Sono stati approvati i primi articoli del ddl 1660: senza permesso di soggiorno non sarà possibile acquistare una scheda SIM; chi blocca una strada o una ferrovia rischia il carcere fino a un mese; se nel farlo si è in più persone riunite si rischia la reclusione da sei mesi a due anni; se recidivi la pena aumenta a dismisura. Approvato l’art 10 del decreto, norma contro gli occupanti di casa, infatti «chiunque, mediante violenza o minaccia, occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui o sue pertinenze, ovvero impedisce il rientro nel medesimo immobile del proprietario o di colui che lo detiene legittimamente, è punito con la reclusione da due a sette anni. Alla stessa pena soggiace chiunque si appropria di un immobile altrui o di sue pertinenze con artifizi o raggiri ovvero cede ad altri l’immobile occupato». L’emendamento prevede anche l’articolo 321-bis che consente, su indicazione del giudice, alle forze dell’ordine di intervenire in tempi rapidi per lo sgombero.
Nei prossimi giorni il Parlamento potrebbe varare l’insieme delle norme contenute nel ddl 1660 con l’introduzione di ben 13 di nuovi reati e relative aggravanti, un colpo feroce assegnato non solo al dissenso e al conflitto sociale, ma alle libertà di movimento e alla stessa democrazia.
Il nuovo ddl sicurezza riprende tutte le campagne care alla destra in una logica solo repressiva e securitaria per criminalizzare il conflitto sociale e il dissenso in ogni sua forma: dalla cannabis alle occupazioni abitative, dalle carceri ai CPR, dalle lotte ambientaliste a quelle contro la militarizzazione dei territori, dagli operai in lotta con i picchetti davanti alle aziende che delocalizzano fino alle iniziative solidali verso i migranti e i detenuti.
Siamo davanti ad una incredibile svolta repressiva, che porterà all’instaurazione di uno stato di polizia e ci meraviglia la sottovalutazione della portata di questo ddl da parte di tanti settori della società civile e dei movimenti conflittuali, eppure saranno proprio loro le prime vittime di queste logiche securitarie
Perfino l’OCSE, Organizzazione per la sicurezza in Europa a cui aderiscono 57 paesi ha messo in guardia l’Italia da questo ddl scrivendo: «La maggior parte di queste disposizioni ha il potenziale di minare i principi fondamentali della giustizia penale e dello Stato di diritto».
Siamo davanti ad una svolta che minaccia l’esercizio delle libertà democratiche e criminalizza il conflitto sociale trattandolo alla stessa stregua della criminalità organizzata.
Per far passare questo ddl sono state necessarie migliaia di ore sulle TV locali e nazionali per diffondere paura nella popolazione, le occupazioni di case da parte di chi non ha un tetto e dorme per strada sono state dipinte come una sorta di racket che caccia gli anziani dalle loro abitazioni, le lotte ambientaliste sono diventate deturpatrici dei beni culturali, gli scioperi e i blocchi stradali dei veri e propri reati che impediscono al cittadino di raggiungere il posto di lavoro creando solo disagi, l’opposizione alle grandi opere e alla militarizzazione dei territori diventa invece un ostacolo, da rimuovere con anni di carcere, alla ripresa dell’economia e all’accrescimento del PIL.
Questo disegno di legge introduce un autentico stato di polizia e avviene in un periodo storico in cui la corsa al riarmo diventa una costante, la normalità della guerra è ormai diffusa nell’immaginario collettivo.
Ma nulla viene detto sull’economia di guerra, sullo sfruttamento, sul carovita, sullo smantellamento dei servizi sociali.
Il ddl 1660 è un salto di qualità rispetto al decreto Renzi-Lupi, nel Decreto Minniti, ai Decreti Salvini fino all’ultimo Decreto Caivano. Quando la crisi economica e sociale si acuisce storicamente il ricorso alla repressione e alla demonizzazione del conflitto diventano le soluzioni migliori per i dominanti, i corsi e ricorsi della storia dovrebbero essere del resto fonte di insegnamento.
Riportiamo i passi salienti del disegno di Legge senza indicare il numero degli articoli del ddl, rinviando invece il lettore alla pubblicazione integrale del testo
- Sono introdotti nuovi reati, puniti con pene fino a 6 anni, di detenzione e/o diffusione di materiale inerente la preparazione o l’uso di armi e sostanze pericolose utilizzabili per non meglio precisate finalità di terrorismo, anche internazionale.
- È prevista la revoca della cittadinanza italiana, entro 10 anni dalla sentenza definitiva, contro il cittadino condannato per terrorismo o eversione.
- Il codice penale viene arricchito con il nuovo art. 634 bis che punisce il reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui con pena da 2 a 7 anni di reclusione sia per l’occupante sia per chi coopera con esso (e quindi anche i movimenti, i collettivi, le associazioni o i sindacati finiranno sul banco degli imputati). La norma si aggiunge a quanto già prevede l’art. 633 c.p. che punisce la occupazione abusiva di immobile con la reclusione da 2 a 4 anni. Inoltre, viene introdotto nel codice di procedura penale il nuovo art. 321 bis, che dà alla polizia il potere di sgomberare immediatamente l’immobile occupato.
