A lezione di carcere? Polizia penitenziaria a fare lezione nelle scuole…con le manette

Nei giorni in cui i credenti erano in raccoglimento di preghiera col pensiero rivolto a Gesù Cristo morto sulla croce per espiare le colpe dell’uomo, arriva il 29° suicidio dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane da tempo stracolme (62.410 a fronte di 46.771 posti disponibili, cioè una saturazione arrivata al 133,4% ed un aumento dei detenuti quasi doppia tra il 2022 e il 2023). Di questo passo si potrebbe arrivare a 97 suicidi alla fine del 2025 con  la prospettiva di superare ampiamente il record dell’annus horribilis, il 2024 che fu di 88.

Le carceri italiane, quindi, per le quali l’Italia riceve regolarmente condanne dalla CEDU (Corte Europea per i Diritti dell’Uomo), per trattamenti disumani e degradanti cioè, di fatto, per tortura, o per sovraffollamento (c.d. sentenza Torregiani) non sono certo un esempio da portare nelle scuole.

Tra l’altro sono molti e sparsi un po’ ovunque in Italia, i/le docenti che hanno fatto un’esperienza di insegnamento nelle carceri che potrebbero, sicuramente meglio delle guardie sul piano didattico e pedagogico, (un esempio aberrante è questa foto) portare la propria esperienza diretta a studenti e studentesse sempre molto incuriositi/e da un/a docente che afferma “anch’io sono stato in carcere!”.

Non basta poi la presenza in classe di una donna, in divisa blu, peraltro armata di Beretta 92 FS “Parabellum” accanto all’agente uomo, per “addolcire” una presenza fuori luogo, considerato anche che le donne sono entrate nelle carceri solo a partire dal 1990 e rappresentano, ad oggi, meno del 10% del totale dei/lle secondini/e.

Tornando quindi all’incipit di questo articolo, il sistema penitenziario, semmai, può essere rappresentato come una versione “laica” dell’espiazione delle colpe dell’essere umano, di una società che preferisce nascondere sotto il tappeto e segregare nel peggiore dei modi, i propri “scarti”. Solo che per quanto siano esemplari le pene (da ultimo il DDL 07/03/2025 l’ergastolo “aggravato” per gli autori di femminicidio) queste morti, spesso di innocenti, come quelle nei CPR o in “attesa” di giudizio, non riusciranno mai ad espiare le colpe di una società che si gira quasi tutta dall’altra parte.

Nel 2024, peraltro, oltre agli 88 suicidi si è arrivati ad un totale di 240 morti, molti dei quali non possono essere derubricati come semplici morti “naturali” o “accidentali” perché molte di queste sono attribuibili direttamente a mancanza di cure adeguate, a condizioni igieniche e di vita ai limiti della sopravvivenza, ad uno stress psicofisico che va ad aggiungersi a situazioni di partenza spesso segnate da dipendenza da sostanze stupefacenti, disagio psichico e grave marginalità sociale. 

Il DAP ha inoltre emanato recentemente una serie di provvedimenti che limitano pesantemente i diritti dei detenuti e le possibilità di intrattenere relazioni sociali all’interno degli istituti di pena che vanno ad aggiungersi alle specifiche norme repressive sadicamente inserite nell’ex D.D.L. 1660, oggi già operativo tramite il D.L. “sicurezza” firmato dal nostro presidente Sergio Mattarella che pur avendo espresso, già per il disegno di legge, forti perplessità, non ne ha nemmeno verificato i requisiti di necessità e urgenza.

A fronte di tale situazione vergognosa ci sono ancora colleghi e dirigenti scolastici che hanno la sfrontatezza di invitare nelle scuole le guardie penitenziarie per parlare con i/le nostri/e ragazzi/e e bambini/e non solo di un ever green come la cosiddetta cultura della legalità ma addirittura per “illustrare il sistema penitenziario”. Qui di seguito, con i relativi temi trattati, la lista degli istituti scolastici cui andrebbe chiesto quali siano state le finalità pedagogiche di tali incontri e se siano a conoscenza dei dati elencati qui sopra, al di là delle eventuali opinioni politiche sull’utilità in sé del carcere:

Adottando un termine giuridico si può dire che l’I.C. Giovanni XIII di Martina Franca risulta recidivo perché a maggio dell’anno passato, sempre in occasione della giornata della legalità l’ispettore Vitantonio Lo Conte, sempre del nucleo investigativo regionale della Polizia Penitenziaria ha partecipato ha un incontro con gli/le student3 che ha visto la partecipazione anche di una sociologa Giovanna Montanaro. Si è parlando di mafia e della figura di Giovanni Falcone, ormai divenuto un santino strumentalizzato, in questo caso, anche in ambito scolastico. Non crediamo, infatti che in quell’occasione sia stata citata proprio una frase di Giovanni Falcone che descriveva la mafia come un “fatto culturale, umano quindi e in quanto tale così come era nato poteva anche finire” sottolineandone quindi l’aspetto culturale del fenomeno e sottintendendo che non è con la cultura della repressione o di una sterile diffusione della cosiddetta “cultura della legalità” che si combatte un fenomeno che ha, appunto, origini sociali come la mancanza di prospettive lavorative, la corruzione diffusa in ogni ambito, o su un piano più indiretto, una cultura individualistica e competitiva portata alle massime conseguenze proprio del sistema scolastico attuale.

Ma poi perché proprio la Polizia Penitenziaria? Forse si vuole nascondere la vergogna dei fatti tragici avvenuti nelle carceri di Modena e di S.Maria Capua Vetere  nel 2020 in piena pandemia da Covid19 o gli innumerevoli maltrattamenti e accuse per tortura rivolti in tutti questi anni proprio agli agenti penitenziari? D’altra parte è chiarissimo l’intento altamente repressivo di un sistema come quello degli istituti di prevenzione e pena con molta pene poca prevenzione metti in linea con l’andamento generale politico e sociale ha sentito la necessità nel 2024 di istituire, in aggiunta  al famigerato GOM (Gruppo operativo mobile) che si fece le ossa già nel 2001 nella caserma di Bolzaneto a Genova, altri due corpi speciali, il GIO (Gruppo di intervento operativo) e il GIR (Gruppo intervento regionale).

Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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