Pubblichiamo una lettera del gruppo Skonfinarti, aderente all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, letta durante il flashmob svolto in occasione della serata del 3 febbraio a Bari contro l’invio di armi in Ucraina (clicca qui per l’evento) alla presenza di Michele Lucivero in rappresentanza dell’Osservatorio.
Qualsiasi oggetto che può essere usato come mezzo materiale di offesa o di difesa; in senso stretto, ogni oggetto appositamente fabbricato per la guerra, la difesa personale, la caccia e anche per alcune competizioni sportive, e già su questo dovremmo riflette…
Ecco l’elenco:
1. armi bianche, quelle che feriscono di punta o di taglio (spada, baionetta, pugnale, ecc.);
2. armi da difesa (elmo, scudo, corazza, giubbotto antiproiettile, ecc.);
3. armi da fuoco, quelle che usano un esplosivo come propellente per lanciare proiettili, e distinte in
– armi portatili (più precisamente, a. portatili individuali, come la pistola, il mitra, ecc.;
– armi portatili collettive, come la mitragliatrice) e artiglieria;
4. armi a colpo singolo, a ripetizione, automatiche, armi da fuoco portatili, distinte in base al meccanismo di sparo;
5. armi pneumatiche, quelle che impiegano come propellente del proiettile aria compressa o anidride carbonica, usate generalmente per il tiro a segno. In diritto si distinguono inoltre le armi proprie, che sono tutte quelle ora indicate, la cui destinazione è l’offesa alla persona, e le armi improprie, cioè tutti gli strumenti atti ad offendere (bastoni ferrati, mazze ferrate, coltelli e forbici a lama lunga, rasoi, falci, scalpelli, ecc.), dei quali la legge vieta il porto in modo assoluto;
6. armi da botta (clava, mazza ferrata, ecc.);
7. armi da getto (o da lancio, o lanciatoie), sia a mano per breve distanza (come il giavellotto) sia mediante opportuno congegno per distanze maggiori (arco, catapulta, balestra, ecc.);
8. armi cortesi, quelle in uso un tempo nei tornei (v. cortese);
9. armi strategiche, quelle che per caratteristiche e potenzialità (per es., gli ordigni missilistici a lunga gittata e testata nucleare di elevata potenza) sono capaci d’influire sulla strategia di un conflitto;
10. armi tattiche (come i missili a breve e medio raggio) che invece hanno rilievo solamente per le vicende dei singoli combattimenti;
11. armi di saturazione, quelle capaci di coprire interamente e in brevissimo tempo con proprî proietti, o missili, un’ampia zona di terreno in modo da distruggere (o quanto meno indebolire fortemente) tutti gli approntamenti difensivi dell’avversario collocati su di essa;
e poi… armi subacquee, armi nucleari ; armi chimiche, armi batteriologiche, gli aggressivi chimici e batteriologici impiegati a scopi bellici.
Sistema d’arma, espressione con cui, nella terminologia militare moderna, si designa l’insieme di quegli apparati elettronici, optoelettronici, elettroacustici (radar, sonde ai raggi infrarossi, sensori laser, ecogoniometri, ecc.) ai quali è asservita un’arma vera e propria (missile, cannone, lanciarazzi, lanciasiluri, ecc.) tramite un centro di controllo computerizzato, e che sono necessarî per la risoluzione istantanea e ottimale del problema di tiro contro un bersaglio nemico (missile, aereo, sottomarino, ecc.)
Nelle locuzioni, altre infinite espressioni militaresche: la lingua come arma, l’arma dello sciopero, arma del ricatto, armi spirituali (interdetto e scomunica), fratelli d’arma, ecc. ecc..
Come facciamo a liberarci di questo tema? Di questo concetto? È ormai presente in tutte le aree semantiche. Le armi non sono oggetti, sono un concetto, sono nell’idea collettiva, nel pensiero sociale. Andrebbe cambiato il linguaggio, ripulito. Certo, abbiamo l’urgenza di “contrastare” la produzione e il successivo invio di armi, nelle terre in guerra, ma abbiamo anche, o forse soprattutto, il DOVERE di lavorare più in piccolo, territorialmente. Dovremmo accompagnare le persone a sentire di poter/dover fare la propria parte, perché è vero che le spaventerebbe di più, forse, ma al contempo più possibile, più reale.
Esiste il tempo presente, del QUI E ORA, dove noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa. E poi c’è il tempo lento, del flusso continuo, dove possiamo seminare, ma i frutti si coglieranno nel tempo, chissà quando, e chi, ne beneficerà. Ma entrambi questi tempi, hanno in comune il concetto di irreversibilità. Non si può chiedere, o sperare, che un albero torni germoglio, ma possiamo aiutarlo a germogliare.
Il cambiamento c’è stato ormai. Possiamo solo scegliere come abitare questo tempo nuovo. Il tempo del rimpanto, del rammarico, del dolore dell’impotenza, e un tempo importante, necessario per elaborare si, il lutto, lo stordimento , ma è fondamentale che dedichiamo energie al cambiamento, per la trasformazione.
È importante che riusciamo ad utilizzare la rabbia, quella sana, quella dell’indignazione, della contestazione, della partecipazione, per agire nuove forme di gestione dei conflitti. Abbiamo coscienza e conoscenza. Abbiamo le parole, proviamo ad utilizzarle insieme. Diamo a quell’albero la possibilità di germogliare. Troviamo il Tempo, come direbbe Padre Zanotelli, di costruire “una civiltà della tenerezza”.
