Comunicato Student3 sull’occupazione del Liceo Cavour di Roma del 25 Novembre 2024

Pubblichiamo il Comunicato Stampa degli studenti e delle studentesse del Liceo “Cavour” di Roma che mette in evidenza alcune delle questioni che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia, vale a dire le collaborazioni con le caserme, nella fattispecie la scuola militare “Nunziatella”, e il clima di repressione nei confronti delle proteste giovanili, anche nonviolente, inaugurato dal DDL 1660.

Le ragioni, lo svolgimento e le prospettive del Cavour occupato

Oggi, 25 novembre 2024, occupiamo la nostra scuola come momento d’opposizione e protesta verso questo governo, il Ministero dell’istruzione e questo sistema scolastico e formativo che viviamo ogni giorno. Verso un presente che ci sta stretto ed un futuro che ci crolla sotto i piedi. L’occupazione nasce non tanto da precise volontà politiche pre-impostate, ma dal senso generale di disagio ed insofferenza che noi student3, ed in generale la nostra generazione ha verso: la realtà, la classe politica, la scuola, il pensiero del proprio futuro e così via.

È un’occupazione che si inserisce in un ampio percorso di lotte e mobilitazioni, svolte in prima persona e che continueremo, dalle mobilitazioni studentesche del 11/08 e del 15/08 contro il governo Meloni, il corteo del 23/11 contro la violenza di genere, ed il prossimo corteo del 30/11, al fianco della Palestina e contro l’escalation di Israele, sono solo alcuni passi del nostro percorso.

È un’occupazione che arriva al seguito di un intenso anno di mobilitazioni nelle università, innumerevoli mobilitazioni di ogni fascia della società, mobilitazioni studentesche e le occupazioni dell’”Albertelli”, “Enzo Rossi” e “Plinio Seniore”, la quale in unione con tutto il sopracitato ha degli importantissimi punti di continuità e contatto. Siamo coscienti che non sarà la nostra occupazione a rivoluzionare il mondo, ma allo stesso tempo anche le più maestose costruzioni come il Colosseo, che vediamo ogni giorno, sono costituite da singoli mattoni, che presi singolarmente hanno poco valore, ma che nel complesso sono qualcosa di straordinario, per questo teniamo a ribadire che l’occupazione del Cavour, è solo un singolo momento interno ad una lotta decisamente più generale.

Prima di andar ad approfondire le singole questioni, crediamo ci sia bisogno di alcune precisazioni: ritroviamo la necessità di superare la distinzione tra i motivi “interni” e “esterni”, poiché è spesso una categorizzazione strumentale e semplicistica, di conseguenza riteniamo che la “divisione” verta su tematiche specifiche o tematiche generali. Cosa vuol dire?

Tutto ciò significa cogliere il fatto che le condizioni disagianti che noi viviamo quotidianamente sulla nostra pelle, nella maggior parte dei casi hanno una natura generale, che sia una colpa del ministero, del governo, di decenni di politiche susseguitesi, oppure del sistema. Ad esempio, non si può dire che la catastrofe climatica che viviamo, sia un tema “esterno” alla nostra quotidianità, che non ci tocca, che sia una sola questione ideologica, ma soprattutto che lottare per il clima sia una semplice lotta d’opinione. Siamo la generazione che paga, e che continuerà a pagare la catastrofe ambientale, che affonda le sue radici nell’essenza stessa del sistema capitalistico, condizionando le nostre vite.

Il ministero di Valditara, i 30 anni di smantellamento e aziendalizzazione, della scuola pubblica, la mancanza di organico, la precarietà del mondo della formazione, sono questioni che toccano la nostre vite. La rottura dell’ascensore sociale in questo paese, l’elitarizzazione dell’università, la polarizzazione fra le classi sociali, la precarizzazione del mondo del lavoro, l’attuazione dell’Autonomia Differenziata fra regioni, la diminuzione del potere d’acquisto, la privatizzazione e taglio al pubblico dalla sanità fino ai trasporti ed infrastrutture, il crescente investimento nell’industria bellica sono temi che toccano la nostre vite. Le questioni citate sono solo una ristretta parte delle problematiche che viviamo, le quali riconosciamo chiaramente che non sono risolvibili nelle aule della presidenza.

Allo stesso modo, il fatto che “i bagni nuovi” della palazzina, chiusi per mesi lo scorso anno, sono di nuovo inutilizzabili, uniti ai molti della palazzina A inagibili da anni, non sono un tema “interno”, poiché se arriva la segnalazione agli organi competenti della scuola, ma i governi scelgono ugualmente di regalare miliardi ai privati, alla filiera bellica, anziché alla scuola il tema, come ad esempio quello dei bagni, è la manifestazione specifica di una condizione generale, che è quella verso cui indirizziamo la nostra lotta. Lo stesso discorso può essere fatto con la questione dei campi scuola, per i quali non ci sono fondi per pagare dignitosamente la commissione apposita e per renderli accessibili a tutti.

Nel momento in cui è esplicito che la nostra occupazione non sia rivolta alla presidenza, o alle “istituzioni del Cavour”, è anche vero che non sono esenti da questo discorso, atti di propria natura repressiva verso gli studenti, si pensi all’accaduto dell’8 marzo dello scorso anno, con la scelta di punire gli studenti al seguito dell’occupazione del 2022, privandoli di un momento didattico, quali i campi scuola.

