Gaza: Una tragedia invisibile e il silenzio dei media. Cosa possiamo fare?

Ogni giorno Gaza piange decine di morti. Di questi, un numero esorbitante sono bambini e bambine. Chi tra queste creature non muore sotto le macerie e le bombe, perde la vita per ipotermia come la piccola Sila, di tre settimane appena. Un genocidio in diretta sotto gli occhi di tutti. Basta avere uno smartphone.

Di fronte a ciò è di tutta evidenza l’incapacità dei media nazionali di rappresentare la tragedia in corso, dal momento che a questo sterminio viene si e no dedicato quotidianamente qualche minuto anche nelle edizioni di punta. Persino il linguaggio utilizzato, tra l’altro, è di una pochezza sconcertante, se si pensa che le devastanti azioni condotte dall’esercito israeliano a Tulkarem e Jenin sono definite operazioni antiterrorismo, mentre i bombardamenti terroristici a tappeto su Gaza da parte di Israele vengono classificate semplicemente come l’ennesimo “raid”. Nella mistificazione dei fatti non si specifica ovviamente che questi “raid” non hanno altro obiettivo se non la popolazione civile, che da ottobre 2023 viene spostata da un angolo all’altro di un lembo di terra che è una trappola senza via di uscita.

In tutto questo, l’Italia e le altre potenze europee continuano imperterrite nella direzione di un vertiginoso aumento delle spese militari per l’acquisto di nuovi caccia, come possiamo leggere nell’interessante post https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2024/12/nuovi-caccia-da-guerra-e-aumento.html?m=1 al quale rinviamo per i particolari.

È un contesto da terza guerra mondiale quello che stiamo vivendo, dove l’economia di guerra drena via via imponenti risorse necessarie alla spesa pubblica e richiede un costante lavaggio del cervello a partire dalle scuole fino ad arrivare ai grandi mezzi di comunicazione con l’obiettivo di normalizzare quanto di mostruoso sta vivendo il popolo di Palestina e quando di insensato viene richiesto al popolo italiano in termini di sacrifici economici per far funzionare questa immane macchina di morte.

Cosa può fare ognun* di noi nel concreto? L’alternativa al silenzio impotente è l’azione collettiva organizzata. Mai come in questo momento è necessario fare movimento, fare rete, fare controinformazione.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da due anni è impegnato nel tentativo di denunciare le storture di una spesa militare insensata e la quotidiana campagna di reclutamento di ragazzi e ragazze condotta dalle forze armate all’interno delle nostre scuole. È necessario però che questa nostra opera di sensibilizzazione sia raccolta e supportata da tutta la società civile, dalle strutture sindacali fino ai genitori e alle genitrici, dai collettivi studenteschi al personale scolastico tutto. La pressione dei numeri può spostare in maniera importate gli equilibri in una situazione che al momento non offre vie di uscita se non la folle corsa al riarmo e il massacro dei popoli (oggi in terra di Palestina, domani chissà dove). Non sarà facile. Ma dobbiamo provarci. Insieme.

Invitiamo chiunque abbia a cuore il futuro della scuola e delle università a contattarci https://osservatorionomilscuola.com/contatti/ e osservatorionomili@gmail.com e a visitare il nostro sito https://osservatorionomilscuola.com/, al fine di coordinare azioni sia a livello locale che nazionale e permettere la più ampia circolazione possibile delle informazioni.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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