Vicenza, PCTO in caserma al CoESPU, docenti lanciano petizione su militarizzazione scuole

Nel clima generale di militarizzazione che caratterizza le nostre scuole, le università e l’intera società civile, segnaliamo l’ennesimo protocollo d’intesa finalizzato a portare studenti e studentesse in caserma. Questa volta accade a Vicenza, ma i/le docenti non ci stanno e lanciano una petizione per fermare il processo di intruppamento del nostro Paese che, nel loro caso, prende le mosse dall’invasione degli alpini per il raduno nazionale del 10-11-12 maggio (clicca qui per firmare la petizione).

È trapelata qualche giorno fa la notizia secondo la quale l’Ufficio scolastico territoriale di Vicenza, nella persona della dirigente Nicoletta Morbioli, abbia sottoscritto presso la caserma dei carabinieri “Chinotto” con il responsabile del CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units), generale di Brigata Giuseppe De Magistris, un protocollo d’intesa che consente agli studenti e alle studentesse vicentini/e di svolgere PCTO con i militari per approfondire le lingue straniere, la cooperazione internazionale, la geopolitica e, soprattutto, la sicurezza del nostro Paese.

Il CoESPU (qui il sito rigorosamente in inglese e di cui non c’è una versione italiana, sebbene abbia sede in Italia, a Vicenza) risulta essere un centro interforze di eccellenza per le unità di “polizia di stabilità”. Vi lavorano in questo specifico settore i carabinieri in collaborazione con militari ed esperti degli Stati Uniti di operazioni di pace al fine di supportare le Nazioni Unite nelle iniziative di peacekeeping. Ricordando ai nostri lettori e alle nostre lettrici che a Vicenza persistono basi militari americane e basi NATO, ci stupiamo, ancora una volta, di come si possa continuare a parlare di operazioni di pace affidate ai militari, così come ci stupisce sapere che gli Stati Uniti siano interessanti ai processi di pace, dal momento solo quale giorno fa, il 18 aprile 2024, si sono opposti alla risoluzione ONU per il riconoscimento dello Stato della Palestina, infatti Il testo ha ottenuto 12 voti a favore (Algeria, Russia, Cina, Francia, Guyana, Sierra Leone, Mozambico, Slovenia, Malta, Ecuador, Sud Corea, Giappone), 2 astensioni (Gran Bretagna e Svizzera) e il no degli Stati Uniti (qui la notizia su Avvenire e qui su Il Manifesto).

Al tempo stesso, ci chiediamo come possano essere gli Stati Uniti veramente interessati alle operazioni di pace se è di ieri, 23 aprile 2024, la notizia del finanziamento con un voto pressoché unanime dei democratici e dei repubblicani di 95 miliardi di dollari in “aiuti” (si legga unicamente armi!) da inviare a Ucraina, Israele e Taiwan? (clicca qui per la notizia) Come si può rimanere ancora ingenuamente solidali con questa palese strategia militare tesa alla destabilizzazione di aree asiatiche quasi in segno di sfida e provocazione nei confronti di Russia, Iran e Cina?

Da molto tempo la società civile vicentina e i movimenti di base contestano la presenza e l’invadenza militare americana sul loro territorio, si ricordino le campagne NO Dal Molin. Adesso, però, i/le docenti vicentine/ie hanno ben compreso la logica della militarizzazione delle scuole perpetrata ai danni delle giovani generazioni a colpi di protocolli di intesa con le istituzioni militari americane.

I toni trionfalistici con cui vengono riportate le notizie dell’ingresso del CoESPU nelle scuole vicentine è da far venire i brividi, infatti, sul sito del Ministero della Difesa anche la sintassi sembra ricalcare la retorica nazionalista adottata il secolo scorso in pieno regime fascista: «Il Direttore del CoESPU […] dopo aver rivolto un saluto di benvenuto a tutte le Autorità intervenute, ha ringraziato i quasi 200 giovani alunni della scuola secondaria di secondo grado, Istituto Tecnico Commerciale “Guido Piovene” e della scuola secondaria di primo grado, “Antonio Barolini” di Vicenza, che hanno partecipato con gioia ed entusiasmo, per poi soffermarsi sulle origini e sull’importanza della Bandiera della Repubblica Italiana, il nostro Tricolore, così come cristallizzata, all’articolo 12, tra i principi inviolabili della nostra Costituzione» (clicca qui per il sito). Per non parlare, poi, secondo un copione già visto altrove, delle foto che compaiono sul sito con ragazzi e ragazze che salgono su mezzi militari.

Ancora una volta, dunque, assistiamo all’ennesimo protocollo con il quale i ragazzi e le ragazze italiane vengono condotti/e all’interno delle caserme per svolgere i PCTO, abbagliate/i da una retorica sensazionalistica e ammaliante, ma che è sostanzialmente legata alla guerra, narrata come fosse un gioco, quando invece porta morte e distruzione ovunque. Dovremmo mostrare, invece, più immagini del/delle loro coetanee/i palestinesi, che a causa dei bombardamenti israeliani, con la complicità dell’Occidente, non hanno più una scuola, non hanno più una casa, non hanno più ospedali in cui curarsi e non hanno più un futuro da vivere a causa della follia della guerra.

E, allora, vogliamo continuare a giocare alla guerra? Sarebbe il caso di dire, come i/le docenti vicentine/i, LA SCUOLA VA ALLA GUERRA? NON A VICENZA, NON NEL NOSTRO NOME! (firma la petizione).

Michele Lucivero – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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