La collaborazione che la scuola ha con enti privati di dubbia provenienza (si pensi a Kairos, ELIS, enti in collaborazione con ANINSEI-Confindustria, Eni, e banche private), iniziative spesso inutili alla nostra formazione, alle quali le classi sono costrette alla partecipazione, che ci danno l’impressione di essere utilizzati come numeri da sfoggiare per un secondo fine. Questi, sono elementi che non possiamo trascurare, che con questa occupazione per intraprendere un lavoro interno con tutte le componenti, per marginalizzare il più possibile questi episodi.

La nostra occupazione non vuole essere elemento di rottura con la componente docente, per metterli in difficoltà oppure “per saltare la verifica”. Al ritorno dall’occupazione è scontata la sollevazione della questione del “si sono persi giorni di scuola, siamo indietro col programma e con i voti” crediamo che questa tipica frase, si riassuma granparte del marcio del sistema scolastico, nel quale spesso i professori sono vittima quanto l3 student3, dover mettere un numero specifico di voti che “vanno messi perché è obbligatorio”, correre contro il tempo per ultimare i programmi ministeriali, con la costrizione di mandare avanti un’educazione nozionistica, la cui comprensione profonda delle materie è messa in secondo piano rispetto al voto.

Invitiamo professori e genitori ad andar oltre i pregiudizi e gli atteggiamenti paternalistici, almeno per aver la possibilità di potersi confrontare, in maniera sincera ed aperta, con l’occupazione. L’occupazione è un atto illegale, lo studio della storia, al contrario, ci insegna che legalità e giustizia non sono sinonimi. Le modalità di svolgimento di questa occupazione chiaramente traggono insegnamento dalle esperienze delle passate. Essa sarà un momento partecipato, plurale, che nasce da assemblee pubbliche unitarie partecipate da tutte le realtà della scuola, da una volontà diffusa da parte dell3 student3. Si terranno corsi, momenti di formazione sulla politica, storia contemporanea e tutto ciò che nei programmi scolastici non viene neanche menzionato. Sarà nostra premura la tutela dell’edificio e di tutt3 l3 student3, porteremo avanti dei percorsi di riqualifica e miglioramento degli ambienti scolastici. Organizzeremo tornei, gruppi di studio studenteschi per le varie materie, i cui student3 di diverse sezioni possano studiare insieme, dove student3 più grandi possano dare una mano ai più piccoli nello studio.

L’obiettivo primario è costruire una mentalità critica nei confronti della realtà che ci circonda, mettendo in atto una dimostrazione di un modello di scuola che riteniamo necessario. È di fondamentale importanza sottolineare che il fine di questa occupazione è quello di crescere e formarsi collettivamente, attraverso una modalità alternativa e soprattutto mandare un segnale forte a un sistema politico che ci nega quotidianamente la possibilità di fare tutto ciò. Per questo chiediamo la massima partecipazione di tutti e tutte, invitiamo i genitori a far venire l3 propri3 figl3 affinché non si perdano questo momento di crescita personale e collettiva.

Verso un nuovo modello di scuola

Quest’anno scolastico lo abbiamo visto aprirsi con un ulteriore peggioramento delle condizioni scolastiche, uniti agli storici problemi strutturali della scuola pubblica italiana, si aggiungono le reazionarie e peggiorative “Riforme della scuola” di Valditara. Le ultime riforme sulla scuola concepite da questo governo, non sono altro che gli ultimi passi di trent’anni di smantellamento della scuola pubblica, le quali hanno portato ad una sua totale trasformazione in senso aziendalistico, annullando la sua funzione sociale, lo sviluppo di un pensiero critico, oltre che lo specchio e riproduttrice delle disuguaglianze già presenti nell’odierna società, invece di superarle.

La scuola pubblica al giorno d’oggi attraverso questo progetto di aziendalizzazione e privatizzazione, non ricopre più il suo originario ruolo da ascensore sociale, bensi diffonde a macchia d’olio il disagio e crisi giovanile che vaga tra i nostri banchi, attraverso la promulgazione di modelli e valori basati su: individualismo, iper-competizione, violenza e passività.

Dal 1989 in poi, ovvero da quando i più importanti industriali d’Europa si incontrarono per dare vita al “Gruppo di lavoro sull’educazione” si è lavorato, al di là del colore politico, dal centrosinistra alla destra, per standardizzare la formazione pubblica, al fine di sostenere i privati e le aziende: dall’introduzione del lessico aziendale, la didattica per competenze, la valutazione e l’autonomia scolastica, fino alla scuola meritocratica del nostro ministro. Tutti pilastri su cui riformare la scuola affinché potesse essere completamente asservita alle aziende, pronta a formare la nuova classe lavoratrice, o meglio dire manodopera gratuita.

La ‘nuova scuola di Valditara’ di conseguenza, non è altro che una continuazione del progetto di scuola dell’Unione Europea, con l’aggiunta di una spinta reazionaria propria del nostro governo di fascisti. Con la riforma dei tecnici e professionali, le nuove linee guida per l’educazione e la riforma del voto in condotta, vediamo svalutare ancora una volta l’istruzione, aumentare il divario fra scuole di serie A e di serie B, (rispettivamente licei del centro contrapposte ai tecnici-professionali della periferia), le disuguaglianze fra Nord e sud ed il gia spaventoso abbandono scolastico. Rispetto a quest’ultimo punto notiamo che le regioni in cui i tassi di abbandono scolastico sono più elevati sono le regioni del Sud Italia, la sua crescita esponenziale non è che la altro dimostrazione della fetta importante di studenti che percepisce la scuola come inutile per la propria emancipazione, da cercare altrove – con tutti gli effetti sociali negativi che ne conseguono.

