Nelle parole di questo docente, con il quale l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è entrato in contatto, ritroviamo il sentimento di tantissimi e tantissime docenti che lavorano nella scuola pubblica e che, con incredulità e tormento la vedono strumentalizzata nella negazione del suo scopo primario, quello di formare al pensiero critico, alla vita. La scuola serve per dare respiro alle intelligenze, all’unicità di ciascuno, alla creatività, attraverso lo studio e la fiducia negli altri e nel domani. Promuovere un ambiente di lavoro in cui possono esprimersi liberamente anche le critiche è essenziale per il benessere individuale e collettivo.
«Non voglio scrivere direttamente quello che vorrei, visto che nel mondo della scuola stanno volando richiami disciplinari per violazione del codice etico dei docenti dipendenti pubblici (impugnando gli articoli 10 e 11, quelli – per intenderci – sul “decoro”, la rispettabilità dell’amministrazione di appartenenza, l’astensione da interventi e commenti che nuocciono al prestigio della scuola) da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), che io amichevolmente chiamo MIMMO, alla minima sollevazione di critiche.
Mi limiterò a dire che negli ultimi 6 mesi di scuola ho perso 12 ore di lezione per eventi e iniziative di: Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato. Giornate in cui intere classi sono state sottratte alla didattica curriculare per assistere a lezioni dei vari corpi di polizia. Queste ore di confronto con le sopracitate istituzioni della Difesa e della gestione dell’ordine interno, hanno portato gli studenti e studentesse a conoscere dei Top Gun (sic), dei Commando, dei Detectives, come modelli di autorità assoluta, da celebrare con applausi e giubili.
In generale, durante queste ore vengono illustrate le possibilità formative e di realizzazione personale nelle varie componenti dell’arma e delle forze di polizia. Nell’istituto dove insegno ho scampato l’attività della Marina Militare, anche se sono noti tentativi, anche da parte di questa istituzione, di entrare nelle scuole per attività di orientamento degli studenti e delle studentesse. Quando le forze armate non riescono a trovare spazi diretti nelle scuole, tramite presidenza o consigli d’istituto, ci arrivano attraverso le consulte degli studenti, i sindacati, le amministrazioni comunali. Attenzione: questa cosa non riguarda solo il mio istituto, ma la scuola italiana nella sua interezza, in ogni ordine e grado.
Ora è indubbio che l’ingresso nelle forze armate è molto più esclusivo di quello che queste iniziative vogliono far credere. Servono prerequisiti molto stringenti e un percorso molto difficile.
Quindi, lo dico al Signore, pronto ad impugnare gli articoli 10 e 11 del codice etico contro di me: questo post non è una polemica. Faccio solo domande: a cosa servono questi interventi? A generare interesse? A costruire un consenso? Con quale finalità?
Se la scuola è lo specchio del paese, siamo di fronte all’attuazione strategica di qualcosa di molto inquietante? C’è forse una sorta di volontà di militarizzazione? Si vogliono portare esponenti dell’esercito a ricoprire ruoli e funzioni nella società civile? Vogliamo spostare la scuola verso un’irreggimentazione marziale? Sono bravo, vedete? Ho sempre messo il punto interrogativo».
Inviateci riflessioni e testimonianze, dirette e indirette, sul processo di militarizzazione degli spazi pubblici, delle scuole e delle università. Le pubblicheremo su questo sito, con o senza il vostro nome, come preferite. Condividere il malessere che stiamo vivendo può ridurre il nostro senso di isolamento e solitudine, incoraggiandoci a trovare soluzioni percorribili.
