Sopensione dei sussidi all’agenzia UNRWA: passo avanti verso il genocidio palestinese?

Chi nega i diritti umani non potrà essere annoverato tra i Giusti e i tra i difensori dei diritti civili e della democrazia. Un concetto semplice e fin troppo banale, ma utile a confutare quei luoghi comuni mediatici che descrivono Israele come la patria della libertà, della democrazia, la sede ideale dove vivere per le comunità gender e gay, un modello di democrazia da contrapporre alle teocrazie del Medio Oriente. All’indomani della decisione della Corte dell’Aja di accogliere le istanze del Sudafrica aprendo una inchiesta sugli atti di genocidio commessi da Israele a Gaza, puntuale è stata la privazione dei fondi all’agenzia UNRWA, (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente, United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), adducendo la motivazione che alcuni dipendenti della agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi sarebbero coinvolti negli attacchi del 7 Ottobre.

Immediatamente i finanziamenti sono stati sospesi da alcuni paesi NATO (USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, Finlandia, Olanda e ovviamente anche l’ Italia). Il Dipartimento di Stato americano si è detto “estremamente turbato” dalle accuse israeliane, e per questo senza remore ha sospeso “temporaneamente sospeso ulteriori finanziamenti all’UNRWA”.

L’agenzia UNRWA è stata fondata nel 1949 per “fornire assistenza e protezione ai rifugiati palestinesi, in attesa di una soluzione giusta e duratura per la loro difficile condizione”. Dalla Nakba del 1948 ad oggi i rifugiati palestinesi sono aumentati fino a raggiungere milioni di uomini e donne. A scanso di equivoci non è la prima volta che gli Stati Uniti sospendono i finanziamenti all’agenzia delle Nazioni Unite, era accaduto nel 2018 sotto l’amministrazione Trump e solo tre anni dopo, nell’aprile 2021, sono ripresi i finanziamenti.

Siamo davanti a una ritorsione vera e propria, basti pensare che le dichiarazioni, rilasciate dal Commissario Generale dell’UNRWA sono state incluse come prove contro Israele per aver “causato lo sfollamento di massa di una popolazione che è in uno stato continuo di instabilità”.

L’UNRWA infatti scrive: «La situazione dei bambini a Gaza è particolarmente straziante, un’intera generazione di bambini è traumatizzata e serviranno anni per guarire» e riporta i dati forniti dal Ministero della Sanità di Gaza, 26.083 palestinesi uccisi, e 64.487 feriti nel genocidio in corso a Gaza dal 7 ottobre. 

Interrompere i finanziamenti a UNRWA è una scelta deliberata, giustificata dalla presunta presenza di uomini di Hamas tra i dipendenti dell’Agenzia.

Sarebbe come se davanti a un presunto reato, da dimostrare in sede giudiziaria, commesso da un dipendente di qualche associazione, si sospendesse l’attività della associazione stessa. Stesso discorso potremmo fare per qualche dipendente delle agenzie delle Entrate o di un Ente locale accusato di corruzione, sarebbe logico e lecito sospendere i pagamenti degli stipendi a tutto il personale?

Esempi paradossali, anche se il paradosso caratterizza l’intera vicenda e la decisione dei paesi filo israeliani appare un atto ritorsivo e di pericolosa intromissione per delegittimare prima e guidare poi l’operato della commissione di inchiesta.

Qualora fosse dimostrato il coinvolgimento di qualche dipendente, perchè privare di fondi l’intera Agenzia? La risposta è semplice: l’UNRWA è una spina nel fianco di Israele e un oggettivo ostacolo alla soluzione finale contro il Popolo Palestinese.

Un perfetto tempismo  all’insegna della ritorsione contro la Corte dell’Aja che intima a Israele di “prevenire il genocidio” ed assicurare aiuti e assistenza alla popolazione di Gaza. Una risposta chirurgica al pari dei bombardamenti condotti con il ricorso alla Intelligenza artificiale atta a depotenziare la sola  organizzazione umanitaria, l’UNRWA, in grado di distribuire aiuti a Gaza dopo mesi di fondi tagliati di una campagna mediatica contro la presenza di giornalisti e osservatori nei territori palestinesi.

Su UNRWA si sono abbattuti tagli di risorse nonostante il milione e mezzo di persone da assistere, oltre 25 mila morti, oltre 60 mila feriti, 10 mila bambini morti, ospedali al collasso privati di energia e di rifornimenti sanitari; 16 anni di blocco militare, 56 anni di legge marziale, 5 guerre silenziose antecedenti al 7 ottobre  con quasi 6 mila morti, l’arresto arbitrario e la detenzione con il fermo amministrativo di migliaia di palestinesi molti dei quali minorenni.

Un atto ulteriore che conferma la deliberata volontà occidentale di coprire il genocidio a Gaza trasformando uno strumento dell’ONU in una organizzazione fiancheggiatrice del terrorismo. Questa è la democrazia occidentale in barba ad ogni regola e diritto internazionale, che oggi viene liquidato come ostacolo alla soluzione finale di Israele contro il popolo palestinese.

Federico Giusti – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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