A Trieste l’8 marzo nelle scuole con donne militari: l’immaginario bellicista per la guerra

Il singolo caso che citerò in questo articolo vale per decine di migliaia di eventi simili organizzati l’8 marzo, per le scuole in Italia. Lo premetto perché come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci stiamo concentrando sulla tendenza a invitare poco, nelle scuole, gli esempi virtuosi professionali presenti nella società civile e troppo, invece, le figure in divisa collegate all’ordine pubblico e alle FFAA.

Per l’8 marzo il Comune di Trieste ha invitato alcune scolaresche nella Sala “Luttazzi” per parlare di stereotipi di genere. La direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste e la psicologa professionista, invitate, avranno introdotto alla complessità del fenomeno delle discriminazioni nei contesti sociali e sul posto di lavoro, e si sarà parlato anche di sport femminile (qui la notizia).

Ma perché le testimonial di “professioni e lavori che fino a pochi anni fa erano prerogativa maschile” sono state scelte tra la polizia municipale e l’Esercito Italiano?

Perché non una farmacista, una matematica, una sindaca, una chirurga, una critica e mercante d’arte?

E perché collegare il lavoro al valore del prestigio?

Chi si interessa della prospettiva di genere sa che ci sono discriminazioni sul posto di lavoro anche a livelli più bassi, quelli della produzione, delle catene di montaggio, del commercio al dettaglio, dell’artigianato, del lavoro agricolo. Perché solitamente nelle celebrazioni dell’8 marzo gli Enti ufficiali non mettono in luce queste categorie del lavoro femminile?

In Italia e in Europa è il momento di rispondere alle sfide globali intraprendendo una tendenza nonviolenta, contraria a quella militare.

A noi attivi nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sembra strano che i rappresentanti istituzionali e gli operatori della formazione non riescano a cogliere la portata di questo momento: «Se vuoi la pace, non preparare la guerra nell’immaginario, e non finanziarla».
Per non lasciare ai margini le donne di domani è questo il momento per indirizzare loro e i futuri uomini verso competenze e professioni che assicurino un reale benessere, non solo economico, ma psicologico, propositivo verso gli altri e il futuro.

L’8 marzo rappresenta l’occasione annuale per riflettere sui progressi compiuti nell’emancipazione femminile e sulle criticità attuali che la ostacolano. Non solo il Comune di Trieste, che sicuramente ha messo cuore e impegno per questa giornata. Questo articolo l’ho scritto pensando ai piccoli e grandi centri cittadini di tutta Italia, che l’8 marzo hanno proposto una immagine di successo professionale femminile copiata sui vecchi modelli di successo maschile, alle nuove generazioni.

Maria Pastore – Osservatorio conto la militarizzazione delle scuole e delle università

Rispondi