Rilanciamo un breve video da Antimafia Duemila in cui il giornalista Sigfrido Ranucci analizza due articoli della Risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2025 sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0058_IT.html).
In particolare, due articoli destano la preoccupazione del giornalista e la nostra poiché chiariscono in maniera inequivocabile la spinta verso la militarizzazione di ogni spazio della vita civile e la preparazione di una guerra totale: l’Art. 164. sottolinea che è necessaria una comprensione più ampia, tra i cittadini dell’UE, delle minacce e dei rischi per la sicurezza in Europa al fine di sviluppare una comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni e di creare una nozione globale di difesa europea; sottolinea altresì che garantire un sostegno da parte delle istituzioni democratiche e dei cittadini è essenziale per sviluppare una difesa dell’UE efficace e coerente a lungo termine; invita l’UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione in particolare per i giovani, e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate, preparare alle sfide, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio pubblico del settore della difesa; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare tali programmi nel quadro dello scudo europeo per la democrazia, seguendo il modello di programmi nazionali come l’iniziativa svedese di emergenza civile.
L’Art. 167, invece, sottolinea che le politiche di difesa dell’UE dovrebbero riflettere i principi dell’uguaglianza di genere e della diversità, promuovendo ambienti militari inclusivi che riflettano i valori e la diversità della società europea, garantendo nel contempo che tutti i membri delle forze armate europee, indipendentemente dal genere o dal contesto, abbiano pari opportunità e pari accesso e sostegno; ribadisce l’importante ruolo dei giovani e delle organizzazioni giovanili nel mantenimento e nella promozione della pace e della sicurezza, e invita il SEAE a impegnarsi a integrare più sistematicamente i giovani nella sua agenda in materia di giovani, pace e sicurezza; chiede, inoltre, di mettere a punto programmi destinati ai formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili.
Se il pessimo video di illustrazione del kit di sopravvivenza (https://youtu.be/zHb1UGhr9b4?si=AH_kkotndflrzUPt) da parte della commissaria europea all’uguaglianza e alla gestione delle crisi Hadja Lahbib aveva già suscitato reazioni di sdegno per la maniera in cui venivano affrontate le possibili conseguenze di un conflitto globale, simili reazioni scaturiscono dalla lettura della risoluzione che esplicita quello che sarà il ruolo funzionale della scuola in vista di una crisi di cui già la folle corsa dal riarmo fornisce una netta anticipazione.
La strategia è sempre la solita: creare un clima di allarme, spingere i cittadini e le cittadine ad accettare e allinearsi in una percezione di minaccia incombente sull’Europa. Bisogna creare un humus intriso di paure e preoccupazioni affinché i cittadini e le cittadine da una parte possano accettare senza particolari difficoltà le indecenti proposte di spesa militare (800 miliardi di euro), e dall’altra possano essere facilmente “responsabilizzat3″ (leggi: manipolat3) ad esercitare un “controllo e scrutinio pubblico e democratico del settore della difesa“.
Penetrare in tutti i gangli della società civile e normalizzare la guerra, questo in poche parole l’obiettivo finale.
In questa prospettiva alla scuola, come denuncia da anni l‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, viene assegnato un ruolo determinante come strumento di “preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza“. L’articolo 167 in particolare apre uno squarcio preoccupante a favore delle attività di orientamento con le forze armate o di polizia. I giovani e le giovani sono i bersagli dichiarati di una politica di reclutamento sempre più aggressiva e invasiva ma una forma di reclutamento attende anche il corpo docente per il quale sono previsti “programmi di formazione e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili”.
Crediamo che il colmo sia stato raggiunto da tempo, e per questo motivo invitiamo ancora una volta l’intera cittadinanza, genitori e genitrici, studenti e studentesse e personale scolastico tutto a partecipare alla lotta di resistenza che l’Osservatorio sta conducendo da anni.
Invitiamo a segnalare episodi di militarizzazione nelle nostre aule all’indirizzo mail osservatorionomili@gmail.com, a visitare il nostro sito (https://osservatorionomilscuola.com/) e a mettere in pratica le strategie di opposizione contenute nel nostro prezioso vademecum (https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/25/elenco-mozioni-editabili-del-vademecum-contro-la-militarizzazione-delle-scuole/) e nella richiesta di esonero dalle attività che prevedono la presenza di corpi militari nella scuola (https://osservatorionomilscuola.com/2025/02/20/richiesta-esonero-attivita-scolastiche-partecipazione-forze-armate/).
Esortiamo infine il mondo dell’informazione a rendere note le nostre attività a livello locale e nazionale contribuendo così al nostro tentativo, che speriamo diventi presto il tentativo di tutt3, di sottrarre le nuove generazioni a un futuro di morte e distruzione.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
