Il limite tra conflitto e pace è molto labile: sull’orizzonte militarista del nostro Paese

Questa primavera 2024 ha portato una fresca brezza di militarismo. Qualche esempio:

  • le proposte di matrice leghista volte a reclutare ragazzi e ragazze appena diplomati perché, non si sa mai, l’Italia e l’Europa, in pericolo, hanno bisogno di uomini e donne per difenderne i confini (rimandiamo a un nostro precedente articolo );
  • la “premier Giorgia Meloni [che] a bordo di un veicolo tattico dell’Esercito ha passato in rassegna sotto una pioggia battente lo schieramento di una brigata di formazione in rappresentanza di tutte le specialità dell’Esercito” (clicca qui);
  • le parole forse poco gratificanti e riconoscenti del non più giovane Ministro Crosetto, impegnato a osservare criticamente l’età media dei sottoufficiali perché a partire dai 49 anni come nel calcio, si sa, si potrebbe perdere qualche colpo. E allora avanti con la ricerca di nuove leve, meglio se obbligatorie (clicca qui).

Sorge spontanea, quindi, una domanda su tutte: qual è lo stato delle forze armate italiane nello scenario che si è delineato dopo il 24 febbraio 2022? (clicca qui).
La risposta del Governo era già chiara in queste parole pronunciate all’Audizione del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulle linee programmatiche del suo Dicastero il 25 Gennaio 2023, che già prima del minuto 5’ chiamano in causa l’idea preoccupante di “architettura politico-militare della difesa sempre più dinamica, adattiva e snella” con capacità di “dislocazione operativa”, per concludere sul limite labile tra conflitto e pace. Qui l’audizione integrale.

Marcella Pastore – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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