Come se non bastasse il carro armato del Natale modenese, ecco la mimetica pacifista del Carnevale pugliese! (e di chissà quanti altri posti…)
Quando la mia amica di San Ferdinando di Puglia mi ha mandato queste foto, è riaffiorata in me la sensazione di straniamento che sempre più di frequente mi preme sulle meningi negli ultimi tempi. Non proprio ultimi, a dire il vero.


Una sfilata di carnevale, un gruppo mascherato fatto di maestre di scuola primaria e le loro classi. Sono vestite/i in mimetica. Le mimetiche delle maestre, almeno una, sembrano originali, si vede la scritta “Esercito” e lo stemma con “Italia”, non sono costumi di poliestere presi al cinese. Fucili e armi giocattolo con alla punta fiori, di plastica. Un richiamo all’arte di Bansky, pare, il quale prende in giro con la sua consueta grazia il mondo militare, mentre bambini e bambine, quelle sì sono uno dei nuclei artistici più rilevanti e rispettati e valorizzati. Sono i e le protagoniste di una inversione forte nei rapporti di potere.
Il gruppo mascherato, mi si riferisce, intende celebrare la pace. Devo far passare un’oretta prima di riprendermi dallo straniamento.
Mi chiedo, cavolo, che c’entra la celebrazione della pace con Carnevale. A Carnevale si ride e si scherza ed è il momento in cui, storicamente, in tante culture in momenti e con nomi diversi, si smonta il potere, si azzerano le differenze sociali, si capovolgono le logiche piramidali. Si fa satira, si prende in giro il mondo tronfio dei potenti, si irride ai politici. A Carnevale posso prendere di mira (!) la guerra e chi la fa, ridicolizzare un Putin, uno Zelensky, un Netanyahu, così come si è fatto con Trump, Berlusconi, Meloni, Salvini… Il carnevale serve a questo: non si celebra qualcosa, si ridicolizza situazioni e relazioni che nella vita “normale” sono paludate, seriose, istituzionali, tristi, pesanti e soprattutto si ridicolizza chi comanda, per buttarli simbolicamente giù dal piedistallo e ribadire che, alla fin dei conti, pure noi miseri popolani una voce ce l’abbiamo.
E poi a Carnevale ci mascheriamo, giochiamo con le identità, in un modo che – almeno in origine – era volutamente esagerato ed esasperato, in cui l’inversione, lo “scangio” camilleriano diventa la regola del gioco: enormi nasi occhialuti e baffuti, orecchie deformi, capelloni verdi, occhiali giganti fluo, maschi vestiti da donne dell’800, donne vestite da mafiosi siciliani, e tanti bambini vestiti da animali, fate e gnometti e dinosauri e fiori e alberi, per quel meraviglioso gioco a travalicare i confini, che siano di genere, di specie e di realtà. Essere quello che non si è. Non senza scivolare negli stereotipi (“indiani” e cow boy, bullo e pupa, torero e danzatrice di flamenco) e nella cultura del consumo al gusto Marvel e DC. Vabbè, ci sta.
Ma, allora, come è possibile che a qualcuna (usiamo il femminile, ché le maestre sono pressoché tutte femminucce in Italia) sia venuto in mente vestire adulte e bambin3 in tuta mimetica perfettamente identica al vero, con tanto di munizioni? Se lo scopo è irridere il mondo militare, proponi una versione ciancicata e ridicola di generali, colonnelli e compagnia bella, gli metti parrucca e naso da clown, il cappello storto, il didietro da fuori (per dire), li fai andare in tacchi a spillo…insomma la demolisci la retorica militare. Che è quello che fa Bansky. Di certo non ti metti la tuta presa in prestito da qualche parente di famiglia tutta bella precisa, né tantomeno fai mettere la mimetica addosso ai bambini (che solo il pensiero è un oltraggio all’infanzia). Ma mica è questo lo scopo: chi ce l’ha il coraggio di prendere in giro i militari?! Che poi sono i maschi di famiglia, gli amici di comitiva. A Sud poi… E che senso avrebbe, diciamocelo, alla scuola primaria???


No, non è un modo carnevalesco di rappresentare la follia della guerra. Ma allora dovete spiegarmi un paio di cose: che c’entra ciò che satira non è col carnevale e che c’entra tutto questo allestimento mimetico con la celebrazione della pace. Non ci arrivo. Nonostante questi 30 anni di studi pedagogici e 20 di studi e attivismo pacifista, ho un problema di comprendonio.
Come fa a non essere evidente da sé che siamo fuori pista e di tanto, per di più a gente che dovrebbe avere ben chiaro, ma proprio a caratteri cubitali, il proprio compito educativo e il come, il come tradurlo in pratiche. È totalmente assurdo rappresentare la pace in questo modo. C’è uno scivolamento simbolico che crea un mostro semantico, che genera caos e confusione tra vocabolari. Che razza di messaggio è questo? Cosa esattamente vuole dire? Cosa c’è di divertente?
Riuscite a vederla la scena di bambini che stanno a Gaza, in Ucraina, in decine di posti in Africa, Asia e per ogni dove in questo mondo insanguinato che osservano la scena di loro coetanei vestiti della stessa stoffa di chi li ha rapiti, stuprati, abusati, picchiati, torturati, mutilati, costretti ad assistere alle stesse atrocità su madri, sorelle, amici, gli è entrato in casa di notte, con i fucili, gli ha mandato i razzi sulla testa, gli ha distrutto ogni briciola di infanzia, infine li ha uccisi in modi atrocemente creativi?
Di bambini soldato mai sentito parlare?! Facciamo dire a Intersos quali sono i paesi in cui con certezza ci sono bambini soldato: Afghanistan, Camerun, Colombia, Repubblica Centrafricana, Congo, India, Iraq, Mali, Myanmar, Nigeria, Libia, Filippine, Pakistan, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Siria, Yemen. È possibile che si metta addosso una mimetica a un bambino e a una bambina pugliese senza immaginare minimamente che esistono bambini che subiscono davvero la violenza di una uniforme militare e di un’arma d’assalto e la guerra sono costretti a farla per davvero???? E in una società multiculturale potrebbe financo accadere che quei bambini, tra i tanti minori accompagnati e non, possano vederla con i loro occhi quella sfilata. Non è necessario che accada, quei bambini chi educa dovrebbe averli stampati in mente come un orrore di violenza così immane che mai e poi mai li si oltraggerebbe vestendo le proprie classi in quel modo.

E che messaggio è per bambine e bambini pugliesi? Banalizzare la pace e chi lotta ogni giorno per un mondo che non sanguini è un peccato imperdonabile.
Il Carnevale doveva prendere in giro i potenti e vedi dove siamo arrivati ragionandoci giusto un pochino: che offende i deboli e le vittime della guerra e fa della pace una merce dozzinale, una paccottiglia senza valore.
Gabriella Falcicchio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