Abolizione dell’Alternanza Scuola-Lavoro

La funzione dell’Alternanza è rimasta sostanzialmente la stessa dalla sua introduzione nel 2015 con la “Buona Scuola”, la famigerata riforma dell’istruzione del governo Renzi. L’Alternanza non è solo sfruttamento di manodopera gratuita, mandando gli studenti in azienda, invece di stare a scuola; ma è anche e soprattutto lavoro sulla coscienza di quest’ultimi, con fini chiari: predisposizione al precariato, a una vita di lavori discontinui e mal pagati, allo sfruttamento e all’assenza di tutele e sicurezza: entrando nell’ottica di un mondo del lavoro povero, precario e assassino. Il PCTO oltre che punta della scuola gabbia, ha assunto una importanza maggiore con la nuova riforma di Valditara, la quale ha aumentato il numero di ore di PCTO nei tecnici-professionali, compromettendo la formazione didattica già lacunosa e tragica, facilitandone la selezione di classe, grazie all’aumento delle disuguaglianze.

Come giovani e student3 non possiamo dimenticarci l’assassinio dei tre studenti: Lorenzo, Giuseppe e Giuliano, uccisi da questo progetto infame, per questo affermiamo con convinzione e rabbia l’abolizione totale del PCTO, è un ritorno ad una istruzione esterna alle logiche aziendali.

Per una formazione libera: no al revisionismo storico e alla cultura neoliberista

Dietro alle parole retoriche di Valditara (“cultura d’impresa”, “patria”), nella sua modifica dell’educazione civica troviamo i valori neoliberisti che alimentano l’individualismo e la competizione tra gli studenti, giustificando lo sfruttamento, misti al senso nazionale italiano e occidentale. Neanche a dirlo, manca totalmente l’educazione sesso-affettiva, per questo rifiutiamo le nuove linee guida per l’educazione civica, le quali nascondo sotto le parole “patria”, “cultura d’impresa”, sostenendo un modello di scuola improntato alla competizione e alla cultura reazionaria e dogmi del mercato. La visione malsana di questo governo viene promulgata all’interno delle nostre scuola con vergognose circolari ministeriali strumentalizzando e revisionando la Storia: dalla circolare per ricordare la caduta del muro di Berlino, la circolare sulla giornata del 25 Aprile, la quale ha sconvolto completamente l’evento storico delle foibe ed condannando la Resistenza partigiana, fino ad arrivare alla circolare del 4 novembre ed ai nostri stessi libri di testo.

Denunciamo questi tentativi di riscrittura della Storia e legittimazione delle barbarie compiute dal Nazifascismo, vogliamo una cultura e formazione completa ed veramente libera da qualsiasi forma di revisionismo storico e culturale. In questo panorama politico vediamo inoltre l’inasprimento ed un sempre maggiore bellicismo occidentale, osserviamo infatti come la retorica della militarizzazione si stia facendo strada nella nostra vita di tutti i giorni, tramite una spietata propaganda militarista calata dall’alto, che riesce ad entrare anche nelle nostre scuole, ed una delle tante riprove è visibile tramite la collaborazione tra il nostro istituto e la scuola militare di Nunziatella, la quale attraverso degli incontri svolti durante l’orario scolastico con noi studenti ha diffuso e provato a normalizzare la linea bellicista di questo governo.

Soldi alla scuola non alla guerra

I forti venti di guerra alimentati dall’aggravarsi dell’escalation in Ucraina, il genocidio compiuto da Israele ai danni del popolo palestinese, in unione ai svariati conflitti sparsi per il mondo, riflettono ed hanno ricadute dirette sulla nostra quotidianità e in particolare sul nostro sistema scolastico. Le ripercussioni oltre che su un piano culturale, con la normalizzazione, attraverso il bombardamenti mediatico della guerra e violenza, hanno ovviamente anche gravi ricadute economiche, le quali ricadono sulle carenze strutturali della scuola e la sua assenza di prospettive per noi student3.

Il governo Meloni in piena complicità politica con le politiche guerrafondaie, portate avanti dall’Occidente continua ad investire nella filiera bellica, aumentando la produzione armamenti ed sostenendo con grandi finanziamenti le barbarie e i massacri nel mondo. La situazione si aggrava con la mancanza di assunzioni e la diffusione della precarietà. I soldi per il pubblico dalla sanità all’istruzione sono in calo: dal caro libri, al precariato, l’edilizia fatiscente, materiali mancanti, trasporti inefficienti, fino ad arrivare all’ingente costo delle ripetizioni ed campi scuola a causa dei vergognosi tagli applicati, pretendiamo che vengano investiti soldi sulla nostra formazione e futuro, invece che nelle armi.

