A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico leggiamo sul sito dei Congedatifolgore della donazione, da parte di uno studente di Bracciano, di un plastico sulla battaglia di El Alamein (presentato all’esame di terza media) al 185esimo reggimento artiglieria paracadutisti.
La donazione è avvenuta nel giorno di avvicendamento al comando del “1° gruppo Viterbo”, riportiamo qui di seguito il link: https://www.congedatifolgore.com/it/bracciano-uno-studente-dona-al-185mo-reggimento-artiglieria-paracadutisti-un-plastico-della-battaglia-di-el-alamein/
L’articolo non avrebbe colto la nostra attenzione, se non vedesse protagonista uno studente di 14 anni, il quale viene coinvolto in un’operazione di revisionismo storico tipico delle visioni militariste e belliciste.
In pieno stile propagandistico del ventennio fascista, la battaglia di El Alamein viene definita dal comandante D’Alessio, una delle pagine più ardite della storia d’Italia, caratterizzata dall’indomito coraggio dei soldati italiani che, soverchiati dalle forze nemiche, hanno dimostrato valore, guidati da valori universali, tra i quali spirito di abnegazione e senso del dovere, che scaturiscono dal giuramento prestato alla patria e alla bandiera.
La battaglia di El Alamein è stata, invece, una delle pagine più buie della storia italiana.
Ricordare le precarie condizioni di vita dei paracadutisti italiani, lontani migliaia di km dalle loro case, senza ricordare il perché fossero lì, non è una semplice omissione, ma un tentativo di modificare e inquinare la memoria storica e deresponsabilizzare gli italiani trasformando il loro ruolo di “invasori” in quello di “eroi”.
La guerra nel deserto, o campagna del Nord-Africa, è l’epilogo dell’invasione, nel 1940, da parte del regio esercito italiano che, partendo dalla “riconquistata” Libia, invase l’Egitto alla guida del maresciallo Rodolfo Graziani, il “collaborazionista” che conquistò il soprannome del “macellaio del Fezzan” e che fu inserito dalla Commissione delle Nazioni Unite nella lista dei criminali di guerra.
Ma la retorica militarista e nazionalista da subito ha invertito la storia, trasformando in eroi i conquistatori, la cui repressione dei ribelli e i crimini sui civili, hanno consentito la rinascita dell’impero sui colli fatali di Roma (Mussolini discorso del 9 maggio ore 22:30 dal balcone di palazzo Venezia).
Come afferma il prof. Mondini (Università di Padova)[1], il significato della battaglia va ben oltre la dimensione squisitamente militare o politica: «almeno per gli italiani, El Alamein è soprattutto un luogo della memoria, assieme alla ritirata dalla Russia. Mentre però in quest’ultima, i nostri soldati sono raccontati come vittime e martiri che si sacrificano per espiare le colpe di tutta la nazione, dimenticando che si tratta comunque di un esercito aggressore, El Alamein incarna una narrazione eroica e gloriosa, un grande racconto collettivo che prende il via già nel 1943-44 con l’uscita delle prime memorie dei veterani. […] Una sconfitta dunque, non umiliante ma anzi nobile e gloriosa, che può essere raccontata usando i canoni della retorica e della tradizionale liturgia patriottica nazionale».
Su questa linea si inseriscono le parole del comandante D’Alessio.
La cosa che, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, riteniamo più grave è però la strumentalizzazione dello studente quattordicenne, dichiarata dalla stessa folgore, con la chiarifcazione di come la donazione del plastico, sia stata (volutamente) enfatizzata dal comandante.
Ma d’altra parte cosa aspettarsi da un corpo militare al cui interno hanno operato i diavoli neri, il 186° reggimento paracadutisti Folgore, protagonisti della battaglia del Pastificio a Mogadiscio nel 1993? (di seguito un’immagine della dichiarazione dei diavoli neri dopo la battaglia).

Compito della scuola dovrebbe essere, ora, quello di riequilibrare questa distorta narrazione, inquadrando la battaglia di El Alamein all’interno del suo contesto storico e delle ideologie (fascista e nazionalsocialista) che anche nell’invasione dell’Africa hanno mostrato il loro volto violento, razzista e imperialista.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università – Bracciano
[1] https://ilbolive.unipd.it/it/news/el-alamein-origini-mito

Carissimi
grazie sempre dei vostri preziosi contenuti, ma questa volta mi trovo in disaccordo, forse perché come figlio di uno di quei ragazzi della Folgore, sono molto addentro ai fatti e vicende avvenuti all’epoca avendo parlato con numerosi reduci.
