Apprendiamo che l’Istituto Superiore “R.del Rosso-G.da Verrazzano” di Porto Santo Stefano ha organizzato una serie di incontri con le forze dell’ordine nell’ambito di un progetto su legalità, bullismo e cyberbullismo, ma anche su tematiche quali lo stalking e il femminicidio.
Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto ormai la scuola si stia orientando verso una deriva che con l’educazione ha poco a che vedere, cioè quella di spalancare le porte ad una militarizzazione che mortifica la finalità della scuola.
Atteggiamento offensivo nei confronti degli insegnanti che dovrebbero avere gli strumenti per affrontare in classe qualsiasi argomento in una prospettiva educativa che coltivi la formazione del pensiero critico che nasce dal confronto delle idee: questo pluralismo all’interno della scuola è una sorta di palestra per una società democratica.
Ed è anche un atteggiamento offensivo nei confronti dei ragazzi che si limitano ad essere fruitori passivi di un indottrinamento frontale calato dall’alto.
Perché la scuola deve abdicare alla sua funzione? In nome di chi o di che cosa i militari si debbano sostituire nelle pratiche educative? Se proprio si desidera chiamare esperti esterni, per esempio, per parlare di femminicidio non sarebbe meglio una esperta del Centro antiviolenza?
Come sempre succede la scuola è lo specchio della trasformazione della società che, in questo caso, sta registrando un restringimento e una mortificazione della libertà di pensiero.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto
