Nel comune di Fontanafredda (Pordenone), a quanto pare, è tradizione salutare la fine della scuola dell’infanzia passando una notte in tenda con gli Alpini. Un articolo del 2019 descrive molto bene la 10^ edizione. Passano tre anni prima della 11^, l’anno scorso si è tenuta la 12^ e pochi giorni fa si è svolta la 13^ edizione.
La scuola che partecipa è sempre la stessa, la scuola dell’infanzia paritaria Giovanni Giol. Organizza questa esperienza per i/le bimbi/e più grandi che passeranno alla scuola elementare il prossimo anno. I bambini e le bambine vengono accompagnate/i nel pomeriggio dai genitori, ricevono un cappello di cartone a foggia di quello alpino, gli si insegna un po’ a marciare, a stare sull’attenti, a mettersi in posizione di riposo. Non manca nulla, nemmeno la parata con la Fanfara, l’alzabandiera, il richiamo alla cena a suon di tromba e il silenzio prima di mettersi a dormire.
Queste iniziative sono pensate chiaramente per stringere gli abitanti del territorio in una tradizione monolitica e indiscussa. Anche se oggi gli Alpini sono impegnati per lo più in competizioni sportive di montagna e nella Protezione Civile, nel narrare la loro storia e il loro valore si propongono alle nuove generazioni non solo come passato, ma come modello da imitare in futuro. Mai però che si lascino sfuggire che la guerra è un inferno e compito di chi ci governa sarebbe di non farcela combattere. Gli Alpini si propongono come corpo di pace, ma considerano la guerra un male necessario.
E poi, nella retorica propria a tutti i Corpi armati dello Stato, insistono sul fatto che solo attraverso il rigore militare si insegna ai più piccoli cosa sia il rispetto delle regole, la solidarietà e la speranza nel futuro. Ecco, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pensiamo esattamente il contrario: il rispetto spontaneo delle regole, la solidarietà sincera e la speranza razionale nel futuro non possono venire da imposizioni marziali.
Se intendiamo cambiare l’opprimente struttura della nostra società, allora il pensiero unico delle divise è soltanto di ostacolo. La militarizzazione della popolazione civile non è affatto qualcosa da celebrare. La nostra Repubblica non può essere difesa da rigidi piani calati dall’alto, la nostra Repubblica vive grazie all’incontro, la coesistenza e lo sforzo delle persone libere che lavorano per essa.
Ci sono numerose strade per portarci avanti nella Storia, per portare pace e giustizia tra le nazioni (art. 11 della Costituzione) e dobbiamo iniziare a dire che non perdoniamo le carneficine di ieri e di oggi, che la guerra è sempre ingiusta e non accettiamo le narrazioni e le iniziative che la giustificano.
Maria Pastore – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
