettura dei testi ufficiali dell’Alleanza Atlantica: NATO – Testo ufficiale: Dichiarazione del vertice del Galles emessa dai capi di Stato e di governo della NATO (2014), 05-set-2014

La NATO guardava già 10 anni fa all’Indopacifico e all’Africa come aree nevralgiche da controllare. Si parlava già all’epoca esplicitamente di difesa collettiva, gestione delle crisi e sicurezza cooperativa «rafforzando le nostre partnership con paesi e organizzazioni di tutto il mondo per costruire meglio la sicurezza insieme». E ancora: «Al fine di garantire che la nostra Alleanza sia pronta a rispondere rapidamente e con fermezza alle nuove sfide alla sicurezza, oggi abbiamo approvato il Piano d’azione per la prontezza della NATO […] La Nato risponde alle sfide poste dalla Russia e alle loro implicazioni strategiche. Risponde inoltre ai rischi e alle minacce provenienti dal nostro vicinato meridionale, dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Il Piano rafforza la difesa collettiva della NATO. Rafforza inoltre la nostra capacità di gestione delle crisi. Il Piano contribuirà ad assicurare che la NATO rimanga un’Alleanza forte, pronta, robusta e reattiva, in grado di affrontare le sfide attuali e future da qualsiasi parte esse possano sorgere. Le misure di garanzia includono una presenza continua aerea, terrestre e marittima e una significativa attività militare nella parte orientale dell’Alleanza, entrambe a rotazione. Miglioreremo significativamente la reattività della nostra Forza di risposta della NATO (NRF) sviluppando pacchetti di forze in grado di muoversi rapidamente e di rispondere a potenziali sfide e minacce. Come parte di esso, istituiremo una Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), una nuova forza congiunta alleata che sarà in grado di dispiegarsi entro pochi giorni per rispondere alle sfide che si presentano, in particolare alla periferia del territorio della NATO. Questa forza dovrebbe consistere in una componente terrestre con adeguate forze aeree, marittime e per operazioni speciali disponibili».

Si parla esplicitamente di costruire nuove basi NATO in varie parti del mondo, ovunque siano minacciati o meglio percepiti come tali gli interessi nevralgici dei paesi dell’Alleanza e si pretende dai paesi NATO l’incremento della spesa militare e la riconversione di settori dell’economia e della ricerca a fini bellici. 

Quando si parla di pianificazione strategica si intende nei fatti organizzarsi in termini militari ed economici per risposte su scala globale, adeguando la forza militare ai «contesti strategici nelle regioni che destano preoccupazione, comprese le periferie orientali e meridionali dell’Alleanza, che saranno attentamente monitorate, valutate e preparate. Faremo in modo che la NATO sia in grado di affrontare efficacemente le specifiche sfide poste dalle minacce della guerra ibrida, dove una vasta gamma di misure militari, paramilitari e civili palesi e segrete sono impiegate in un disegno altamente integrato. È essenziale che l’Alleanza possieda gli strumenti e le procedure necessarie per scoraggiare e rispondere efficacemente alle minacce della guerra ibrida, e le capacità per rafforzare le forze nazionali. Ciò includerà anche il miglioramento delle comunicazioni strategiche, lo sviluppo di scenari di esercitazione alla luce delle minacce ibride e il rafforzamento del coordinamento tra la NATO e le altre organizzazioni. Concordiamo di invertire la tendenza al calo dei bilanci della difesa, di fare l’uso più efficace dei nostri fondi e di promuovere una condivisione più equilibrata dei costi e delle responsabilità. La nostra sicurezza e la nostra difesa complessive dipendono sia da quanto spendiamo che da come le spendiamo. L’aumento degli investimenti dovrebbe essere diretto a soddisfare le nostre priorità in termini di capacità, e gli alleati devono anche mostrare la volontà politica di fornire le capacità richieste e dispiegare le forze quando sono necessarie. Un’industria della difesa forte in tutta l’Alleanza, che includa un’industria della difesa più forte in Europa e una maggiore cooperazione industriale nel settore della difesa in Europa e al di là dell’Atlantico, rimane essenziale per fornire le capacità richieste. Gli sforzi della NATO e dell’UE per rafforzare le capacità di difesa sono complementari. Tenendo conto degli impegni attuali, ci orientiamo alle seguenti considerazioni:

-Gli alleati che attualmente rispettano le linee guida della NATO di spendere almeno il 2% del loro Prodotto Interno Lordo (PIL) per la difesa cercheranno di continuare a farlo. Allo stesso modo, gli alleati che spendono più del 20% dei loro bilanci per la difesa in importanti equipaggiamenti, compresa la relativa Ricerca e Sviluppo, continueranno a farlo.

