Alla Race for the cure 2024 l’Esercito Italiano fa warwashing con testimonial Cucinotta

Anche alla Race for the Cure 2024, iniziativa sportiva proposta diffusamente dalle circolari di molte scuole, soprattutto laziali spesso con proprie squadre costituite ad hoc, si fa avanti la politica delle varie forze armate, in questo caso l’Esercito, nel mettere il proprio “cappello” su iniziative benefiche. L’intento è sempre quello: presentarsi “in prima linea” in veste di difensore contro varie minacce dal cielo, da terra o dall’infinitamente piccolo come virus e batteri che causano malattie, o nello specifico anche da cellule impazzite.

La veste comunicativa che prevede anche il coinvolgimento di alcuni testimonial, come ad esempio Maria Grazia Cucinotta, è abbastanza complessa perché il filo conduttore logico che giustificherebbe la loro presenza, in alcuni casi è molto soft, limitandosi a dire che le forze armate sono accanto a chi soffre oppure a chi lotta contro i tumori o altri malanni o sventure dell’umanità. Quindi compare sempre come entità solidale amichevole ed empatica, mettendo fuori fuoco nelle foto ricordo i fucili mitragliatori a tracolla o le pistole nella fondina e tutto l’armamentario bellico alle loro spalle, sotto gli stand e i gazebo.

Tra queste iniziative la Race for the cure 2024 nel weekend del 12 maggio a Roma, con raduno al Circo Massimo nata 25 anni fa per ricordare l’importanza della prevenzione nella lotta contro i tumori al seno: la tenente colonnello Giulia Cornacchione nel 2022, al motto di “Una acies“, ovvero “una schiera”, frase che unisce patriotticamente tutti gli allievi ma anche gli ex-allievi della storica Accademia Militare di Modena, ebbe l’idea di costituire una squadra.

I numeri delle runner, dal 2022, sono in costante aumento e a mano a mano che aumentano i numeri, da 800 fino a 2mila, dello scorso anno, ai 3mila previsti quest’anno, aumenta anche il livello di strumentalizzazione: “L’obiettivo – si legge sul sito – è dimostrare che l’Esercito, la Difesa e tutti i sostenitori delle Forze Armate sono numericamente tanti e in grado di conquistare il primo posto nella classifica generale” .

Oltre ad inserire uno spirito competitivo in una gara podistica che dovrebbe essere gioiosamente finalizzata alla raccolta fondi, proseguendo così quel clima bellicistico che si impose, con le sue tipiche parole d’ordine, durante la pandemia da Covid, l’Esercito si pone in prima linea anche nella raccolta fondi con ben 30mila euro l’anno scorso, facendo così dimenticare tutte le spese inutili per gli armamenti che paradossalmente invece provocano sicuramente morte. Ma il warwashing non finisce qui perché, sempre dal sito, si ricorda che l’Esercito, (…) “promuove la salute delle donne per l’avvio di nuovi progetti nella lotta ai tumori al seno (…) per confermare la vicinanza ai temi del benessere psico-fisico e della prevenzione, peculiari e prioritari per la propria organizzazione“.

All’iniziativa “Una acies“, alla Race for the Cure, aderisce anche l’Associazione Nazionale Alpini che in quanto a “cappelli” messi su iniziative benefiche forse batte tutti: le uova di Pasqua, le colombe pasquali, le gardenie, il caffè, ecc. sono utilizzati per le più svariate raccolte fondi, dalla distrofia muscolare, alla sclerosi multipla, ai tumori pediatrici.

Potendo contare sulla buona fede di tantissimi volontari ex-militari sparsi su tutto il territorio nazionale e la collaborazione sul campo dei militari effettivi che con le tasse dei contribuenti italiani mettono a disposizione mezzi e uomini/donne per queste operazioni di war-washing, il Ministero della Difesa, di fatto, attua un’operazione culturale in grande stile che ogni anno si affina sempre di più.

Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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