- Altri poteri al Questore che potrà disporre contro il cittadino l’allontanamento da una determinata area urbana fino a 48 ore. Si può quindi immaginare l’uso che ne verrà fatto prima di manifestazioni e cortei sindacali e politici, da anni i DASPO sono strumento repressivo (la intenzione è di adottarlo in contesti sempre più diffusi). Si ampliano a dismisura i casi di emanazione del DASPO urbano fino al DASPO giudiziario, disposto dal giudice quale condizione per la concessione della sospensione condizionale della pena.
- Viene ripristinata la sanzione penale e non più amministrativa per il reato di blocco stradale e ci sembra anche questa decisione finalizzata a impedire manifestazioni di piazza. Viene poi previsto l’aggravamento della pena da 6 mesi a 2 anni a carico di coloro che effettuano un blocco stradale o ferroviario con il proprio corpo e con più persone riunite. Siamo quindi davanti a una nuova forma di manganello giudiziario per porre fine a scioperi operai e a manifestazioni improvvisate.
- Ci sono poi le norme mirate contro i Rom in un paese per altro che deve ancora fare i conti con la propria storia e con la emanazione delle Leggi razziali del 1938 oggi condannate da tutto l’arco parlamentare senza mai prendere atto del colonialismo. Viene meno non solo l’obbligo per il giudice di rinviare la pena se la condannata è incinta o madre di un bimbo di età inferiore ad un anno, madre e figlio potranno finire in carcere a mera discrezione del magistrato. Poi si punisce con pene aggravate l’accattonaggio, perfino la povertà diventa oggetto di criminalizzazione
- Aumenta di un terzo la pena prevista per i reati di violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale (già prevista da 6 mesi a 5 anni), se il fatto è commesso contro un ufficiale o agente di polizia, vietando al giudice di considerare prevalenti le circostanze attenuanti rispetto a tale nuova aggravante. Ovviamente cade nel dimenticatoio il codice identificativo sui caschi delle forze dell’ordine
- Si potrà procedere d’ufficio – e non più su querela di parte – nel caso di lesioni personali lievi o lievissime a danno di ufficiali o agenti di polizia in servizio, punite con pena da 2 a 5 anni.
- Vengono autorizzati ufficiali e agenti di polizia a portare armi senza licenza, anche quando non sono in servizio.
- Vengono previste nuove aggravanti per il reato di istigazione a disobbedire alle leggi con una pena fino 5 anni, oggi tutte le manifestazioni pacifiste e non violente degli anni Sessanta e settanta, quelle per intenderci contro la guerra o a favore dell’aborto e del divorzio sarebbero sommerse da anni di carcere. Se il reato di istigazione alla disobbedienza viene poi commesso all’interno di un carcere dai detenuti o anche mediante comunicazioni dirette a persone detenute verrà prevista la reclusione fino ad 8 anni per «chiunque, all’interno di un istituto penitenziario, promuova, organizzi o diriga una sommossa con atti di violenza o minaccia, di resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini o con tentativi di evasione, commessi congiuntamente da tre o più persone». Le pene possono essere aumentate, in determinati casi (lesioni personali, uso di armi, ecc.) fino a 20 anni. Ora davanti al sovraffollamento e a condizioni disumane, ritenute tali da associazioni governative e non, una semplice manifestazione di protesta, anche simbolica e non violenta, dentro e fuori un istituto di pena e un CPR verrebbe considerata alla stregua di una rivolta. E se condannati i detenuti potrebbero essere sottoposti al carcere duro anche se in carcere per lievi pene.
Questa normativa annullerà qualsiasi diritto dei detenuti o dei migranti nei CPR costringendoli ad un assoluto imperio e a regime carcerari sempre più duri.
- Il governo Renzi aveva già concesso, con il decreto-legge n.7/2015, ai funzionari e agenti dei servizi segreti, infiltrati in associazioni terroristiche o eversive, l’immunità penale nel caso di compimento di reati associativi per finalità di terrorismo. La norma, per altro transitoria e più volte prorogata, diventa ora permanente e prevede l’estensione dell’immunità penale per gli agenti infiltrati andando ben oltre i confini dello stato di diritto.
- Viene infine parificata la cannabis light a quella non light, vietando quindi la coltivazione e il commercio di infiorescenze anche di cannabis con thc inferiore allo 0.2 per cento.
Un ddl che meriterebbe una forte opposizione parlamentare e sociale, ma anche una discussione nelle piazze, nelle scuole e nelle università e nei luoghi di lavoro. Ma purtroppo dobbiamo constatare una opposizione in parlamento molto light, ancor più inspiegabile è il silenzio tombale dei sindacati confederali e anche di numerose realtà sindacali e sociali di base che pur pagheranno per prime le conseguenze della deriva securitaria in atto nel paese.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

[…] Avevamo ragione a sostenere che il ddl 1660 avrebbe fornito un’arma straordinaria per ledere il diritto al dissenso e al conflitto sociale. Quanto avviene da un anno in Palestina deve essere avvolto nel silenzio con gli oltre 50 mila morti tra Libano e Gaza. […]