Un’estate militare: sport all’Educamp di Viterbo, eccellenza in cambio della libertà di civili?

Anche quest’anno si terrà l’Educamp di Viterbo, iniziativa che vede protagonisti C.O.N.I. Lazio, la scuola sottufficiali dell’Esercito, la scuola marescialli dell’Aeronautica Militare e l’assessorato allo sport della città. La manifestazione è riservata ai bambini dai sei a quattordici anni, durerà sette settimane a partire da giugno e offre la possibilità di conoscere e praticare «una quindicina di discipline sportive», tra cui nuoto, pallavolo, arti marziali, baseball, calcio, danza sportiva e tiro con l’arco. I ragazzi e le ragazze useranno le strutture sportive dell’Esercito e dell’Aeronautica e saranno guidati da tecnici federali del C.O.N.I. (leggi qui la notizia).

Nella conferenza di presentazione dell’Educamp i rappresentanti istituzionali hanno affermato di essere soddisfatti per quanto stanno facendo per la comunità. I bambini avranno la possibilità di «trascorrere giornate all’insegna dello sport, della socializzazione e del divertimento, vivendo momenti che saranno per loro indimenticabili», confermando la presenza delle Armi sul territorio «e dimostrare vicinanza e amicizia agli abitanti e alla città». E poi affermano che l’attività sportiva essere «i valori della preparazione fisica come dedizione, sacrificio, disciplina, metodo, cardini intorno ai quali ruota anche la formazione dei soldati».

Insomma loro celebrano e occupano tutti gli spazi che trovano vuoti. Invece a noi dispiace che ragazzi e ragazze per praticare gli sport debbano utilizzare delle strutture proprie del settore militare, che vogliamo ricordarlo, è un sistema separato da quello civile: altro bilancio, addirittura altra giurisdizione.

L’utilizzo di quegli spazi è forse dimostrazione della povertà di servizi per l’attività sportiva sul territorio della Tuscia? Perché avvantaggiare queste partnership se gli spazi per praticare sport ci sono? E se, invece, spazi non ce ne sono, perché chiederli all’Esercito e all’Aeronautica? Se ci fossero tentativi di introdurre gli iscritti all’ Educamp all’arruolamento, verrebbe considerato naturale? Sarà forse quello il vero motivo di questa grande macchina della ricreazione estiva?

Quale idea di sport si trasmette circondati da mura di cemento e filo spinato? Quale idea di preparazione agonistica? Quale idea di vittoria? Quale idea della mia città e della mia disponibilità di essa, del suo spazio, se vivo tutta un’estate in una scuola militare per fare qualcosa che mi appassiona?

Lo sappiamo, lo sport prende corpo e cuore, trasforma anche la psiche. E l’organizzazione dello spazio conta, gli attori implicati contano, la proprietà degli spazi conta. I ragazzi e le ragazze forse lo afferrano intuitivamente, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che siamo un pochetto più grandi, lo sappiamo. Non abbiamo dubbi della importanza che riveste anche il luogo in cui si sta e si impara, la sua architettura, chi vi circola, le parole che vengono dette. Non per ultimo conta di chi sia quello spazio.

Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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