Contro la scuola del merito di Valditara

Rappresentativo di questa idea di scuola malsana è stata la modifica del nome del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca in “Ministero dell’Istruzione e del Merito” attuata dal governo Meloni. Sotto la guida di Valditara, tale ministero si sta prodigando in riforme e modifiche per porre l’accento sul fallace concetto di “merito”: l3 student3 vengono incoraggiat3 a competere sfrenatamente con i loro compagni, in una brutale selezione che premia chi eccelle e lascia indietro chi ha difficoltà. Una di queste riforme, espressa in una circolare, è un sistema di valutazioni che incoraggia i docenti a sottoporre gli alunni a continue prove con voto, continuando la retorica delle prestazioni valutate numericamente che oltre a caricare gli studenti di ansia e incertezza, promuove l’idea che l’unico scopo debba essere quello di ottenere valutazioni più alte possibili, anziché interessarsi agli argomenti studiati, arrivando anche a non prestare il proprio aiuto all’altro.

Questa ideologia del merito, la quale fonda i propri pilastri in una spietata selezione di classe fin dalle scuole medie. Indirizzando l3 student3 attraverso le attività d’orientamento, ad un liceo se di “buona famiglia”, con lo scopo di riprodurre la futura classe dirigente (scuole di serie A), oppure ad un istituto tecnico-professionale se proveniente dalle classi popolari, nonché la nuova manodopera sfruttata. Noi studenti sappiamo bene che non c’è merito che tenga, in una scuola che stagna gli studenti nella condizione di partenza e nega l’emancipazione.

Un merito inoltre valutato in base alle competenze aziendali, registrate nel curriculum dello studente e database come la piattaforma UNICA, i quali attraverso queste schede sono oggetto e primaria fonte di selezione ed orientamento lavorativo compiuto dalle aziende su noi studenti.

Scuola dell’inclusione

Una delle principali problematiche concrete nel nostro istituto riguarda la mancanza di un ambiente realmente sicuro ed inclusivo, sia dal punto di vista formativo che materiale. A partire dalla questione DSA-BES (Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Bisogni Educativi Speciali) verso la quale percepiamo un evidente approccio superficiale e discriminatorio, in molti hanno assistito a commenti inappropriati e inaccettabili rivolti a delle studentesse da parte dei docenti, la negazione dell’attuazione da parte del CDI del congedo mestruale per ben due anni di fila, oltre che una carriera alias la quale dopo l’attivazione rimane un semplice diritto su carta non rispettato.

Si aggiungono strutture che non permettono l’accesso a persone con disabilità fisiche, oltre le continue prevaricazioni di origine razzista, maschilista ed omofoba. Questo atteggiamento da parte della nostra scuola non è accettabile, vogliamo una scuola che riconosca e promuova le diversità tra gli studenti e le loro condizioni di partenza che riesca ad essere veramente un luogo emancipatorio, basato sui valori del rispetto ed inclusione e non il suo totale opposto. La diversità è un valore che dovrebbe essere promosso e celebrato nella nostra istituzione educativa, e confidiamo nella possibilità di intraprendere misure per aumentare la sensibilizzazione e la formazione all’interno del personale scolastico su questo importante tema.

Viviamo nella società dell’imbarbarimento culturale, della discriminazione e della violenza. Una società che dobbiamo ribaltare, ed è nostro dovere di partire dai nostri istituti, che dovrebbero formare, educare e permettere l’emancipazione punto di vista sociale, luoghi dove l’educazione alla sessualità e all’affettività dovrebbe essere una materia strutturale e non una richiesta lasciata inascoltata, nonostante ci siano sempre più casi di violenza e femminicidi.

Democrazia nelle scuole

Da anni a questa parte ormai la scuola ha preso una svolta reazionaria e repressiva, limitando la libertà d’espressione, la democrazia al suo interno, oltre che condannando ed isolando qualsiasi forma di dissenso. L’aumento del potere in mano dei presidi, diventati dei veri e propri sceriffi che amministrano le scuole a loro piacimento, ha aumentato la repressione, alternando al proprio ruolo tutta la comunità scolastica, considerata priva di valenza. Le uniche risposte che questo governo riesce a dare alle nostre lotte e richieste sono Provvedimenti disciplinari, note, sospensioni e manganelli, facendo passare l’idea per cui le lotte non sono legittime.

La scuola deve ritornare un luogo di formazione, dibattito e confronto, che riesca a preparare la nuova classe. Uno di questi strumenti è proprio la riforma del voto in condotta, offrendo ai presidi un ulteriore strumento per gestire in modo poliziesco qualsiasi manifestazione di disagio o di conflitto si presenti, creando un deterrente per gli studenti che come noi hanno deciso di alzare la testa contro questo modello scolastico fallimentare, occupando o mobilitandosi politicamente in qualsiasi forma nelle proprie scuole. Proprio per questo vogliamo ritagliarci uno spazio veramente libero e democratico, il quale se non ci verrà concesso lo prenderemo attraverso la lotta.

Con la Resistenza palestinese, contro l’escalation d’Israele

Le nostre scuole non possono e non devono essere campi neutrali nella nostra società, esse devono essere luoghi d’espressione politica, anche su temi che non ci toccano in prima persona. Davanti al genocidio del popolo palestinese, all’escalation militare di Israele, che grazie alla complicità delle nostre istituzioni e al costante finanziamento da parte dell’Occidente, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, sta destabilizzando l’intero Medio Oriente, il nostro liceo non può e non deve essere neutrale.

