Oggi, 16 dicembre 2024, alle 16, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre si terrà la Cerimonia di conferimento della Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza a Daphne Barak Erez, giurista di prestigio internazionale, ma anche membro della Corte Suprema israeliana dal maggio 2012 nonché a lungo attiva come ufficiale delle forze armate israeliane fino a raggiungere il grado di tenente colonnello.
La Corte suprema nella sua lunga storia di 76 anni ha avallato una politica che continua a basarsi su quattro pilastri, nella gestione dei rapporti tra cittadinǝ israelianǝ, palestinesi residenti al di qua della cosiddetta Linea Verde, palestinesi residenti nei Territori Occupati e all’estero: occupazione militare, pulizia etnica, apartheid giuridico e negazione del diritto al ritorno per lǝ profughǝ.
Da quando Barak Erez è in servizio, la Corte Suprema ha emanato norme che hanno fortemente aggravato la condizione del popolo palestinese. Basti pensare al provvedimento emanato nel 2013 che ha di fatto sancito il riconoscimento legale della Ariel University, fondata nel 1982 in Cisgiordania su territori occupati illegalmente con l’esplicito scopo di contribuire a far crescere questo insediamento e sostenere il processo di giudaizzazione della regione del Naqab; alla legge del luglio 2018 sullo Stato-nazione ebraico di Israele, che sancisce la supremazia deǝ ebreǝ suǝ palestinesi e dichiara l’insediamento ebraico come un valore da incoraggiare e promuovere, in diretta violazione delle norme internazionali e delle risoluzioni ONU; alla legge del maggio 2019 che proibisce la pubblicazione di informazioni degli scavi archeologici compiuti in Territori Occupati, giustificando legalmente l’occupazione di appezzamenti appartenenti a proprietariǝ palestinesi.
Come ha detto l’importante avvocato israeliano per i diritti civili Michael Sfard in un intervento alla Columbia Law School, «l’Alta Corte israeliana è un tribunale dell’occupante e non fornisce giustizia, ma
di tanto in tanto fornisce un rimedio».
In quanto giudice della Corte Suprema, Barak Erez: ha approvato regolarmente l’uso della detenzione amministrativa, uno strumento che Israele usa per imprigionare centinaia di palestinesi senza processo e senza aver commesso alcun reato: la detenzione si basa su informazioni amministrative classificate, non rivelate aǝ detenutǝ o aǝ loro avvocatǝ; ha confermato regolarmente gli ordini di demolizione delle case palestinesi, una forma di punizione collettiva basata sulla legislazione coloniale britannica che Israele applica ancora oggi contro il popolo palestinese; ha approvato l’esproprio e l’espulsione di un intero quartiere palestinese a Silwan, a Gerusalemme, consentendo a coloni ebrei di impossessarsi delle case di
oltre 80 famiglie che vivevano lì da decenni.
All’indomani dell’avvio della sanguinosa campagna militare denominata “Scudo di Ferro” nell’ottobre 2023, la Corte Suprema ha garantito una piena copertura giuridica alle condotte criminali delle forze armate israeliane a Gaza, condotte che il Tribunale Penale Internazionale ha valutato tali da giustificare l’emissione di mandati di cattura per il Primo Ministro Netanhyahu e per l’ex ministro della Difesa Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità e che la Corte Penale Internazionale ha valutato ragionevolmente congrui con le accuse di genocidio.
Tra le tante misure emesse dalla Corte Suprema, vale la pena citare nel gennaio 2024 la decisione di respingere la richiesta di consentire l’ingresso di organi di stampa indipendenti nella Striscia di Gaza, e nel settembre 2024 la decisione di respingere una petizione che chiedeva di ordinare la chiusura del centro di detenzione di Sde Teiman, vicino a Beersheva, a causa dei gravissimi abusi compiuti a danni di detenutǝ palestinesǝ.
Tutte queste misure sono ampiamente documentate sui media israeliani e palestinesi e hanno giustificato tanto nel febbraio 2024 alla Humboldt University di Berlino quanto in settembre all’Harvard University di Boston la sollevazione di docenti e studenti anzitutto ebrei contro la decisione degli atenei di invitare Daphne Barak-Erez a tenere una conferenza in quelle sedi.
In quanto docenti, amministrativi e studenti di Roma Tre in mobilitazione contro il genocidio a Gaza e contro la normalizzazione di un’Economia di Guerra, riteniamo che la scelta di conferire una Laurea Honoris Causa a Daphne Barak-Erez sia un gesto politicamente gravissimo e inaccettabile in quanto equivale ad attribuire un valore di modello positivo a un sistema giuridico come quello israeliano che, grazie proprio all’azione di legittimazione svolta dalla Corte Suprema, continua a reggersi sui pilastri dell’occupazione militare, della pulizia etnica, dell’apartheid giuridico, della negazione del diritto al ritorno per lǝ profughǝ e continua a giustificare giuridicamente le condotte criminali e plausibilmente genocidarie dell’esercito israeliano a Gaza in questi quattordici mesi.
Una decisione rispetto alla quale non possiamo che dichiarare con voce civile ma ferma tutto il nostro dissenso, esprimendo come possiamo la voce delle oltre 44 mila persone uccise a Gaza in 14 mesi di bombardamenti e operazioni a tappeto a danno della cittadinanza, e, tra queste, deǝ quasi 10 mila studenti e deǝ oltre 400 tra docenti, insegnanti e amministrativǝ uccisǝ, come anche degli oltre 600 mila studenti di scuole primarie e secondarie e 88 mila studenti universitariǝ a cui da oltre un anno viene negato il diritto allo studio.
Per questo consegneremo una simbolica Laurea Honoris Causa a Nancy, studente di economia alla Islamic University of Gaza, che tra grandissime difficoltà sta provando a concludere la tesi di laurea, nonostante tutte e dodici le università con sede a Gaza siano state distrutte o rese inagibili.
Il valore inestimabile della resistenza culturale, civile e nonviolenta di Nancy e di tante studenti e docenti
che continuano a Gaza a riempire di significato la missione dell’università è quanto vogliamo offrire a chi,
come il Dipartimento di Giurisprudenza, ha deciso di premiare invece un Paese, un sistema giuridico e una
persona, responsabili di una lunga storia di violenza sistemica contro il popolo palestinese e attualmente
impegnati in un’operazione militare già riconosciuta sul piano del diritto internazionale come foriera di
crimini di guerra e crimini contro l’umanità e su cui pende l’accusa, fondatamente mossa, di genocidio.
Roma Tre contro l’economia di guerra

[…] di numerose pubblicazioni a carattere scientifico», secondo il dettato della e-mail pervenuta (clicca qui per la notizia). Sarebbe stato il caso di ricordare, tuttavia, che Barak-Erez è anche membra della Corte Suprema […]