Con Daniele Novara, noto esperto di psicologia dei gruppi e di pedagogia, in particolare nell’affrontare in maniera costruttiva (“Metodo Daniele Novara: litigare bene“) un fenomeno del tutto connaturato all’uomo, per nulla patologico, come il conflitto, si va alla radice del bullismo.
In questa intervista rilasciata a Radio Onda d’Urto per la rubrica “Scuola Resistente” viene rivolta una critica a 360 gradi su un approccio dilagante nelle scuole, che vede la Polizia protagonista, basato essenzialmente sulla ricerca del “colpevole”.
Novara ci spiega come queste relazioni tossiche, che indubbiamente portano a sofferenze indicibili, a suo tempo codificate, non a caso, in ambiente anglosassone (to bull), quindi all’interno di un substrato particolarmente competitivo, possono in realtà essere un’occasione di crescita, di conoscenza reciproca.
In Italia, invece, nelle scuole, si sceglie di andare in tutt’altra direzione partendo dalla coda e cioè dalla punizione e dall’iter legale, con l’aiuto paternalistico della Polizia di Stato, che facendo leva sulle insicurezze dei minori oggetto di bullismo e sul disorientamento delle famiglie, propone il proprio numero verde di assistenza.
Non si pensa alla vittimizzazione di secondo livello cioè al trauma che deve riemergere alla memoria della persona lesa, prima davanti al proprio avvocato, poi davanti a tutti i giudici che nei vari livelli processuali devono ascoltare e riascoltare la stessa versione dei fatti. Non si pensa nemmeno all’altro soggetto, altrettanto debole ed insicuro, cioè il/la bull3 che nel frattempo, se entra nelle maglie di questo circo legalitario e quasi sempre anche mediatico, perde anch’esso un’ occasione di crescita, correndo oltretutto il rischio della stigmatizzazione e dell’etichettamento a vita, a volte il primo passo verso carriere devianti, dentro e fuori dalle carceri.
Clicca qui per ascoltare l’intervista su Radio Onda d’Urto.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle univeristà