Ci schieriamo al fianco della resistenza palestinese senza se e senza ma. Riteniamo responsabile il governo Meloni del progetto di pulizia etnica in atto, il quale ha le mani sporche di sangue del popolo palestinese. Riteniamo responsabili tutti coloro che non hanno preso posizione e pretendiamo che la nostra scuola riconosca il genocidio del popolo palestinese. Lo Stato genocida d’Israele ad oggi rappresenta un pericolo per tutta l’umanità, un “cane pazzo” che, nella sua pazzia, può condurre alla terza guerra mondiale.

Da più di 76 anni porta avanti il progetto coloniale sionista, un piano di pulizia etnica su base razziale, che ha reso la Palestina un cimitero a cielo aperto sotto gli occhi di tutti, massacrando il popolo libanese, bombardando lo Yemen e Iran, senza suscitare alcuno scalpore nei paesi occidentali, complici di queste barbarie ed repressivi nei confronti di chi lotta per questa causa.

Noi student3 veniamo da un anno di mobilitazioni che sono state in tutti i modi represse violentemente da questo governo. Ci hanno descritto come antagonist3, terrorist3, ragazz3 che non studiano e che non conoscono la storia. Noi la storia la conosciamo, i nostri nonni partigiani ci hanno liberato dall’oppressione fascista con la resistenza, combattendo per i valori che oggi sono alla base della nostra Costituzione. Oggi riconosciamo che quei partigiani sono in Palestina, ma soprattutto che la scuola ci debba insegnare a imparare dal passato. I nostri valori morali ci obbligano a mobilitarci.

Sappiamo di stare dalla parte giusta della storia e che l’antisionismo sia un sentimento fondamentale della nostra lotta. L’importanza di far partire le lotte dalle nostre scuole e di farle confluire con quelle di tutti gli student3, i lavorator3, i disoccupat3 e gli immigrat3 di questo paese è fondamentale. Per questo rilanciamo il grande corteo nazionale del 30 novembre contro l’escalation di Israele.

La questione palestinese è una questione di giustizia che deve esser percepita da tutti noi, un popolo stremato solo a scopi coloniali ed economici, non può continuare ad essere tollerato al giorno d’oggi senza che nessuno. Un anno di mobilitazioni nei nostri luoghi di formazione ha portato alla scissione degli accordi di molte università del paese con quelle israeliane, ponendo la questione palestinese al centro del dibattito nazionale, senza dimenticare come vorrebbe la nostra classe dirigente, con il controllo dei media che quotidianamente portano avanti veri e propri piani di disinformazione. I quotidiani e i beceri attacchi hanno solo la funzione di “distrazione di massa” per coprire l’orrore che sta avvenendo in quel pezzo di mondo, di cui noi come paese siamo responsabili.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Immigrazione

Come student3 del liceo Cavour occupato, rivendichiamo il nostro posizionamento antirazzista contro ogni suprematismo colonialista e fascista, attraverso una chiave di lettura politica, e non solo umanitaria, che denuncia un un sistema di oppressione strutturale basato sulle politiche di confinamento, repressione e sfruttamento. Ci uniamo alla lotta dell3 migrant3 e delle generazioni con background migratorio per rivendicare i diritti di tutte e tutti contro ogni privilegio. La cittadinanza deve essere riconosciuta a tutte e tutti coloro che nascono o crescono in Italia, senza distinzione di competenze o merito scolastico.

Vogliamo la cittadinanza per tutti non solo per chi è “un bravo cittadino”. Stiamo lottando quindi contro un sistema dove il razzismo è radicato nelle leggi e nella burocrazia stessa del paese, un paese dove i migranti vengono sfruttati in condizioni disumane, come braccianti, raider, lavoratrici domestiche e sottopagate, e dove anche i lavoratori migranti “qualificati” sono costretti a situazioni di costante precarietà. Ci opponiamo ai centri di detenzione e rimpatrio (CPR), veri e proprio lager legittimati dallo stato. Il DDL 1660 in materia di sicurezza, oltre a colpire con misure ancora più repressive noi studenti in lotta, impedirà ogni forma di protesta e resistenza dei migranti nei CPR. Ci opponiamo al piano Mattei sulle frontiere e sui CPR in Albania che prevede la illegittima deportazione e detenzione dei migranti in Albania. Inoltre, nel periodo di crisi storico che stiamo vivendo, si tratta dell’ennesimo sperpero di fondi che dovrebbero essere utilizzati per la scuola e per la sanità pubblica.

Il piano Mattei anticipa la riforma europea in materia di immigrazione della Commissione europea presieduta da Ursula Von Der Leyen, una riforma basata su politiche di confinamento, repressione e suprematismo, politiche che sono anche matrice del genocidio in Palestina e diretta conseguenza del colonialismo e dell’imperialismo. Come student3 del liceo Cavour occupato, rivendichiamo con forza le nostre idee. Per una società antirazzista e anticolonialista e per la libertà di tutte le migranti e i migranti.

Scuola transfemminista

La violenza di genere è il risultato della cultura patriarcale sistemica, che perpetra comportamenti e norme sociali che minimizzano e giustificano questo fenomeno. I femminicidi, che trovano spazio sulle prime pagine dei giornali, in realtà sono solo la punta dell’iceberg di numerosi altri esempi di violenza di genere che attraversano la società. Luoghi della violenza non sono solo le strade buie ma ancora oggi le famiglie, dove avvengono sia maltrattamenti fisici che psicologici, i posti di lavoro dove oltre alle molestie e alle discriminazioni sono ancora presenti disparità salariali a scapito di donne e persone trans e tutti i luoghi dove si esercitano relazioni di potere, scuole comprese.

