La sezione valtellinese dell’Associazione Nazionale Alpini terrà dall’8 al 14 giugno a Livigno (Sondrio) un campo scuola affinché 180 bambini e bambine dalla quarta elementare alla seconda media possano… “Imparare a stare inquadrati”.
È quanto riporta uno dei volontari organizzatori intervistati da My Livigno TV qualche settimana fa:
«Non come una naja di una volta… Ma chiamiamola una mini-naja. Comunque ci sarà l’alzabandiera la mattina, comunque ci sarà da sistemar le proprie brande […] Il marciare, l’imparare a stare inquadrati.»
E non è il solo. Un altro volontario alpino, professore in pensione, ricorda con soddisfazione di come da bambino Maurizio Bormolini (vincitore della Coppa del Mondo di snowboard), fosse «bello, inquadrato, che lavorava». Allo stesso professore in pensione una giornalista chiede quale sarà “il valore educativo per un ragazzo che nel 2026 ha 10 anni”. Ma la risposta è abbastanza superficiale, non solo dalla posizione di denuncia antimilitarista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ma proprio dal punto di vista pedagogico nel senso più tecnico del termine.
Ciò che rattrista e preoccupa è che c’è tanta emozione in chi parla:
«Stiamo studiando qualcosa. Speriamo di riuscire, per la nostra popolazione, a far vedere che ci siamo».
Nessuno svilisce l’impegno delle persone verso la propria comunità ed il proprio territorio, ma questo è davvero il modo giusto per realizzarlo?
La giornalista, nella sua domanda, forse avrebbe potuto specificare meglio che “vivere nel 2026” significa vivere in un periodo storico in cui ci si riarma, si militarizzano le scuole e si vede la guerra come una fonte di profitto (anche se “guerra” non si dice, si dice “difesa”).
Che diritto abbiamo, noi generazioni adulte, di militarizzare dei ragazzi di 10 anni? Di prendere la loro socializzazione e «guidarla» in questi campi macabri? Di far sì che emozioni belle come lo stare insieme, il dormire in una tenda e il vivere comunalmente si leghino con temi militaristi (anche se si dice “valori alpini”) come l’alzabandiera, il marciare, l’indossare una divisa, l’imparare a obbedire agli ordini?
In questo contesto storico, invitiamo più che mai ogni adulto animato da buoni propositi verso “la propria popolazione” a premettere al suo operato la questione della coscienza e della pace. Forse, una domanda interessante con cui cominciare l’intervista avrebbe potuto essere: in che modo il campo scuola che state organizzando permetterà ai partecipanti di socializzare imparando a costruire un mondo migliore, di pace e che ripudia la guerra.


Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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