Firenze, studenti e studentesse si oppongono a iniziativa militarista con mozioni Osservatorio

Il 17 ottobre in una circolare, indirizzata a studenti, studentesse, insegnanti e al sito dell’istituto, il Dirigente Scolastico dell’Istituto Agrario di Firenze ha comunicato che, in accordo con l’Istituto Scolastico Regionale, il 22 ottobre un tenente colonnello delle forze armate italiane avrebbe tenuto una conferenza presso l’ITI “Leonardo Da Vinci” dal titolo “4 Novembre Giorno dell’Unità Nazionale- giornata delle Forze Armate”.  Questa conferenza in streaming sarebbe stata trasmessa a tutti gli istituti di Firenze e provincia. Le due quinte dell’Istituto agrario hanno poi avuto comunicazione che avrebbero dovuto loro partecipare.

Gli studenti e le studentesse di un coordinamento fiorentino SAF in tre scuole superiori hanno fatto opposizione a questa che hanno vissuto come una imposizione legata ad un processo di militarizzazione delle scuole.

In particolare, all’istituto agrario un gruppo di studenti e studentesse in collaborazione con il Comitato NO Comando NATO-Scuole Non Caserme, ha organizzato un volantinaggio all’ingresso mattutino nella scuola, leggendo in contemporanea una comunicazione. Una studentessa e uno studente hanno poi rifiutato di partecipare alla conferenza, presentando il modulo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, prima agli insegnanti e poi al dirigente che li ha convocati.

Questa è la dichiarazione scritta dalla studentessa e diffusa agli altri studenti

La militarizzazione delle scuole è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più e sempre più velocemente, ma lo sta facendo nascondendosi dai riflettori dell’attenzione pubblica, mascherandosi con lezioni e incontri apparentemente innocui e utili a studenti e studentesse. Quello che però passa in secondo piano sono gli interessi politici e sociali che vengono tutelati da questo tipo di iniziative. In primis il voler rimarcare la presenza di apparati, intesi come realtà, buoni, protettivi, da ammirare per il lavoro che svolgono all’interno e all’esterno del Paese.

In secondo luogo, la propaganda militare che mira ad addestrare studenti e studentesse a seguire una gerarchia specifica che premia solo determinati tipi di persone e che si pone come principale obbiettivo quello di arruolare future reclute per le guerre che verranno e che tutt’ora si stanno svolgendo. In quanto studentessa e in quanto membro di una realtà studentesca questa questione mi riguarda da molto vicino, e per questo è mio dovere parlarne e cercare di contrastarla nel modo più utile possibile. Partendo innanzitutto da un’analisi dei metodi con cui gli ingressi delle forze armate vengono legittimati e di conseguenza anche il comportamento e la posizione del personale interno alla scuola: dirigenza e corpo docenti.
In questo caso assistiamo ad una vera e propria scissione in tre categorie: chi è a favore, chi è contrario e chi non si esprime. Tale divisione si estende poi anche negli studenti e nelle studentesse, ma credo profondamente che il problema stia più alla base e al principio di questo meccanismo, ossia l’informazione. Un’informazione chiara e priva di interessi che si discosti dal tutelare studenti e studentesse che vivono la scuola più di chiunque altro. Con attenzione alla loro formazione come persone e non soldati o forza lavoro, soffermandosi sullo sviluppo di una coscienza critica, non remissiva. Vogliamo una scuola libera e inclusiva, in cui il dialogo sia il mezzo principale di formazione e relazione, una scuola senza discriminazioni e giochi di potere.

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