A Chieti il 22 maggio l’Esercito e la Folgore terranno una conferenza patrocinata dal Comune nell’Auditorium “Cianfarani” del Museo “La Civitella” per commemorare l’80° anniversario della liberazione della città di Chieti in Abruzzo dai tedeschi da parte, sostengono, del 183° e 184° Reggimento Paracadutisti Nembo il 9 giugno 1944.
Nella Villa Comunale saranno allestiti stand per propagandare l’operato dell’Esercito e della Folgore e verrà esposto, inoltre, un mezzo militare corazzato.
Questa pericolosa operazione è frutto di un falso storico, in quanto già la sera del 7 giugno tutti i reparti organici tedeschi avevano lasciato la zona di Chieti. L’8 giugno, verso le 16, mentre si svolgeva la processione del Corpus Domini, il comandante tedesco, il prefetto Giuseppe Girgenti, con i relativi seguiti e alcuni collaboratori, lasciavano la città fuggendo verso il nord. In città rimasero solo alcuni guastatori, incaricati di far saltare strade e alcuni impianti.
Fu un giovane sottufficiale della Guardia di Finanza a guidare un gruppo di giovani partigiani e di volontari in uno scontro coi guastatori che stavano per far brillare le mine sulla Colonnetta, strada principale di collegamento, mettendoli in fuga. Il loro intervento salvò anche la cabina elettrica del Tricalle, i motori e i macchinari dell’ufficio elettrico tranviario e il gasometro della città.
La verità storica sulla liberazione della città di Chieti e dell’intera provincia, quindi, è un’altra. Fu opera dell’azione militare degli alleati, della Resistenza (bande partigiane, compresa la Banda Palombaro, e Brigata Maiella) e, con una partecipazione molto limitata, del Corpo Italiano di Liberazione. Il 183° e 184° Reggimento della Divisione Nembo, appartenenti al CIL, non diedero un contributo determinante, come si vuole celebrare, ma molto modesto. Determinante fu invece il contributo non solo della Resistenza armata, ma anche della Resistenza disarmata dei civili:
– molti civili (specialmente le donne) si opposero alle razzie di uomini per i lavori obbligatori al fronte;
– la popolazione di Chieti, spalleggiata dai partigiani, si ribellò all’ordine di Kesselring sullo sfollamento totale della città (manifesto del 27 gennaio 1944: 3.000 partenti al giorno, a piedi, sotto la neve, fucilazione dei renitenti) con l’intento di trasformarla in una fortezza difficile da espugnare, prolungando la resistenza dei tedeschi. Si riunì davanti alla sede del Comando tedesco e alla Prefettura, minacciando una rivolta se l’ordine di evacuazione non fosse stato revocato. La ribellione costrinse i tedeschi a fare marcia indietro e salvò la città dalla distruzione totale.
Questo revisionismo storico è molto pericoloso poiché induce le giovani generazioni a confondere i partigiani con le forze armate. Non si giustifica l’evento organizzato a Chieti dall’Esercito, basato su un falso storico in quanto gli si attribuiscono meriti che non ha, poiché questa modalità fa parte di una campagna militarista che tende ad occupare tutti gli spazi della vita civile.
Filippo Paziente, Chieti e la sua provincia. Fascismo, chiesa, occupazione germanica. 1929-1944, Tinari.
Angelo Meloni, Chieti città aperta, 1947.
Mario Zuccarini, Rivista di studi storici dal fascismo alla Resistenza, 1984.

