Ma quale militarizzazione? Le scuole sono libere di scegliere!

Forse per allontanare l’idea terribile e odiosa della guerra, spesso tendiamo a minimizzare i pericoli e la gravità delle spinte verso la militarizzazione dei vari settori della società, militarizzazione riportata in auge dal florido sviluppo del comparto militare-industriale (di cui l’italiana Leonardo SpA è fra le prime aziende mondiali) nel quadro di una situazione geopolitica globale dove la diplomazia è stata abolita a favore di conflitti armati provocati e sostenuti a tempo indefinito. Se pur tranquillizzante, il luogo comune è però insidioso e impedisce di ragionare: perché la guerra contemporanea usa modalità nuove, e la guerra cognitiva manipola le opinioni pubbliche. Abbiamo così deciso di pubblicare sotto forma di articoli alcuni di questi luoghi comuni e proviamo a smontarli per vedere come stanno veramente le cose.

  1. È davvero necessario parlare di militarizzazione delle scuole e delle università? Non si sta esagerando?
  2. Ma quale militarizzazione? Le scuole sono libere di scegliere!

No, molto spesso le scuole non sono libere di scegliere perché le attività delle forze armate non sono discusse nei Collegi dei Docenti.

Negli istituti comprensivi di scuola primaria e di media inferiore queste iniziative sono spesso presentate come attività istituzionali. Esse puntano sulla dimensione simbolica, sulla valorizzazione delle forze armate, sul buon vicinato con le strutture militari e veicolano un senso di familiarità e di protezione, se non di fascino della divisa e del dispiego di mezzi e tecnologia avanzata.

Molto spesso, senza alcuna delibera collegiale, ci si trova a dover assistere nelle classi a:
1. celebrazioni e giornate commemorative del mondo militare;
2. lezioni e attività svolte dalle forze armate in orario scolastico;
3. visite a caserme, alzabandiera, inno, contatto con armi e strumentazioni militari;
4. presenza nelle piazze, eventi sportivi e Ginnasta Dinamica Militare Italiana (GDMI), campi estivi, concorsi a premio.

Nelle scuole medie superiori alla dimensione simbolica e al “fascino della divisa” si affiancano iniziative ben più concrete di orientamento e alternanza scuola-lavoro, ormai incardinate nelle varie attività che a vario titolo distolgono studenti e studentesse dal loro diritto/dovere di dedicarsi alla formazione e alla crescita personale, come ad esempio:

1. PCTO (ex alternanza scuola/lavoro) presso strutture militari e/o industrie belliche e orientamento professionale;
2. interventi dei militari sui temi della legalità, del cyberbullismo, della parità di genere, interventi nell’ambito dell’Educazione civica su temi di geopolitica in un’ottica nazionalista e militarista;
3. visite di istruzione e attività didattiche presso caserme, basi NATO, mostre mercato di armi e di tecnologia ad uso bellico;
4. celebrazioni militari.

Per le vie amministrative si è proceduto e si procede ancora in modo deciso e pervasivo con una serie di protocolli d’intesa che proliferano a cascata, normalizzati, calati dall’alto e parcellizzati, per cui a studenti/studentesse e docenti arrivano le circolari con attività militarizzanti non discusse dall’organo scolastico competente, cioè il Collegio dei docenti:

  • a livello nazionale, protocolli inter-ministeriali fra i Ministeri della Difesa, del Lavoro, dell’Istruzione, e fra i Ministeri e le diverse articolazioni delle Forze armate,
  • a livello regionale, protocolli fra gli Uffici Scolastici Regionali e le articolazioni delle Forze armate (Esercito, Marina; Aeronautica, Istituto Geografico Militare ecc.),
  • a livello locale, protocolli che le singole scuole, in nome della loro “autonomia”, siglano con le presenze militari sul territorio (caserme, basi militari, porti militari, forze dell’ordine, industrie belliche ecc.) rubricati come alternanza scuola-lavoro, educazione civica e nuovo orientamento.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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