Consci del periodo storico che stiamo attraversando, reputiamo molto positive le mobilitazioni in corso sul territorio emiliano-romagnolo in un’ottica anti-imperialista e contro i nemici che occupano da decenni il nostro territorio: la NATO, i sionisti, l’UE e i governi a loro subordinati.
L’occupazione del nostro Paese non avviene solo attraverso basi militari e vincoli di intervento militare, l’occupazione del nostro Paese si attua all’interno delle aziende, delle istituzioni, delle scuole e delle università, dominando sia la produzione materiale che la produzione culturale (vedi anche la censura di guerra). Lottare contro la guerra è colpire questa occupazione, prendendo di esempio l’azione messa in atto dal CALP anche pochi giorni fa (il 25 giugno) bloccando la spedizione di armi. La storia ci insegna che il modo migliore per opporsi alla guerra è, in definitiva, sabotarla in casa nostra.
Con la primavera, anche in Emilia Romagna la situazione del movimento contro la guerra è andata evolvendosi con lo sviluppo di coordinamenti o assemblee cittadine praticamente in ogni principale città della regione, con la crescita del protagonismo da parte dei lavoratori nella lotta contro la guerra, con una montante messa nel mirino delle aziende che commerciano con Israele e, per quanto ancora a uno stadio embrionale, una messa nel mirino direttamente sul territorio delle aziende produttrici di armi.
Oltre al grande movimento per la Palestina degli studenti e delle studentesse, dei/delle giovani palestinesi e dei/delle lavoratori/trici dell’università contro gli accordi con Israele, la NATO e con le aziende belliche (vedi per esempio Leonardo, Thales e Rheinmetall), nei mesi passati abbiamo visto, fra le tante mobilitazioni, l’azione del SI Cobas a Formigine contro la Tekapp, azienda di diretta espressione sionista, e il rifiuto, durante la lotta per il rinnovo contrattuale in FERCAM, dello smistamento di merci sioniste nella logistica. In Romagna, ci sono stati presidi o azioni contro aziende come ENI, la Curti (Fornitore di Leonardo S.p.a. per la divisione Helicopters e per la divisione Difesa in campo navale e terrestre) e la Astim (fornitrice di servizi e mezzi militari per le forze armate). In varie città i soci Coop stanno facendo circolare un appello per fermare la commercializzazione di prodotti israeliani.
Considerando queste premesse vi porgiamo l’invito a partecipare a un tavolo di confronto che si terrà sabato 13 luglio a Villa Paradiso, in Via Emilia Levante 138 a Bologna, sul tema “Mettere nel mirino i presidi bellici”. Un confronto che serve a promuovere la conoscenza e l’individuazione di presidi di occupazione bellica sul nostro territorio, ovvero luoghi di produzione – culturale o materiale – (aziende, istituti pubblici e privati eccetera) che hanno stretto accordi o sono immischiati in affari bellici per conto della NATO, dei sionisti e dei governi a loro sottomessi e che sono complici dell’imperialismo. Vi invitiamo a portare un contributo di prima mano di esperienze di organizzazione e mobilitazione fatte in contesti in cui l’occupazione del nostro paese si rende palese per poi elaborare in futuro azioni e pratiche di lotta coordinate sul territorio emiliano romagnolo.
Verrà organizzato a fine evento un momento di convivialità assieme e saremmo molto felici riusciste a partecipare tutti cogliendo l’occasione per radicare anche i nostri rapporti personali.
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Resistenza Popolare Emilia Romagna
Partito dei Carc Emilia Romagna
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Coordinamento Paradiso
Coordinamento ravennate per la resistenza palestinese

