Festa del Tricolore: simboli e controversie nella retorica dell’identità italiana

Il 7 gennaio si è celebrata la Festa del Tricolore per commemorare la nascita della bandiera italiana (con l’adozione ufficiale del Tricolore da parte della Repubblica Cispadana), poi assunta come simbolo dell’Unità e dell’identità nazionale. La giornata è stata istituita nel 1996 in occasione del bicentenario della nascita del Tricolore.

Siamo davanti a una delle tante ricorrenze con le quali, da lustri, stanno ricostruendo una identità nazionale e un sistema di valori attorno a cui cementificare non solo l’unità del Paese, ma anche una comunanza di vedute trasversali agli schieramenti politici.

Siamo il Paese che non ha mai fatto i conti con il passato coloniale e fascista, gran parte dei testi di Angelo Del Boca, studioso del colonialismo italiano, sono fuori stampa; siamo il Paese in cui fin dall’immediato dopoguerra ogni richiesta di approfondimento storico, a partire dalla pubblicazione dei documenti segretati negli archivi, ha trovato mille ostacoli per ritardare la ricerca e lo studio di un passato scomodo. Ma siamo anche la nazione che, al contrario di ogni altro Stato europeo, tarda a fare i conti con il ventennio fascista, prova ne sia che un importante quotidiano italiano ha ribattezzato Mussolini uomo dell’anno appena trascorso.

Un recente libro di Giorgio Boatti, Inganno di Stato, Einaudi, Torino 2024, porta alla luce intrecci e uomini di Stato passati indenni dal ventennio e, dopo avere ricoperto incarichi di vertice nella polizia politica fascista e nella repressione degli antifascisti, ha assunto importanti incarichi di Stato nella Repubblica fondata sull’antifascismo fino agli anni delle stragi che hanno portato alla luce apparati ufficiali collusi con gli autori di orribili crimini.

La domanda alla quale rispondere è: perché numerosi politici si siano presentati nelle scuole di ogni ordine e grado per celebrare la Festa del Tricolore, cantare l’inno di Mameli accompagnato da altri testi patriottici?

Leggiamo testualmente dal sito del Ministero della Difesa: «Il 7 gennaio 1797 veniva scelto come vessillo della Repubblica Cispadana. Oggi il Tricolore, simbolo per eccellenza del nostro Paese, compie 228 anni. Tre colori – il verde, il bianco e il rosso – che rappresentano valori dei quali donne e uomini delle Forze Armate sono tra i più preziosi ambasciatori nel mondo».

Insomma, una giornata per celebrare ancora una volta le Forze armate, che da mesi stanno presenziando nelle scuole per promuovere il reclutamento nell’Esercito Italiano; l’ennesima occasione di celebrare il militarismo e la politica estera del Governo silente e complice del genocidio del popolo palestinese, prona agli interessi USA anche quando vanno in direzione ostinata e contraria contro Amnesty International, contro la Corte Penale Internazionale, contro le economie europee, come dimostra l’aumento del costo del gas che acquistiamo dagli USA a costi superiori del 400% rispetto a quello russo.

La retorica militarista si avvale di queste giornate per celebrare le politiche estere e internazionali, gli interventi militari all’estero, i piani di intervento in Africa nascosti dietro a progetti di sostegno alle economie locali.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università denuncia ancora una volta la presenza attiva del militarismo nelle nostre scuole e nell’università, si demistifica la storia per giustificare un presente fatto di guerra, di genocidi e di sopraffazione economica e culturale.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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