Comunicato Stampa Studentə per la Palestina UNI Pisa su Senato accademico del 13 giugno

Pubblichiamo il Comunicato Stampa dellə Studentə per la Palestina sulla seduta del Senato accademico del 13 giugno 2024.

Come movimento studentesco per la Palestina, grazie alla forza delle nostre mobilitazioni, abbiamo ottenuto per lo scorso 13 giugno una seduta straordinaria congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. In questa sede abbiamo portato sei mozioni per chiedere la rescissione degli accordi con le università israeliane, con le aziende belliche (come Leonardo SpA) e con ENI.

In queste settimane di accampata, abbiamo svolto un lavoro di studio meticoloso che documenta tutte le responsabilità di queste università e questi enti nel genocidio, nel colonialismo e nell’oppressione del popolo palestinese. L’abbiamo reso pubblico in forma di dossier (clicca qui), mostrando a tutto l’ateneo esattamente in che modo le università israeliane sono pilastri del sistema di occupazione e apartheid. Alcune di esse, infatti, hanno campus in territori palestinesi occupati e collaborano con l’esercito israeliano, che perpetra crimini di guerra e che è stato di recente inserito in una blacklist dell’ONU per la violazione dei diritti dei bambini e delle bambine, insieme ad organizzazioni terroristiche come al-Qaeda e ISIS.

È inconcepibile l’incoerenza con cui UniPi continua ad avere relazioni con atenei che violano i principi che dice di sostenere. La risposta della governance, priva di pensiero critico, è stata uno slogan vuoto: “bisogna costruire ponti e non muri“. Eppure, con questo senato non è stato fatto nemmeno un passo verso una presa di posizione concreta da parte dell’Università di Pisa per il rispetto dei diritti del popolo palestinese.

UniPi, il 13 giugno, ha deciso di costruire i ponti solo con l’oppressore. Infatti, nonostante siano emerse le prime crepe nelle posizioni degli organi, tutte le nostre mozioni sono state rifiutate in blocco.

Mostrando la connivenza con i crimini di Israele e la volontà di continuare ad ignorare il diritto internazionale, l’Università ha bocciato persino la nostra richiesta di sospendere temporaneamente gli accordi in attesa di ulteriori verifiche.

Sebbene queste posizioni non ci stupiscano, siamo allibitə per come gli organi hanno evitato di discutere nel merito della questione e dell’evidenza che abbiamo portato, cambiando continuamente argomento e contravvenendo, in questo modo, anche al ruolo di chi dovrebbe aspirare seriamente alla conoscenza.

Questo comportamento delinea chiaramente la volontà da parte dell’Università di erigere muri di fronte a chi la richiama alle proprie responsabilità. Ma se pensa che questo “no” ci indebolisca, si sbaglia. La nostra mobilitazione non finisce qui, ma si trasforma e cresce, con la consapevolezza che l’alternativa la possiamo costruire solo noi. Le voci di sostegno che ci sono arrivate da tutto l’ateneo mostrano che l’Università non sono lə pochə senatorə che decidono per tuttə.

Per questo, il giorno successivo ci siamo mossə ancora per le strade della città, dando nuova vita alla mobilitazione, e abbiamo aperto un nuovo spazio di incontro, organizzazione e vita collettiva per tutte le persone che in questo ateneo e in questa città non stanno alle loro decisioni.

Nasce un nuovo spazio nei giardini di antichistica, che sostanzieremo con le nostre idee e prospettive, per continuare a lottare perché i luoghi della nostra formazione siano liberi dalle guerre, dal colonialismo e dal genocidio. Continueremo a moltiplicarci, in Università e in tutta la città, per la fine delle complicità omertose con lo stato genocida di Israele.

Studentə per la Palestina

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