A Macerata e nella vicina Cingoli, piccolo comune che sfiora i 10.000 abitanti, sui ragazzi che “marinano” la scuola, si è abbattuta la repressione addirittura delle forze dell’ordine che, in un’operazione definita di prevenzione del traffico di stupefacenti, (in quel caso però rivelatisi del tutto inesistenti), hanno identificato un discreto numero di minorenni (ma anche di maggiorenni) che ora, per quel piccolo spazio di libertà clandestina, non solo dovranno “fare i conti” con la propria coscienza, ma si troveranno a rispondere anche all’autorità scolastica e di conseguenza ai genitori.
Secondo una fonte dei Carabinieri della compagnia di Macerata, contattata al telefono dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, questa operazione rientrerebbe in un “normale controllo del territorio finalizzato al contrasto del traffico di stupefacenti”.
Secondo invece tutti i giornali locali, comprensibilmente alla ricerca anche dello scoop, i carabinieri sono andati oltre, tanto che il Resto del Carlino riporta che la “stazione dei Carabinieri di Cingoli, analogamente a quanto svolto dai colleghi di Macerata, ha svolto una mirata attività di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, passando al setaccio i posti maggiormente frequentati dagli studenti soliti marinare la scuola. I Carabinieri hanno rintracciato ed identificato 12 studenti maggiorenni segnalati alle competenti autorità scolastiche, che hanno provveduto a chiamare gli interessati, esortandoli ad entrare a scuola”.
Un’operazione, insomma, in grande stile…marinaresco, essendo state usate le reti a strascico invece che operare, come hanno ammesso all’Osservatorio gli stessi Carabinieri di Macerata che hanno coordinato l’operazione, dietro precise segnalazioni per andare a colpo sicuro e non alla cieca, come poi di fatto è avvenuto.
L’identificazione (e non la semplice richiesta di auto identificarsi) e la richiesta di documenti con successiva registrazione, affinché abbia una propria legittimità, oltre che un senso logico e non appaia puramente discrezionale, deve rientrare in una qualche attività istituzionale come, appunto, il contrasto al traffico di stupefacenti, il famigerato “sospetto di armi o droga” citato anche nel TULPS.
Nulla, invece, è stato trovato in questo senso, mentre dall’altro lato ci si è sentiti in dovere di segnalare agli uffici scolastici queste presenze “anomale” sul territorio: è lecito dunque chiedersi se non si sia trattato solo un pretesto per perseguire altre finalità.
Si spera che questa azione dei Carabinieri rimanga un fatto isolato e non si arrivi un giorno a studiare il fenomeno della dispersione scolastica anche tramite i dati forniti dalle forze dell’ordine e non solo dal MIM. I maggiorenni identificati, secondo i giornali locali, sono stati “esortati” a rientrare a scuola, ma ci domandiamo: i minorenni? Forse anche marinare la scuola è diventato un reato? In un piccolo centro di provincia come Cingoli, neanche si trattasse di una grande metropoli assediata dal narcotraffico, anche questo piccolo spazio di libertà, questa “trasgressione”, entra così a pieno titolo nel circuito del controllo poliziesco del territorio, che invade anche le modalità in cui lo si attraversa, in questo caso “fuori orario” consentito, cioè il tempo della scuola.
I cani poliziotto nelle scuole o nelle immediate vicinanze purtroppo non sono una novità, così come gli ingressi plateali svolti in uniforme d’ordinanza a seguito della segnalazione di una sospetta presenza di qualche spinello in uno zainetto; ma la ronda che pizzica gli studenti intenti a marinare la scuola, rappresenta un’ulteriore escalation repressiva che non ha nulla di “normale”, come invece ha tenuto a precisare il carabiniere intervistato.
Sono passati ben 50 anni da quel “Diario di un maestro” di Vittorio De Seta con Bruno Cirino nei panni del maestro Bruno d’Angelo, protagonista del libro “Un anno a Pietralata” di Albino Bernardini (da cui poi fu tratto, appunto, il film) e quel maestro, giunto in una classe di “scarti” che andava casa per casa per capire le condizioni sociali di quelle famiglie di periferia i cui figli spesso lavoravano e quindi non frequentavano, oggi sembra un maestro di un futuro lontano da noi, tanto siamo arretrati culturalmente.
Oggi abbiamo quindi appreso che le forze dell’ordine e le forze armate, oltre ad intromettersi nel settore formativo con ogni pretesto e in ogni ambito disciplinare, in primis, con la ben nota chiave d’ingresso della “prevenzione” e oltre a svolgere azioni di proselitismo camuffate da “orientamento al lavoro”, sono impegnate anche nel contrasto alla dispersione scolastica. In epoca di “pan-penalismo” il passo successivo potrebbe essere quello di inquadrare queste condotte dei giovani come fenomeni devianti, trasgressivi, o persino penalmente rilevanti.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