Innanzitutto quando dite: “La guerra nel deserto, o campagna del Nord-Africa, è l’epilogo dell’invasione, nel 1940, da parte del regio esercito italiano che, partendo dalla “riconquistata” Libia, invase l’Egitto alla guida del maresciallo Rodolfo Graziani, il “collaborazionista” che conquistò il soprannome del “macellaio del Fezzan” e che fu inserito dalla Commissione delle Nazioni Unite nella lista dei criminali di guerra.” Ovviamente condivido pienamente la definizione di criminale di guerra nei confronti di Graziani, ma è profondamente sbagliato definire un invasione dell’Egitto, in quanto era già invaso dagli Inglesi, non molto teneri nei confronti dei loro coloni, comunque li si era in un ottica di guerra tra nazioni con obiettivi militari di risorse economiche ben precise, la conquista del nord africa avrebbe significato infinite risorse.
In questo contesto nel 1942 venne inviata la divisione della Folgore, e venne schierata come retroguardia, e proprio in questo suo ruolo si sacrifico consentendo la ritirata di quel che rimaneva delle truppe di Rommel e company, erano semplicemente ragazzi uniti tra di loro, chi con ideali fascisti ( ma all’epoca moltissimi si identificavano in quegli ideali forse perché è una tendenza degli italiani ricercare un leader forte carismatico…..che dite dei corsi e ricorsi storici…..) altri assolutamente non fascisti ma semplicemente ragazzi che in momenti drammatici si sono sacrificati per altri, non giudichiamo l’ideale per cui una persona dona la propria vita per salvarne altre, ma dovremmo chiederci se noi saremmo disposti a dare la nostra vita affinché altre persone che neanche conosciamo sopravvivano. Chiaramente il tutto va riportato in un ottica di guerra che è qualcosa di assurdo ma purtroppo drammaticamente attuale. Ma dovreste sapere che ci sono stati ragazzi che si sono fatti saltare su un campo minato per salvare i propri amici che venivano decimati dal fuoco nemico, consentendogli così di riuscire a salvarsi. Se fate caso ho utilizzato il termine amici, si ben diverso dal camerata ecc. perché in quelle situazioni drammatiche quando condividi la goccia d’acqua la briciola di pane apprezzi il dono meraviglioso dell’amicizia, e allora sei disposto a fare di tutto per un tuo amico, potrei citare decine di esempi simili. Inoltre la divisione Folgore venne impiegata in un operazione assolutamente militare.
Il coraggio di questi ragazzi non fu riconosciuto solo da tutti i vari governi del dopoguerra, ma anche dagli stessi avversari.
Purtroppo gli atti di eroismo di una guerra sono spesso caratterizzati dalla morte di altri esseri umani, e questo mi fa rabbrividire perché nulla può giustificare la perdita della vita umana! La guerra è follia, tutte le guerre lo sono, perché non esistono guerre giuste tutte le guerre sono sbagliate e chi cerca di giustificare la guerra è un carnefice un assassino.
Quindi è facile giudicare dall’esterno senza immedesimarsi, è facile giudicare a distanza di 80 anni, facile giudicare quando nonostante siano passati 80 anni ancora si stia lottando da anni per creare una cultura di pace, e attualmente siamo molto lontani, ma forse è arrivato il momento di dire basta alla cultura della guerra che inconsapevolmente forse ognuno di noi ha dentro di se, ed iniziare a creare un ondata di pace partendo da noi stessi dalla nostra famiglia dai nostri amici e cosi via, in modo da creare dei diamanti meravigliosi ed ognuno riesca ad illuminare l’altro e da esserne illuminato.
P.s.
Chiaramente se al ragazzo, che ha regalato il plastico, avessero fatto studiare la storia mettendo in luce l’orrore della guerra e le conseguenze che porta a generazioni intere, magari avrebbe parlato di Martin Luther King, di Gandhi.
Alessandro de Piaggi