Libro Bianco, Roma Tre Etica: “Israele e la filiera bellica”, disponibile il report

Questo rapporto che state per leggere è stato chiuso il 16 dicembre 2024, quindi poco più di tre mesi fa. Era in lavorazione da diversi mesi, ma abbiamo deciso, come collettivo Roma Tre Etica, di diffonderlo proprio quel giorno, in risposta a una scelta che abbiamo ritenuta grave da parte della nostra governance d’ateneo, tra le più incomprensibili e insensate da che è nata Roma Tre, nel 1992.

Lunedì 16 dicembre, infatti, a seguito di un comunicato inoltrato solo al personale docente venerdì 13 alle ore 18:37, si è tenuta la cerimonia di consegna della Laurea Honoris Causa a Daphne Barak-Erez, «eminente studiosa del diritto costituzionale e del diritto amministrativo e autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico», secondo il dettato della e-mail pervenuta (clicca qui per la notizia). Sarebbe stato il caso di ricordare, tuttavia, che Barak-Erez è anche membra della Corte Suprema israeliana in carica, di un organo che storicamente ha contribuito a legittimare 76 anni di politiche repressive ai danni del popolo palestinese, secondo le logiche sistemiche di un regime di colonialismo d’insediamento che poggia su occupazione militare, pulizia etnica, apartheid giuridico e negazione del diritto al ritorno per i/le profughi/e. Un regime che dal 7 ottobre 2023 porta avanti un’operazione militare su Gaza (Spade di ferro), secondo più fonti del diritto internazionale legittimamente associabile alla fattispecie giuridica di genocidio, operazione alimentata con condotte su cui pendono accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Insomma, il Dipartimento di Giurisprudenza ha proposto, e Rettore e Senato Accademico hanno validato, di segnalare una membra della Corte Suprema Israeliana, la Corte stessa, e Israele, come modelli forti, sul piano del diritto, alla comunità accademica tutta e in primis a docenti e studenti di Giurisprudenza.

Purtroppo, questa scelta inqualificabile è solo la pagina più fosca di una politica di rapporti con le università israeliane e con la filiera bellica in cui Roma Tre nella sua storia, benché recente, agisce in sostanziale e spregiudicata sintonia con altri atenei, della Capitale e non solo.

Da gennaio e fino a pochi giorni fa, la popolazione della Striscia aveva continuato a vivere sotto l’incubo di un’occupazione militare soffocante, in una prigione a cielo aperto dove tutte le infrastrutture civili sono state spazzate via e la stessa sopravvivenza di bambini/e, donne e civili in genere è stata scientemente messa a rischio dalla privazione di beni essenziali come cibo, acqua, servizi igienici, assistenza medica, riparo dalle intemperie, in manifesta violazione del diritto internazionale. La decisione criminale da parte del governo di Netanyahu, nelle prime ore del 18 marzo, di interrompere unilateralmente la tregua stabilita con Hamas in gennaio, scatenando una tempesta di bombardamenti che ha causato in poche ore la morte di oltre 436 civili inermi in almeno 100 attacchi diversi, mentre in Cisgiordania prosegue la sua azione di repressione nei villaggi profughi e le campagne di espulsione forzata e pulizia etnica a danno del popolo palestinese, purtroppo, non fa che ricordare a un’Europa colpevolmente silente e schierata a difesa di Israele, che il genocidio in Palestina continua a mietere vittime, che l’elezione di Trump ha reso Netanyahu più forte e sprezzante nei confronti del diritto internazionale, che lo scenario internazionale sembra apparecchiato per produrre una nuova Nakba ai danni della popolazione martire di Gaza.

Nonostante pubblicazioni, rapporti e inchieste abbiano inconfutabilmente documentato il grado di coinvolgimento delle università israeliane nel supporto istituzionale, politico e scientifico all’operazione Spade di ferro e in tutte le scelte strategiche che sostanziano le politiche di spoliazione e repressione del popolo palestinese, così come anche i rapporti tuttora in essere tra Leonardo Spa e le forze armate israeliane, Rettore e Senato Accademico hanno ritenuto di fare orecchie da mercante e tirare dritto, benché tali collaborazioni in essere con queste università, con Leonardo Spa e altri attori di filiere tossiche appaiano del tutto incompatibili con i valori del nostro Codice Etico.

Da dicembre ad oggi, nessun segnale di attenzione è emerso da parte di Rettore e Senato Accademico nei confronti delle istanze sollevate nei mesi scorsi da una parte non marginale della comunità di Roma Tre. Prova ne sia, tra le altre cose, il rinnovo dell’accordo di scambio con la Reichman University-IDC Herzlya, promosso dal già citato Dipartimento di Giurisprudenza, accordo finanziato su fondi europei del programma Erasmus+.

Come Roma Tre Etica, in sinergia con Rete RUP-Ricerca e Università per la Palestina e con le altre realtà in mobilitazione negli atenei romani e nazionali, continueremo a raccogliere firme e organizzare iniziative tese a sollecitare un deciso cambio di rotta intorno alle scelte strategiche della nostra governance d’ateneo su collaborazioni con università d’Israele e altri Paesi aggressori, progetti in odore di dual use e partenariati con industria bellica ed altri comparti tossici, nella consapevolezza delle molte condotte discutibili messe in atto da questa e dalle governance precedenti, documentate nel presente rapporto.

Lo faremo anche nella preoccupazione per il clima di chiamata alle armi che viene agitato su scala internazionale e italiana in risposta alla guerra russo-ucraina e alla politica estera aggressiva di Trump, clima alimentato dal piano ReArm Europe da 800 miliardi di euro avanzato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, che fa schizzare in alto valori di borsa, bilanci e ordinativi dei colossi americani del comparto militare-industriale ma anche di giganti italiani del settore come Leonardo e Fincantieri.   

Non meno ci preoccupano le politiche del governo Meloni in materia universitaria, a partire dal piano economico. Il governo ha ridotto il Fondo di Finanziamento Ordinario di 500 milioni di euro nel 2024 e ha annunciato altri 700 milioni di tagli per il triennio 2025-27, il che mette a rischio la sopravvivenza di molti Dipartimenti e Corsi di Laurea, comporta la perdita del posto di lavoro per 2/3 dei/delle 30 mila precari/e, sacrifica il futuro di oltre 40 mila dottorandi/e in attesa di prospettive, scarica i costi di queste scelte sugli atenei e quindi sugli/sulle studenti che si vedranno alzare le tasse d’iscrizione.

Inoltre, il governo ha messo all’ordine del giorno il DDL 1240 che va a riformare il preruolo, precarizzandolo ulteriormente, minaccia di aumentare la quota premiale sul FFO che va ad aggravare ancor più le diseguaglianze tra nord e sud e, con il DDL sicurezza, garantisce ai servizi di sicurezza di poter mettere mano liberamente su dati sensibili di docenti e studenti in deroga alle normative vigenti, mettendone a rischio diritti e libertà.

Un’università pubblica più debole e sotto ricatto, scontando la concorrenza sleale delle telematiche, rischia di non potersi permettere di adottare policy di gestione etica e trasparente nella definizione di convenzioni, accordi e partecipazioni a progetti europei, legandosi mani e piedi a partner tossici, per ragioni di bilancio.

Se siete studenti, studentesse, docenti o amministrativǝ di Roma Tre, vi invitiamo a sottoscrivere le nostre richieste a Rettore e Senato Accademico. In tutti gli altri casi, potete sostenerci, seguendoci via social su Instagram e Facebook.

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