Il nostro liceo negli ultimi anni è stato luogo di tanti episodi spiacevoli di discriminazione e prevaricazione, sono state innumerevoli le situazioni in cui studentesse hanno ricevuto commenti sui propri corpi, apprezzamenti e molestie. Episodi che fin troppe volte sono stati giustificati, ignorati o sminuiti, anche da parte della dirigenza.

I casi del Cavour però non sono stati isolati, quasi quotidianamente possiamo leggere sui giornali di casi di molestie gravi all’interno delle scuole e delle università dell’intera città e nazione. Riteniamo fondamentale partire dai luoghi della formazione per riuscire a rovesciare la violenza strutturale del patriarcato alla base di questa società. Una prima tappa di questo percorso deve essere un’educazione sessuoaffettiva per imparare a rapportarsi tra di noi in maniera egualitaria e consensuale promuovendo il superamento delle relazione prevaricatorie. Riappropriarci del concetto di sessualità e di desiderio e piacere sessuale senza che questo venga condannato o reso motivo di vergogna, imparando a conoscere il nostro corpo e formulando delle riflessioni sugli stereotipi di maschilità e femminilità. Senza dimenticare la sensibilizzazione sull’uso dei contraccettivi e delle malattie sessualmente trasmissibili. Sentiamo la necessità di un diverso approccio educativo che non si basi su un modello di istruzione fondato sul merito e sulla competizione e sempre più mirato solo allo sviluppo economico del paese e all’ insegnamento di un sapere patriarcale.

Crediamo nella costruzione di un nuovo genere di educazione che tenga conto delle nostre esigenze e dei nostri desideri e di spazi del sapere che rispettino i nostri bisogni e ci facciano sentire al sicuro. Di conseguenza, la politica deve prendere una responsabilità in questo processo. Purtroppo però, durante lo scorso anno, a seguito dello stupro di Palermo e della grande esplosione mediatica l’unica risposta da parte del ministro Valditara è stata inefficiente. La proposta del progetto “educare alle relazioni” ha delle evidenti problematiche: un corso pomeridiano con frequenza facoltativa, che non tratta il tema fondamentale del consenso e che non è tenuto da specialist3 format3. Inoltre, sono state gravissime le ultime dichiarazioni di Valditara alla presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin.

Negare l’esistenza del patriarcato e non riconoscere la provenienza culturale e sistemica è inaccettabile, ed ancora più grave è sostenere una tesi razzista che accusa l’immigrazione di essere l’unica causa dell’aumento di molestie e violenze. Le dichiarazioni e azioni del ministro seguono perfettamente la linea politica portata avanti da questo governo e da i suoi precedenti. Un governo che ha reso reato universale la gestazione per altr3, che ha aumentato le tasse sui prodotti igienico sanitari, che continua ad attaccare il diritto all’aborto e legittimare le organizzazioni provita nei consultori.

Da tempo ormai assistiamo al continuo attacco e definanziamento dei consultori, che nascono come realtà fondamentale per la salute fisica e riproduttiva delle donne e che hanno garantito per anni l’accesso al diritto all’aborto. Fatte queste premesse però, crediamo sia fondamentale ribadire una questione, come student3 sappiamo bene che la lotta transfemminista comprende anche la lotta al sistema capitalistico, siamo consapevoli che è impossibile estrapolare il patriarcato dall’attuale società e dalla condizione generale cui ci troviamo davanti, è evidente e chiaro quanto ad oggi il capitalismo strumentalizzi la questione del patriarcato a pieno regime.

Un occidente che non essendo più in grado di avere una funzione dirigente e di indirizzamento delle masse non fa altro che prevaricare con la violenza, una violenza sistemica, partendo dalla violenza guerrafondaia fino alla violenza dello sfruttamento, di un governo antiabortista e reazionario. Non crediamo a quella propaganda liberale che parla di un femminismo borghese, di empowerment femminile prendendo esempi di donne come la Schlein, la Meloni e la Bernini che per arrivare dove sono ora hanno sfruttato a loro volta; a quel centro sinistra che non ha fatto altro che smantellare poco a poco la sanità, andando a negare un diritto all’ aborto e alla contraccezione gratuita.

Ci rifiutiamo di credere in una lotta all’emancipazione senza parlare anche di lotta di classe, una lotta sostanziale, alla condizione femminile si aggiunge la condizione sociale di partenza: gli abusi, le discriminazioni, le molestie che donne e libere soggettività vivono quotidianamente sono un dato strutturale e generalizzato, come confermano gli episodi di violenza e i femminicidi all’ordine del giorno.

Il transfemminismo è una lotta intersezionale a tutte le lotte, per una trasformazione radicale della società. Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere è sicuramente una data importante, ma non un fine. Continueremo a mobilitarci nelle piazze, a pretendere un percorso di educazione sessuoaffettiva e l’approvazione del congedo mestruale nel nostro Liceo.

