“La guerra c’è sempre stata …”
I luoghi comuni più diffusi sulla militarizzazione delle scuole e delle università
Forse per allontanare l’idea terribile e odiosa della guerra, spesso tendiamo a minimizzare i pericoli e la gravità delle spinte verso la militarizzazione dei vari settori della società, militarizzazione riportata in auge dal florido sviluppo del comparto militare-industriale (di cui l’italiana Leonardo SpA è fra le prime aziende mondiali) nel quadro di una situazione geopolitica globale dove la diplomazia è stata abolita a favore di conflitti armati provocati e sostenuti a tempo indefinito. Se pur tranquillizzante, il luogo comune è però insidioso e impedisce di ragionare: perché la guerra contemporanea usa modalità nuove, e la guerra cognitiva manipola le opinioni pubbliche. Abbiamo così deciso di pubblicare sotto forma di articoli alcuni di questi luoghi comuni e proviamo a smontarli per vedere come stanno veramente le cose.
- È davvero necessario parlare di militarizzazione delle scuole e delle università? Non si sta esagerando?
- Ma quale militarizzazione? Le scuole sono libere di scegliere!
- Le forze armate e di pubblica sicurezza sono un baluardo di legalità, rappresentano le Istituzioni.
- Che cosa c’è di male nel militarismo?
- È esagerato parlare di scuola-azienda e scuola-caserma
- Pensare che la guerra possa scomparire è un’utopia
- Le guerre moderne le fanno i militari di professione e le tecnologie
- Che vantaggi porterebbe questa presunta militarizzazione delle scuole?
Nella logica della guerra cognitiva è imprescindibile una forte azione di propaganda: è necessario che i cittadini e le cittadine riattivino una identificazione con l’esercito, percependolo come parte integrante e positiva della nazione. Riattivare i “valori” fondanti delle forze armate è proprio l’obiettivo che la Difesa ha individuato, e le scuole sono il terreno da coltivare.
Un altro motivo, ben preciso e concreto, per il quale la forma contemporanea della guerra deve coinvolgere le nostre scuole è – come abbiamo visto – il nuovo bisogno di truppe da parte degli eserciti, il reclutamento.
Nonostante l’apparenza pragmatica di questa impostazione (far sì che i giovani abbiano accesso a un’occupazione lavorativa subito dopo gli studi), si tratta in realtà di un’ideologia; un’ideologia basata sul mito della flessibilità, della prestazione, del merito. Una concezione dell’istruzione eterodiretta, che annulla il pensiero critico, filosofico, utopico, inedito e l’insegnamento dei diversi, laterali e creativi modi di pensare il presente.
In questa ottica di militarizzazione, la funzione della scuola si può sintetizzare così:
– costruire i problemi e le loro soluzioni nella modalità della sconfitta di un nemico (come fa la “cultura della difesa”, e come la cultura della pace insegna a non fare);
– attraverso l’ingente sponsorizzazione privata, condizionare la ricerca accademica affinché agisca a supporto del sistema militare-industriale (mentre la propaganda parla di dual use, civile e militare);
– creare il consenso al progetto bellico;
– promuovere il reclutamento.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
