«La presenza dei Carabinieri a scuola, oltre a fornire informazioni e conoscenze, è anche un’opportunità per i giovani di interagire e porre domande su tematiche di attualità come il bullismo e il cyberbullismo. L’iniziativa, promossa dal comando generale dell’Arma dei carabinieri, rappresenta un contributo importante alla formazione dei giovani alla legalità e alla responsabilità, in un’ottica di prevenzione e di tutela della salute e della vita dei ragazzi» (clicca qui per la fonte).
Questo è uno dei tanti brani che si può trovare nei mass-media, spesso di carattere locale, che presentano ed amplificano positivamente, in maniera acritica, la presenza militare nelle scuole come un’opportunità.
In questo caso si tratta del polo formativo professionale di Sondrio (PFP) che un paio di anni fa fece partecipare gli studenti e le studentesse di zona ad un incontro con i Carabinieri per la prevenzione alle dipendenze da droghe.
Nulla di nuovo, quindi, sotto il sole, ma ci preme sottolineare, osservando la foto dell’evento che presenta plasticamente qual è il “setting formativo“, come questo venga creato ad arte, consapevolmente o inconsapevolmente poco importa: l’ufficiale dei Carabinieri (peraltro uomo) che letteralmente tiene banco, ha le braccia tese appoggiate sulla cattedra. Ciò indica oltre che sicurezza di sé anche una buona dose di autoritarismo, mentre per l’autorevolezza c’è la divisa grondante di medaglie a compensarne il deficit. La carabiniera invece, in posizione è sempre defilata e mai protagonista, guardando anche le altre foto, si pone alle spalle dei ragazzi e delle ragazze: questa è una strategia che si può utilizzare in campo formativo per mantenere alta l’attenzione perché esprime in qualche modo una sorta di controllo della situazione e quindi un contrasto ad eventuali distrazione e mantenere alta la concentrazione dei discenti.
L’accoppiata di due agenti in divisa e quindi non di uno solo che gira “partecipativamente” tra i banchi guardando negli occhi, spostandosi da dietro la cattedra, riproduci in questo caso un clima da caserma piuttosto che uno prettamente formativo educativo.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