Contro la devastazione ambientale: student3 solidali al Movimento NO TAV

La devastazione ambientale e le conseguenze che porta con sé, dalle alluvioni agli incendi, sono fenomeni ormai sempre più presente nelle nostre vite, manifestandosi a livello mondiale. Il cambiamento climatico è segnato, ad esempio, dalla TAV (linea ad alta velocità Torino-Lione), progetto portato avanti dallo Stato italiano, quello francese e l’Unione Europea, che oltre a distruggere il territorio della Val di Susa, ha portato e sta portando alla militarizzazione sempre più marcata della popolazione e di quei territori. Ad ottobre il presidio NO TAV di San Giuliano è stato sgomberato ed espropriato per costruire il cantiere più grande nella Val Di Susa.

Il movimento NO TAV è una realtà politica che pratica forme di resistenza nella valle da 30 anni, e che nelle settimane dopo l’esproprio di San Giuliano dopo forti momenti di tensione con le forze dell’ordine si è ripreso parte del proprio presidio.

In Toscana il processo di devastazione ambientale va di pari passo con un progetto bellico come la base
NATO in costruzione a Coltano.

Scendendo a sud troviamo la possibile costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, opera che costerebbe 14 miliardi di soldi pubblici, il ponte che devasterebbe l’ecosistema e porterebbe ad ulteriori espropri abitativi, inoltre alimenterebbe le mafie e la militarizzazione della Sicilia.

Come student3 NO TAV, NO BASE E NO PONTE portiamo complicità e solidarietà all3 compagn3 del movimento e a tutti i movimenti ambientalisti. Siamo contro la devastazione ambientale e l’investimento di quei miliardi di euro in grandi opere inutili e funzionali solo per velocizzare il profitto e il commercio di armi, gli stessi soldi che dovrebbero andare alle scuole e alla popolazione.

La nostra lotta, la nostra protesta si estende anche alla nuova scellerata e bellicosa legge finanziaria varata dal governo Meloni in continuità con le precedenti amministrazioni di centrodestra e centrosinistra. Ci è chiara la visione individualista e aziendalista di questo governo, che si dimostra opposta alla nostra.

Contro le politiche antisociali del governo Meloni

Nell’ultima manovra sono stati effettuati numerosi tagli alle politiche sociali: dalla scuola con la rinuncia a 5660 nuovi docenti e a nuovi 2174 membri ATA, passando per i tagli alla ricerca e alle università, dove le borse di studio diventano sempre meno accessibili e al disinvestimento nella spesa sanitaria e nei fondi per curare i DCA.

Mentre per la guerra l’Italia nel 2024 si prepara a spendere oltre 28 miliardi di euro, tra spese per l’acquisto di armi, munizioni, carri armati e droni, aumentando di anno in anno il peso di questa voce in bilancio, per colpa anche delle pressioni dei paesi occidentali, della NATO e per le politiche di austerità imposte dall’unione europea. Le nostre scuole cadono a pezzi, il personale è sottopagato e insufficiente, gli istituti vengono chiusi o accorpati, mancano spesso anche nella nostra scuola prodotti base per l’igiene personale e lo svolgimento della didattica.

Per il futuro non possiamo aspettarci un posto di lavoro stabile e dignitosamente retribuito, date le politiche del centrodestra e centrosinistra volte alla precarizzazione del lavoro, non possiamo aspettarci che ci venga garantito il diritto di cura o la possibilità avere una pensione, visto che ogni anno la spesa sociale viene tagliata in favore di privatizzazioni selvagge, un percorso iniziato ormai più di 30 anni fa e che non accenna a fermarsi.

Di fronte alle nostre denunce e necessità, il governo ci ignora e strizza gli occhi ad amici, evasori, corporazionisti e bellicisti, assicurandogli posti di lavoro e privilegi andando avanti con la propria visione di mondo liberista e genocida.

Meno soldi al pubblico, ma più fondi alle scuole private!

A proporlo è un emendamento della legge di bilancio presentato da FDI, il quale invece che investire nel pubblico, in particolare l’istruzione decide di continuare la privatizzazione di quest’ultima, erogando un bonus fino a 1.500 euro per ciascuno studente di una scuola paritaria con ISEE non superiore a 40000 euro. La scuola pubblica, già afflitta da carenze strutturali e difficoltà nel contrastare l’abbandono scolastico viene dirottata esplicitamente verso il settore privato, lucrando sulle spese pubbliche, aumentando le disuguaglianze sociali, oltre ad rendere sempre più lontano la visione di una scuola veramente formativa, sicura ed accessibile a tutti.

Repressione e DDL 1660

Come student3, riteniamo fondamentale esprimere la nostra contrarietà al crescente clima di repressione nel nostro Paese. All’interno delle scuole, questa tendenza si manifesta attraverso la riforma del voto in condotta voluta dal ministro Valditara, all’esterno invece troviamo il nuovo decreto Sicurezza (ddl 1660), che ne rappresenta la massima espressione. Non possiamo ignorare la deriva autoritaria di questo decreto, che definiamo “liberticida”, poiché mira a colpevolizzare e criminalizzare le manifestazioni di dissenso nel nostro Paese.

Va però sottolineato che il ddl 1660 non è un caso isolato, bensì l’ultimo di una serie di decreti sulla “sicurezza” portati avanti tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra negli ultimi anni (con Minniti, Salvini ecc.). Tali decreti sono perfettamente in linea tra loro sul tema della “Sicurezza”. “Sicurezza” perché questo decreto non ha l’obiettivo di affrontare concretamente i fenomeni criminali né di garantire il mantenimento dell’ordine pubblico. Il suo scopo, al contrario, è attaccare specifici soggetti e movimenti sociali, con l’intento di criminalizzare le loro lotte.

