Comitato Lavoratori Scuola Siena preoccupati per dilagare Ginnastica Dinamica Militare

Da alcuni mesi a questa parte nelle reti televisive, soprattutto Mediaset, stanno trasmettendo la pubblicità di centri sparsi in tutta Italia di Ginnastica Dinamica Militare (GDMI). Il fondatore è Matteo Sainaghi, fisioterapista, che nel 2014 ha depositato il marchio della società e, con il supporto del dottor Mario Tagliaferro, specializzato in ortopedia e medicina dello sport, ha creato un sistema di allenamento ispirato alla concezione della ginnastica come preparazione militare.

Si legge infatti dal loro sito: «Spirito e corpo delle dinamiche di appartenenza militare in quanto le esercitazioni proposte vengono date in forma di comando, un metodo atto a forzare con la dovuta aggressività le barriere resistenti psico-culturali che sono alla base dei processi di adattamento alla sedentarietà e alla disapplicazione fisico sportiva».

Gli allenamenti si svolgono in ampi spazi, accolgono gruppi numerosi e sono caratterizzati da esercizi a corpo libero ad alta intensità e comandi urlati come ordini militari. A conclusione di ogni sessione, gli atleti vengono allietati dall’inno nazionale.

La rete della GDMI, come si legge sul sito, sta riscontrando successo: conta 360 centri diffusi in tutta Italia e 37 mila iscritti. Se il richiamo a concezioni retrò della ginnastica – per non dire palesemente affini agli ambienti fascisti – aveva già fatto sorgere perplessità, quando questi corsi GDMI sono entrati all’interno delle scuole sono scoppiate le tensioni maggiori.

Come giustamente denunciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, la tendenza alla cultura della guerra sta entrando in maniera evidente all’interno delle nostre scuole e la ginnastica dinamica militare supporta questo preoccupante trend. Non è un caso che, sebbene suddetta società non abbia palesato tendenze politiche, sia de facto applaudita dall’area di destra e centrodestra (solo per citare un esempio, nelle Marche governate da Francesco Acquarole, FdI, la GDMI ha siglato con la Regione un patto per contribuire alla diffusione dell’attività fisica nelle scuole e nelle palestre).

La Toscana, invece, ha mostrato la via affinché quanto successo nelle Marche non accada altrove: il Comitato 25 Aprile e Priorità alla Scuola di Prato hanno contestato duramente il corso interno di GDMI nella scuola secondaria di primo grado “Pier Cironi”. A Pisa la lista civica Una città in comune ha fatto lo stesso contro un evento di GDMI organizzato nell’Istituto comprensivo “Fucini”. A Firenze è stata addirittura chiesta un’interrogazione delle liste civiche di sinistra al sindaco Dario Nardella per la presunta ideologizzazione dell’addestramento ginnico-militare in seguito ad un evento di GDMI che ha coinvolto gli impianti di “Sassetti-Peruzzi”, “Vittorino Da Feltre” e “Palarcobaleno”.

Il Comitato dei lavoratori della scuola di Siena si schiera a sostegno delle proteste e delle denunce contro la diffusione della GDMI ed evidenzia che con frequenza preoccupante, e sempre crescente, l’esercito entra nelle scuole per proporre attività legate a tematiche di vario genere che vanno dalla solidarietà ai PCTO, passando anche attraverso semplici uscite didattiche alle caserme.

La cultura militare si fonda su principi che non hanno nulla a che spartire con la Scuola, che invece costruisce e agisce ispirata dai principi costituzionali della pace, della collaborazione e dell’accoglienza.

È ormai noto che ciò a cui si sta assistendo è il frutto di accordi interministeriali che si prefiggono di creare un bacino di interesse (e quindi di futuri arruolati) già a partire dalla scuola dell’infanzia. La cultura della guerra entra a Scuola con precisi intenti politici ed economici che vanno smascherati e denunciati, a tutela dei bambini e dei ragazzi e della cultura della Pace.

Comitato dei Lavoratori della scuola di Siena

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