Scuola per la Pace Torino su Volerelaluna.it del 10 ottobre 2024.
L’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti di Christian Raimo, professore in un liceo romano, per “lesa maestà” del ministro dell’istruzione, destinatario di un suo intervento critico, è già stato oggetto, in queste pagine, di un commento di Tomaso Montanari (https://volerelaluna.it/commenti/2024/10/09/il-caso-raimo-colpirne-uno-per-educare-tutti-gli-altri/). La vicenda non è, peraltro, isolata e si inserisce in un contesto di intimidazioni, tramite accertamenti e indagini disciplinari o paradisciplinari, del corpo docente che merita di essere segnalato e denunciato. Per questo si pubblica qui la netta presa di posizione della associazione Scuola per la pace Torino e Piemonte. (la redazione)
La Scuola per la pace, nella sua azione di presidio a tutela della scuola pubblica italiana per come delineata dalla Costituzione, ha seguito fin dall’inizio la vicenda del prof. Christian Raimo, docente di lettere in un liceo di Roma, noto scrittore e intellettuale esperto di questioni scolastiche, ai danni del quale è da tempo in atto un’azione persecutoria da parte del Ministro Valditara. Azione che ha raggiunto in questi giorni proporzioni macroscopiche tali da rendere necessaria e urgente una presa di posizione di tutte le forze democratiche e, in particolare, di quei soggetti che monitorano lo stato di salute democratico della scuola pubblica.
Giorni fa il prof. Raimo è stato nuovamente oggetto di una violenta iniziativa disciplinare da parte del ministero. La procedura potrebbe concludersi questa volta con una dolorosa sospensione del docente (perdita dello stipendio ed eventuale licenziamento). Il motivo del nuovo provvedimento va rintracciato in alcune recenti affermazioni pubbliche rese dal docente durante la festa del partito politico AVS tenutasi l’11 settembre 2024. Affermazioni che, secondo il ministero avrebbero violato il codice etico, in particolare negli articoli: 10 («Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, il dipendente non sfrutta, né menziona la posizione che ricopre nell’amministrazione per ottenere utilità che non gli spettino e non assume nessun altro comportamento che possa nuocere all’immagine dell’amministrazione») e 11 ter dove, con riferimento all’utilizzo dei mezzi di informazione o dei social-media, dispone che «in ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale». Dal palco della festa di AVS Raimo ha sostanzialmente caldeggiato (rivolgendosi agli iscritti di quel partito) una manifestazione contro il ministro Valditara perché «ci sono dentro la sua ideologia tutto il peggio, la cialtronaggine, l’incapacità di avere una biografia internazionale, la recrudescenza dell’umiliazione, un evidente abilismo, il sessismo: c’è tutto. E quindi io penso che se è vero che non è lui l’avversario, è vero che lui è il fronte del palco di quel mondo che ci è avverso, e quindi vada colpito lì come si colpisce la Morte nera in Star Wars». Si tratta di una critica sferzante e condotta con un linguaggio metaforico e visionario, in un contesto peraltro del tutto consono a questo tipo di interventi: la festa di un partito politico all’opposizione. Ebbene, benché l’art. 21 della Costituzione sancisca il sacrosanto diritto di critica («Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione […]»), queste parole costituiscono per il Ministero un reato da sanzionare con la massima severità. La colpa, peraltro, come spiega il dispositivo della sanzione, è aggravata dalla recidività del docente infedele.
In effetti, la persecuzione è iniziata lo scorso anno scolastico quando Christian Raimo era stato oggetto di procedura ispettiva che allora si concludeva con un provvedimento di censura. I motivi della procedura erano gli stessi di oggi, la violazione del codice etico negli articoli 10 e 11 ter. Ma i fatti accaduti un anno fa ci sembrano ben più rivelatori delle intenzioni del Ministro e del brodo di coltura in cui si espleta la sua azione ministeriale. In quella occasione, in un post su Facebook, Raimo si era lamentato del fatto che il Ministro non lo aveva difeso e tutelato in occasione dell’inquietante comparsa davanti alla sua scuola di striscioni neo-nazisti che lo prendevano di mira. Il passo del post di Raimo che aveva fatto saltare i nervi alla gerarchia era quello in cui lo scrittore faceva notare che non intervenire in un simile caso significava metaforicamente dare seguito alle minacce. Perciò l’iniziativa del ministero appariva già allora sproporzionata e assurda. Già allora era tutto infondato. Raimo, ieri come oggi, commette il reato di lesa maestà, “offende” cioè con la critica un’autorità che non sopporta d’essere richiamata al suo dovere democratico. Quello commesso dalla gerarchia è perciò, ieri come oggi, un abuso di potere, un utilizzo distorto delle regole che dimostra come l’obiettivo immediato del ministro Valditara sia la repressione della critica e del dissenso del corpo docente, mentre l’obiettivo strategico è eliminare a monte le condizioni perché ci siano critica e dissenso.
Oggi parliamo di Raimo, ma le procedure disciplinari ormai intasano gli uffici regionali: basta una segnalazione da parte di chiunque, un articolo di giornale, una notizia sui social ed ecco che la macchina repressiva si mette in moto, le ispezioni si moltiplicano, gli ispettori scolastici lavorano alacremente, i conflitti volentieri vengono risolti dall’alto secondo logiche autoritarie. E il senso di insicurezza e di vulnerabilità tra i docenti si diffonde, si diffonde la paura di prendere una posizione pubblicamente, di firmare, di alzare la mano, di riunirsi per discutere. Questo è il vero fine dell’indurimento disciplinare posto in essere dall’attuale gerarchia: trasformare le scuole in caserme, i docenti in caporali e gli studenti in soldati semplici.
Al di là del caso Raimo, l’arma impiegata è quella solita della minaccia velata, della guerra psicologica. Il fine dell’azione disciplinare è puramente psicologico: il docente deve interiorizzare il rapporto gerarchico, deve stare nei ranghi, aldilà di qualunque razionalità etica e del diritto: lo dimostra il fatto che la stragrande maggioranza delle procedure si conclude con un’archiviazione. Purtroppo per Raimo temiamo che la fine sarà differente. È la vittima nota, il capro espiatorio perfetto, l’uno da colpire per educarne cento.