Il ddl 1660 si concentra su gruppi e movimenti considerati “non conformi” all’idea di società promossa dal governo. Movimenti che non trovano ascolto a livello istituzionale, spesso non hanno spazi di confronto, non hanno una rappresentanza politica che faccia i loro interessi e vengono quindi marginalizzati dalla società. Tra questi vi sono, per esempio, persone in difficoltà con l’abitazione, migranti, detenuti e attivisti climatici. Il governo continua a ignorare le problematiche di ampie fasce della popolazione, puntando a isolarle ulteriormente. Portiamo l’esempio rappresentato dalle occupazioni abitative, che sono colpite e criminalizzate dal nuovo decreto, mentre non si interviene adeguatamente sull’emergenza abitativa. In questo modo, la tutela della proprietà privata viene considerata prioritaria rispetto al diritto ad abitare.

Un altro esempio riguarda le condizioni nelle carceri e nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR). Il ddl 1660 introduce il reato di “violenza penitenziaria”, destinato a punire chi organizza sommosse all’interno degli istituti penitenziari e nei CPR, ma ignora le disumane condizioni in cui spesso versano questi luoghi; ignora i numerosi episodi di abuso di potere da parte degli agenti di polizia penitenziaria nei confronti dei detenuti.

Inoltre, per la prima volta, si introduce il concetto di “resistenza passiva” agli ordini, una formulazione che permette al legislatore di interpretare a piacimento la legge, giustificando così un ulteriore inasprimento repressivo se ne ha il bisogno. Al contrario, questo decreto conferisce uno status privilegiato alle forze dell’ordine, gli garantisce maggiori poteri e tutele, alimentando l’idea che esse siano vittime nella lotta contro i movimenti radicali. Il governo Meloni sa bene di non poter dare risposte adeguate alle legittime aspettative e bisogni popolari. Per questo motivo, trova più facile reprimere e isolare le categorie più vulnerabili, piuttosto che investire risorse pubbliche per il loro sostegno. Ci teniamo a ribadire che, come studenti, siamo allarmati da questo decreto e la sua deriva autorità, ma non spaventati. É nostro dovere opporci a questa repressione, ed è nostro diritto esercitare una resistenza alle politiche oppressive e antipopolari del governo. Soprattutto nel momento in cui l’opposizione portata avanti dal centro sinistra è pressoché inesistente su questo tema, come si è visto quando il decreto è stato votato in Senato.

Siamo consapevoli quindi della responsabilità che abbiamo nel manifestare il nostro dissenso, riportando al centro il conflitto e mobilitandoci all’interno dei nostri spazi: in primis la scuola.

Antifascismo

L’antifascismo militante è ancora una pratica fondamentale che gli studenti devono portare avanti. Specialmente in questo periodo storico in cui vediamo da parte del governo il pieno sdoganamento dei fascisti ad ogni livello. Negli ultimi anni le organizzazioni studentesche o giovanili di stampo neofascista si sono infiltrate nelle scuole e nelle università. In varie scuole della nostra città alcune di queste organizzazioni hanno espresso delle liste candidate alla rappresentanza d’istituto. Al Liceo Montessori alcuni candidati di queste liste si sono fotografati facendo il saluto romano in una classe, confermando la loro natura fascista e nostalgica.

L’inchiesta di fanpage ha mostrato il vero volto di Gioventù Nazionale, giovanile del partito di Meloni Fratelli d’Italia, un volto fascista, che inneggia al Duce e al Fuhrer. Proprio alcune delle registrazioni dell’inchiesta sono state fatte a cinque minuti a piedi dalla nostra scuola, a Colle Oppio, dove si trovava la ormai dismessa sede del partito di Meloni.

Anche il Liceo Cavour è in costante attacco. Più volte negli ultimi anni ci è capitato di ricevere provocazioni o tentativi intimidatori da parte di militanti di queste organizzazioni che distribuivano volantini, o di andare a scuola e trovare dipinte sui muri e sul portone del nostro istituto svastiche, croci celtiche e fasci littori. Non possiamo scordarci che il partito attualmente al governo, guidato da Giorgia Meloni, nel momento dell’insediamento ha giurato sulla nostra costituzione antifascista; i fatti parlano poi di Fratelli d’Italia che porta avanti posizioni parzialmente anticostituzionali (come nell’autonomia indifferenziata), che aspirano all’accentramento del potere (come nel premierato) e alla repressione dell’opposizione antifascista e non solo (con il disegno di legge 1660 “sicurezza”).

Condanniamo e disprezziamo ogni forma di fascismo, ed ogni tipo di organizzazione o partito che non riesce a definirsi antifascista. La resistenza e l’antifascismo fanno parte del nostro DNA, come in quello di Gioacchino Gesmundo, professore del Cavour che partecipò alla resistenza partigiana durante il regime fascista. Gioacchino è un punto di riferimento che vogliamo e dobbiamo ricordare.

Vista la nostra esperienza al Cavour -e non solo- riconosciamo e ricordiamo l’importanza dell’antifascismo
militante e della tutela della nostra costituzione, per questo, questa occupazione è apertamente schierata contro il governo meloni, non accetta l’ingresso dei fascisti.

L3 student3 del Liceo Cavour

Un pensiero riguardo “Comunicato Student3 sull’occupazione del Liceo Cavour di Roma del 25 Novembre 2024

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