Ad aprile un comunicato stampa congiunto di due aziende privatizzate, Leonardo S.p.A. e Rete Ferroviaria Italiana, ha reso nota una nuova collaborazione tra le due società, per un piano di mobilità militare sul territorio italiano.
Ma chi l’ha deciso? Il ministro della difesa Guido Crosetto no, lui dice che “l’Italia è troppo povera per fornire più di 3 miliardi di euro all’anno in armi“. Forse che l’hanno deciso i manager di Leonardo SpA, Cingolani, Violante o Minniti, che hanno a cuore il bene della (loro) società e poi, col dual use civile e militare, il bene della società civile italiana?
Un comunicato stampa come questo a noi risulta tendenzioso, perché con tono aziendale e celebrativo, con termini ad effetto in lingua inglese, vanta meraviglie tecnologiche, mentre noi vi leggiamo che sul territorio italiano aumenterà l’assetto di guerra, in ottemperanza al progetto dell’UE per “il trasporto su larga scala di risorse militari, anche con breve preavviso, in situazioni ordinarie e straordinarie“.
Se la rete ferroviaria italiana diventa all’avanguardia, ne beneficeremo anche noi cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici pendolari, studenti e studentesse pendolari, che un trasporto pubblico efficiente e sostenibile lo aneliamo da decenni? O forse ci saranno corsie preferenziali, divieti per gli/le abitanti, blocchi e zone rosse da rispettare, e in pratica le strade e le ferrovie rimodernate saranno utilizzate primariamente dai militari, portando ritardi aggiuntivi e altri disguidi alla vita della gente comune? Per dovere di trasparenza queste aziende avrebbero l’obbligo di spiegare nel dettaglio come cambieranno il volto del territorio e quali ricadute negative importanti dovremo sopportare.
Ma Leonardo S.p.A. e R.F.I. sono in grado di risolvere il problema del dissesto idrogeologico che ogni anno ci mette in ginocchio? Possiamo sperare che questa military mobility porterà finalmente ad avere regolari manutenzioni delle infrastrutture in Italia? Oppure la circolazione di armamenti e mezzi militari ci esporrà al rischio di esplosioni, all’esposizione a materiale radioattivo? Ci useranno per stoccare scorie di qualche tipo? I conflitti armati ne producono molte. Forse è per non rispondere a domande come queste che stanno provando a smantellare la legge 185 del 1990 sulla trasparenza (su esportazione, importazione, transito, trasferimento intracomunitario, cessione di licenze e delocalizzazione produttiva) di materiali di armamenti?
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è contrario a questo piano di mobilità, espressione delle politiche neoliberiste che troppo bene conosciamo. RFI e Leonardo S.p.A. ci stanno consegnando a un futuro di militarizzazione diffusa, nel quale la guerra sembrerà un lavoro come un altro, un lavoro al quale le scuole e le università indirizzano studenti, ricerca e risorse.

[…] militari pesanti. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva scritto a […]