Collettivo “Assenze Ingiustificate” su Circolare USR Lombardia per concorso Forze Armate

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato che il Collettivo “Assenze Ingiustificate” di Brescia scrive in merito alla circolare dell’USR Lombardia a tutte le scuole della regione con cui informa che la Direzione generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica del MIM ha indetto il concorso: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli: La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” art 11 e 52 della Costituzione – Il militare italiano baluardo dei valori di civiltà e tutela della pace e della libertà” (Circolare in basso).

Nel bando del concorso si fa riferimento alla figura del “Militare (sic!) nel passato e nel presente”.

Viene da chiedersi se si intendano anche i ragazzi del ’99, mandati al fronte durante la prima guerra mondiale senza quasi saperne i motivi e lì morti, in prima linea, a 18 anni; o se si intenda come soldato anche il generale Cadorna, che sempre durante la “Grande guerra” decimò migliaia di soldati innocenti per imporre la disciplina militare; se fossero militari i soldati che stupravano e in alcuni casi sposavano ragazzine preadolescenti in Africa durante le guerre coloniali, o che vincevano con gas proibiti le guerre contro le popolazioni etiopi.

Erano ex-soldati i membri delle squadracce; erano ex-soldati i grandi sostenitori di Mussolini e del PNF; erano soldati coloro i quali umiliavano, picchiavano, torturavano i civili durante la dittatura fascista.

Ci si chiede se, per amor di storia e di verità, non si dovrebbe parlare anche di loro quando si santifica una figura ideologica che ha solo in parte a che vedere con la realtà.

Per quanto riguarda la figura del Militare nell’arte e nella letteratura, inteso come “esempio e modello da imitare” (sic!), sarà difficile per gli studenti, specialmente di quinta, non confrontare questa richiesta con le poesie fortemente antimilitariste di Giuseppe Ungaretti e Clemente Rebora, che la guerra la vissero da soldati e la descrissero come un orrore senza fine, un trauma devastante da ricordare come incubo e non certo come caro ricordo di difesa della Patria. Dovrebbero anche ignorare la testimonianza di Mario Rigoni Stern, che scrisse “Il sergente nella neve” per raccontare la grandissima disfatta dell’esercito italiano in Russia, abbandonato dal generale Badoglio dopo la firma dell’armistizio del ‘43. 

Forse nella cultura popolare si troverà qualcosa di positivo. Ma vi chiediamo di fare attenzione, perché anche i canti degli alpini ricordano la brutalità della guerra ed esprimono l’odio per chi ha messo i giovani in quella posizione assurda, violenta, inumana; riportano l’angoscia di chi parte lasciando la famiglia e prova solo il forte desiderio di tornare, di non essere un soldato condannato a morte.

Troviamo che il 4 novembre, pur essendo la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Nelle scuole dovrebbe essere un’occasione per ricordare l’armistizio di villa Giusti, ossia la fine della guerra, ribadendo l’importanza della pace e non del conflitto, secondo un altro importante articolo della costituzione, l’art. 11 che recita appunto: “L’Italia ripudia la guerra”.

In un periodo come questo, in cui le guerre stanno massacrando popolazioni civili come in Palestina e in Ucraina (e non solo), e tenendo conto della nostra innegabile complicità, esaltare acriticamente la figura del militare ci sembra un’ulteriore violenza.

Non capiamo come si possa lasciare la riflessione così: una celebrazione astratta di una figura in realtà complessa e controversa, che ha attraversato dolorosamente la nostra storia.

Una scelta propagandistica con toni nostalgici che niente ha a che vedere con il recupero delle testimonianze e il dibattito storico avvenuti negli ultimi decenni, oltre a discostarsi nettamente da ciò che riteniamo essere educativo per lƏ  studentƏ.

Collettivo assenze ingiustificate

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