Comunicato Cobas aprile 2026: ispettori all’Istituto Mattei. La montagna ha partorito un topolino

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università condividiamo il Comunicato Cobas Scuola di Bologna sulle vicende dell’Istituto Mattei.

Che fine ha fatto l’ispezione voluta dal Ministro Valditara nella scuola di San Lazzaro in cui alcune classi avevano  partecipato al webinar con Francesca Albanese

A dicembre, su segnalazione  di un genitore, isolato, si erano subito attivati esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega chiedendo un intervento del Ministro affinché fossero accertate le  responsabilità di chi aveva consentito che la propaganda politica entrasse nelle scuole e fossero presi provvedimenti esemplari. I toni della canea mediatica, sulla scia di quanto avvenuto anche in alcune scuole toscane, si sono subito alzati ed è stata avviata l’ispezione.

Poche settimane prima il Ministro Valditara aveva diramato la nota dove richiamava le scuole a non consentire iniziative in cui non fosse garantita la pluralità dei punti di vista su questioni di interesse politico-sociale, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la propaganda politica nelle scuole e il malcelato intento di sottoporre a censura le iniziative sulla Palestina.

Oggi possiamo affermare che l’ispezione ordinata dall’Ufficio Scolastico Regionale si è rivelata un buco nell’acqua: non è stato trovato nessun elemento di rilievo che consentisse di contestare i contenuti del webinar e l’attività didattica svolta. Nessuna pistola fumante, ma solo la constatazione che la relatrice ONU ha presentato alcuni contenuti del suo libro Quando il mondo dorme, perfettamente integrati con la programmazione didattica ed educativa: origine, composizione e funzioni dell’ONU; l’infanzia a Gaza. 

Insomma dopo tutti i clamori suscitati dal caso, in un clima di caccia alle streghe, l’ispezione non ha portato né ad evidenziare contenuti inappropriati, né l’inadempienza al dettato delle circolari ministeriali, né la violazione di un presunto diritto all’informazione preventiva delle  famiglie: il webinar era del tutto coerente con la programmazione di educazione civica della scuola e con la programmazione disciplinare della docente coinvolta.

A conti fatti l’ispezione quindi legittima pienamente l’importante iniziativa di Docenti per Gaza che, come in altre occasioni, ha consentito di ampliare lo sguardo sulla contemporaneità e su Gaza in particolare. Il tentativo di arrivare a una vera e propria “criminalizzazione” di chi intende approfondire la storia dello stato di Israele, dell’occupazione coloniale, del sistema di apartheid e del genocidio è fallito.

Allo stesso modo il tentativo grottesco di negare la cittadinanza nelle scuole addirittura a una relatrice speciale dell’ONU sui temi di specifica competenza ha seguito la stessa sorte. Ciò rappresenta un segnale importante e rassicurante  per chi lavora a scuola. Da qui ripartiamo con la consapevolezza che si può e si deve parlare della contemporaneità, che il pluralismo e la libertà sono il cuore dell’ insegnamento e insieme l’antidoto alla propaganda e alla censura, che sono sempre state e rimangono  le pratiche di chi detiene il potere politico e non certo di singoli docenti. 

Caduta la possibilità di procedere sulla sostanza dell’accusa, si è voluto tenere in vita la possibilità di aprire comunque una contestazione alla docente in merito alle irregolarità formali riscontrate dall’ispezione. La responsabilità della valutazione di questi elementi viene così scaricata al Dirigente scolastico poiché ritenuti troppo lievi per giustificare l’azione disciplinare dall’USR. Il Dirigente, che ha facoltà di irrogare solo le sanzioni meno gravi, ha deciso a questo punto di  produrre una contestazione di addebito alla docente sulle presunte irregolarità burocratico-procedurali segnalate nel verbale di ispezione e trasmesse dall’USR, consistenti nel fatto di non avere preventivamente informato la dirigenza stessa e il Consiglio di classe. 

Sono passati nel frattempo quasi quattro mesi, ben oltre i 30 giorni previsti dalle norme che regolano i procedimenti disciplinari. Il Dirigente scolastico, che a sua volta inevitabilmente è stato oggetto dell’accertamento ispettivo istituito dall’USR sui fatti accaduti, dovrà presumibilmente rendere conto allo stesso ufficio riguardo all’esito del procedimento. Ora cosa è possibile attendersi?

Sappiamo che a settembre, già solo al semplice invito alla prudenza espresso da esponenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale, la quasi totalità dei dirigenti scolastici bolognesi si è allineata alle richieste impedendo la votazione nei Collegi dei docenti di un documento promosso dalla rete dei docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina. Non abbiamo motivi per credere che in questa circostanza possa accadere qualcosa di diverso, anche se saremmo felici di sbagliarci. 

Sull’accusa di non avere informato il dirigente scolastico riguardo all’attività programmata nelle proprie ore di lezione è doveroso ricordare che questo avviene quotidianamente in tutte le scuole ed è avvenuto anche per le centinaia di docenti che si sono collegati durante le proprie ore di lezione ai webinar di docenti per Gaza: si chiama libertà di insegnamento. Il fatto che l’attività fosse un webinar  e che per questo fosse assimilabile a un contratto con un esperto esterno necessitante l’autorizzazione del Dirigente come sembrerebbe risultare dal parere degli ispettori, appare una interpretazione capziosa e pretestuosa, in ogni caso dissonante con l’utilizzo ordinario degli strumenti informatici e dei collegamenti al web che sono stati massicciamente introdotti  nelle scuole senza che venisse mai emanato alcun regolamento inerente il loro utilizzo. 

Sarebbero davvero infiniti i presunti “contratti” stipulati illegittimamente dai docenti con testate giornalistiche, Raiplay, musei, istituzioni e associazioni varie, anche nella forma assimilabile al webinar. Tutte e tutti noi sappiamo, docenti e dirigenti, chenulla di tutto ciò sarebbe successo se il webinar non fosse stato con Francesca Albanese e sul tema della Palestina. Qui a essere in gioco non sono certo i vizi procedurali e si tratta di riconoscerlo almeno per onestà intellettuale.

Cosa avrebbe fatto il dirigente di fronte a tale eventuale comunicazione/richiesta preventiva? Sappiamo che in alcune scuole la dirigenza non ha  autorizzato la partecipazione al webinar di Albanese così come sappiamo che, in un’altra scuola bolognese, è stato impedito a diverse classi di partecipare all’incontro con due ragazzi israeliani obiettori di coscienza a causa di un atto unilaterale del dirigente. Il clima di paura si è diffuso a tal punto da rendere i dirigenti scolastici più realisti del re e a conformare i propri atti amministrativi alla più grigia obbedienza, fosse anche solo per autotutela, discostandosi profondamente dalle istanze formative espresse dal corpo docente.  

L’archiviazione del procedimento, cioè di quanto si vuole fare rimanere in piedi dopo un accertamento ispettivo sostanzialmente fallito nei suoi intenti, sarebbe un segnale in questo senso, una vittoria per chi lavora nella scuola e una boccata di aria fresca.

Comunque, a prescindere da come termini la vicenda, noi daremo sempre sostegno a chi diventa il bersaglio di turno delle pratiche disciplinari a sfondo ideologico e intimidatorio, qualsiasi sia il livello a cui avvengono, così come continueremo a praticare e a sostenere l’unica vera autonomia di cui la scuola ha davvero bisogno, quella dall’ingerenza dei politici di professione e delle famiglie, quell’autonomia, sancita dalla costituzione, che si chiama libertà di insegnamento.


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