-Gli alleati la cui attuale percentuale del PIL speso per la difesa è inferiore a questo livello:

  • arrestare qualsiasi calo della spesa per la difesa;
    • mirare ad aumentare la spesa per la difesa in termini reali con l’aumento del PIL;
    • mirano a progredire verso l’orientamento del 2% entro un decennio al fine di raggiungere gli obiettivi di capacità della NATO e colmare le carenze di capacità della NATO.

-Gli alleati che attualmente spendono meno del 20% della loro spesa annuale per la difesa in nuovi importanti equipaggiamenti, compresa la relativa Ricerca e Sviluppo, punteranno, entro un decennio, ad aumentare i loro investimenti annuali al 20% o più delle spese totali per la difesa.

-Tutti gli alleati:

  • garantire che le loro forze terrestri, aeree e marittime soddisfino le linee guida concordate dalla NATO per la dispiegabilità e la sostenibilità e altri parametri di produzione concordati;
    • garantire che le loro forze armate possano operare insieme in modo efficace, anche attraverso l’attuazione delle norme e delle dottrine concordate della NATO.

Gli alleati esamineranno annualmente i progressi nazionali. La questione sarà discussa nelle future riunioni ministeriali della Difesa e riesaminata dai Capi di Stato e di governo nei futuri vertici”.

Già nel 2014 la Nato si preparava alla guerra in Ucraina, basta leggere con attenzione : “condanniamo con la massima fermezza l’escalation e l’illegale intervento militare della Russia in Ucraina e chiediamo che la Russia fermi e ritiri le sue forze dall’interno dell’Ucraina e lungo il confine ucraino. Questa violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina costituisce una grave violazione del diritto internazionale e una grave sfida per la sicurezza euro-atlantica. Non riconosciamo e non riconosceremo l'”annessione” illegale e illegittima della Crimea da parte della Russia. Chiediamo che la Russia rispetti il diritto internazionale e i suoi obblighi e responsabilità internazionali; porre fine alla sua occupazione illegittima della Crimea; astenersi da azioni aggressive contro l’Ucraina; ritirare le sue truppe; fermare il flusso di armi, attrezzature, persone e denaro attraverso il confine verso i separatisti; e smettere di fomentare tensioni lungo e oltre il confine ucraino. La Russia deve usare la sua influenza sui separatisti per allentare la tensione e adottare misure concrete per consentire una soluzione politica e diplomatica che rispetti la sovranità, l’integrità territoriale e i confini riconosciuti a livello internazionale dell’Ucraina. Siamo anche preoccupati per il modello di disprezzo della Russia per il diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite; il suo comportamento nei confronti della Georgia e della Repubblica di Moldova; la violazione delle disposizioni e degli impegni fondamentali europei in materia di sicurezza, compresi quelli dell’Atto finale di Helsinki; la sua non attuazione di lunga data del Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE); e il suo uso di strumenti militari e di altro tipo per costringere i vicini. Ciò minaccia l’ordine internazionale basato sulle regole e sfida la sicurezza euro-atlantica. Inoltre, questi sviluppi possono potenzialmente avere effetti a lungo termine sulla stabilità nella regione del Mar Nero, che rimane una componente importante della sicurezza euro-atlantica. Le attuali azioni della Russia sono contrarie ai principi su cui sono stati costruiti i meccanismi di rafforzamento della fiducia nel Mar Nero. Continueremo a sostenere, se del caso, gli sforzi regionali degli Stati costieri del Mar Nero volti a garantire la sicurezza e la stabilità.

Un’Ucraina indipendente, sovrana e stabile, fermamente impegnata per la democrazia e lo Stato di diritto, è la chiave per la sicurezza euro-atlantica. In un momento in cui la sicurezza dell’Ucraina è compromessa, l’Alleanza continua il suo pieno sostegno alla sovranità, all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti.

L’Ucraina è un partner distintivo e di lunga data dell’Alleanza. Durante il nostro incontro qui in Galles, abbiamo incontrato il presidente Poroshenko e abbiamo rilasciato una dichiarazione congiunta. Apprezziamo molto i contributi passati e presenti dell’Ucraina a tutte le attuali operazioni alleate, nonché alla Forza di risposta della NATO».

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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