Firenze, Pisa e Bologna e tante altre città attraversate da grandi cortei contro il genocidio palestinese e la repressione poliziesca, piazze con giovani e anziani, studenti, studentesse e lavoratori, precari, insegnanti e disoccupati senza distinzione anagrafiche. Nelle piazze incontriamo, dopo anni, figli e genitori, perfino i nonni, questa è la vera e rilevante novità degli ultimi giorni.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa era in piazza insieme agli studenti e alle studentesse, alle realtà sindacali, sociali e politiche, ai docenti e ai genitori che da giorni manifestano compatti dopo le violenze al corteo del 23 febbraio.
Il nostro contributo è quello di una realtà che da quasi due anni costruisce nelle scuole e nel corpo sociale iniziative, campagne e informazioni contro la deriva militarista nel nostro paese, la presenza di militari nelle scuole e nelle università, contro Fondazioni legate ad imprese di armi che si ergono a mecenati nel mondo dell’istruzione con il sostegno attivo delle istituzioni e del Governo.
Pensiamo che queste manifestazioni siano uno straordinario vento di novità in un panorama politico asfittico, un protagonismo dal basso che vede protagonisti gli studenti per anni dipinti in termini caricaturali, attaccati ai loro smartphone, chiusi in un mondo non comunicante con la realtà.
Questi giorni ci dicono l’esatto contrario di quanto diffuso dai luoghi comuni sui giovani che tornano invece attivi e protagonisti, trainando i loro padri, uno straordinario protagonismo dal basso attorno alla solidarietà del popolo palestinese e contro una destra sionista, atlantica alla quale non resta che riproporre i vecchi stereotipi repressivi, ordine e disciplina, cieca obbedienza al Governo e alle sue politiche di guerra e la sempre viva e acritica solidarietà alle forze dell’ordine anche quando il loro operato è a dir poco discutibile.
Occorre pazienza, ascolto e attenzione, una strategia comunicativa semplice e diretta che rimetta insieme le istanze culturali, politiche esociali, dentro una critica complessiva verso l’operato dei Governi, per un mondo dell’istruzione nel quale non la facciano da padroni militari e militaristi, assertori di un ordine pubblico che calpesta la libertà di manifestare e di espressione connivente con le guerre e il genocidio del popolo palestinese.
Sabato 2 marzo sono stati gli studenti e le studentesse a dare lezione a tutti noi, una lezione di attivismo, democrazia e partecipazione. Alla faccia di chi come il Deputato Ziello aveva cercato nei giorni precedenti di scaricare la colpa della mala gestione della piazza sull’intero sistema educativo e di chi come la Prefetta di Pisa che, invece di preoccuparsi delle responsabilità del questore e dei singoli agenti di polizia, pensa come primo rimedio a portare le divise nelle scuole.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Pisa
