“In occasione dell’ incontro con AssOrienta dedicato alle “Carriere in divisa” alcuni docenti dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino hanno ritenuto necessario esprimere in via ufficiale la propria contrarietà a questa attività, firmando una lettera aperta in cui si esplicitano ancora una volta le ragioni della propria “obiezione di coscienza”.
Alcune/i insegnanti delle classi quinte destinatarie di questo incontro hanno ritenuto opportuno comunicare agli studenti e alle studentesse la propria posizione di dissenso rispetto ai consigli di classe di appartenenza, al fine di non essere tacciati di adottare posizioni ostruzioniste rispetto a quello che viene ormai definito “diritto all’orientamento”. Sono dunque state svolte alcune ore di educazione civica in cui, partendo dalle proprie discipline, gli/le insegnanti hanno coinvolto le classi in percorsi di riflessione sui temi della guerra e della pace, soffermandosi sulle ragioni per le quali proprio in questo torno di anni l’orientamento è così strettamente legato alla prospettiva della carriera militare.
Da ultimo, dopo attente riflessioni, si è ritenuto opportuno che alcune/i insegnanti, i/le quali si erano ovviamente rifiutati di accogliere nelle proprie ore i formatori di AssOrienta, partecipassero al di fuori dell’orario di servizio all’incontro in programma, in modo da capire quali siano gli argomenti e i temi proposti ai ragazzi”
Care colleghe/i,
come già avvenuto lo scorso anno, a breve, l’associazione AssOrienta incontrerà alcune classi quinte per presentare le “Carriere in Divisa”, con il dichiarato intento di informare gli studenti sulle opportunità professionali e di studio nel settore militare.
Ci domandiamo se questa pratica sia eticamente e pedagogicamente compatibile con gli orizzonti educativi della nostra scuola e se sia stata adeguatamente discussa nelle sedi collegiali. Nel novembre 2024, il generale Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore, si è guadagnato i titoli dei giornali dichiarando che “l’esercito è fatto per prepararsi alla guerra”. In seguito ha aggiunto che è urgente reclutare almeno 45.000 unità per costituire la riserva di truppe in caso di conflitto. Queste dichiarazioni, nella loro onestà, ci possono lasciare indifferenti? Crediamo di no.
Il nostro ruolo di insegnanti dovrebbe essere quello di preparare i nostri studenti alla pace, non alla guerra. Per questo ci chiediamo se sia opportuno dare spazio – quello spazio che invece non concediamo a tante altre proposte orientative – proprio a chi promuove la carriera militare come una scelta di vita.
Sembra banale ricordarlo, ma se la guerra è un mezzo “ripudiato” – e il verbo non fu scelto casualmente – del dettato della Carta Costituzionale, ha senso normalizzarne la preparazione come prospettiva di vita per i nostri studenti?
Già nel 1965 Don Lorenzo Milani, nella sua Lettera ai cappellani militari, ci ricordava che l’educazione deve formare cittadini capaci di pensare autonomamente, di interrogarsi sulla giustizia delle proprie azioni e sulle conseguenze delle proprie scelte, anziché semplicemente obbedire a un’autorità senza discutere.
A chi obiettasse che, non invitando queste associazioni, limitiamo la libertà di scelta degli allievi, rispondiamo che la scuola non è un mercato di opportunità neutrali. Ogni scelta educativa è un’affermazione di valori: la scuola non promuove ogni possibilità esistente, ma seleziona quelle che ritiene compatibili con il suo intento formativo. Proprio per questo, noi vorremmo fornire strumenti critici e non normalizzare la guerra come una carriera qualsiasi. A chi sostenesse che l’esercito rappresenta una possibilità per chi non può permettersi studi costosi, rispondiamo che questa non è una giustificazione sufficiente. Se il problema è l’accesso allo studio, la soluzione non è la militarizzazione delle opportunità, ma un sistema educativo più equo, che garantisca a tutti il diritto di formarsi senza dover accettare la guerra come prezzo da pagare.
Non si tratta di demonizzare chi sceglie la carriera militare, ma di chiederci se il nostro compito sia quello di presentarla come un’opzione formativa alla pari di altre, senza mettere in discussione i suoi presupposti etici e politici.
Una generazione di insegnanti che ci ha preceduto – e che della guerra conservava, se non il ricordo diretto, per lo meno la testimonianza di prima mano – era solita assegnare in lettura alle classi “Niente di nuovo sul fronte Occidentale”, la preziosa testimonianza di Erich Maria Remarque sull’assurdità della guerra. Nelle pagine iniziali del libro spicca la figura del professor Kantorek, che accompagna i suoi studenti all’arruolamento al distretto militare. “Di Kantorek ve n’erano migliaia, – scrive Remarque – convinti tutti di far per il meglio nel modo ad essi più comodo. Ma qui appunto sta il loro fallimento.”
Chiediamoci se, come insegnanti, preferiamo ispirarci a Kantorek o a Don Milani.
Con rispetto e apertura al dialogo,
Docenti che non si rassegnano
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[…] l’opposizione di alcuni docenti, espressa da una lettera aperta (clicca qui), presso l’IIS Santorre di Santarosa di Torino si è comunque tenuto l’ incontro […]