“La guerra c’è sempre stata …”
I luoghi comuni più diffusi sulla militarizzazione delle scuole e delle università
Forse per allontanare l’idea terribile e odiosa della guerra, spesso tendiamo a minimizzare i pericoli e la gravità delle spinte verso la militarizzazione dei vari settori della società, militarizzazione riportata in auge dal florido sviluppo del comparto militare-industriale (di cui l’italiana Leonardo SpA è fra le prime aziende mondiali) nel quadro di una situazione geopolitica globale dove la diplomazia è stata abolita a favore di conflitti armati provocati e sostenuti a tempo indefinito. Se pur tranquillizzante, il luogo comune è però insidioso e impedisce di ragionare: perché la guerra contemporanea usa modalità nuove, e la guerra cognitiva manipola le opinioni pubbliche. Abbiamo così deciso di pubblicare sotto forma di articoli alcuni di questi luoghi comuni e proviamo a smontarli per vedere come stanno veramente le cose.
- È davvero necessario parlare di militarizzazione delle scuole e delle università? Non si sta esagerando?
- Ma quale militarizzazione? Le scuole sono libere di scegliere!
- Le forze armate e di pubblica sicurezza sono un baluardo di legalità, rappresentano le Istituzioni.
- Che cosa c’è di male nel militarismo?
- È esagerato parlare di scuola-azienda e scuola-caserma
- Pensare che la guerra possa scomparire è un’utopia
- Le guerre moderne le fanno i militari di professione e le tecnologie
- Che vantaggi porterebbe questa presunta militarizzazione delle scuole?
- Che cosa c’entra l’università con la militarizzazione?
- Le celebrazioni della storia militare fanno parte della storia del Paese, della Patria.
La storia militare va affrontata con il metodo storico-critico, non in termini di propaganda.
La celebrazione del centenario dell’Aeronautica militare (come accade in altre occasioni, come il 4 novembre o addirittura il 2 giugno) è stata un esempio di propaganda militare nelle scuole. Cerimonie ufficiali, celebrazioni nelle scuole, mostre documentarie, eventi popolari e stand in piazza hanno intonato il solito motivo che mitizza l’Aeronautica militare: il fascino del volo, la bontà degli intenti patriottici, la modernità tecnologica, l’inventiva.
Ma la scuola deve essere luogo di riflessione e consapevolezza critica sui fatti storici. E i fatti storici sono i seguenti: nel 1911 un sottotenente pilota dei primi biplani italiani ad uso militare ebbe l’idea – primo al mondo – di gettare a mano quattro granate su accampamenti di truppe ottomane in Libia, durante la prima aggressione coloniale italiana. L’idea fu ritenuta apprezzabile (tanto più trattandosi di nemici “inferiori”, secondo l’ideologia razzista e coloniale del tempo) e sviluppata come tecnica bellica.
Una tecnica bellica che il generale Giulio Douhet teorizzò nel suo libro Il dominio dell’aria (1921) avanzando la discutibile tesi secondo la quale l’obiettivo dei bombardamenti aerei dovevano essere non tanto le forze armate avversarie, ma soprattutto le popolazioni civili e le città densamente popolate allo scopo di demoralizzare il nemico – oggi una simile strategia si definirebbe terrorismo.
Questa dottrina fu messa in atto nell’autunno del 1936, nella Guerra Civile spagnola, quando l’Aviazione Legionaria (unità non ufficiale della Regia Aeronautica italiana) effettuò bombardamenti su Barcellona e sulla Catalogna, i primi bombardamenti in Europa contro i civili di una grande città militarmente indifesa. Il 26 aprile 1937, l’Aviazione Legionaria affiancò la Legione Condor (unità volontaria della tedesca Luftwaffe) nel bombardamento a tappeto della città basca di Guernica. E, come ha dimostrato la ricerca storica, la Regia Aeronautica in Etiopia e in Eritrea, su direttiva di Mussolini e ordini dei generali Graziani e Badoglio, sperimentò e fece abbondante uso delle armi chimiche con bombe a iprite fra il 1935 e il 1936 (cfr. Giorgio Rochat, L’impiego dei gas nella guerra d’Etiopia, in Angelo Del Boca, I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d’Etiopia, Editori Riuniti, 2007).
Lo scarto fra retorica celebrativa e cruda realtà di morte insita nelle attività militari è stato però segnato dalla tragica fatalità dell’incidente occorso il 7 marzo 2023 a due aerei militari Siai Marchetti U-208 del 60° Stormo di Guidonia che precipitano al suolo dopo una collisione in volo, con la conseguente morte dei due piloti. I velivoli sono periodicamente impiegati dal 60° Stormo per i Corsi di “Cultura Aeronautica” destinati a centinaia di studenti di tutta Italia. L’ultimo di questi corsi si era concluso una settimana prima a Forlì, con la partecipazione di 180 allievi degli Istituti superiori della provincia e prevedeva che gli studenti potessero volare come copiloti o passeggeri del velivolo SIAI U-208, a fianco degli istruttori.
Per opporsi a questa retorica bellicista e militaristica, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha organizzato il 30 ottobre 2024 un Convegno nazionale online dal titolo Fuori la guerra dalla storia e della scuola. Il 4 novembre non è una festa (clicca qui).
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
