Siamo rimasti sconcertati e allibiti dalle foto che l’Azienda USL Toscana Nord Ovest ha diffuso attraverso i social network e il sito internet.
L’immagine di personale in divisa mimetica con pistola d’ordinanza ben in vista tra i banchi delle nostre scuole è quanto di più preoccupante e diseducativo si possa rappresentare. Ancora più preoccupante l’immagine di due agenti della polizia provinciale, sempre in divisa e sempre armati, in mezzo a un gruppo di studenti e studentesse della scuola primaria “Hack” di Donoratico.
Si parla di due progetti “Un mare di amici” e “Il mondo e gli altri amici” che si inseriscono entrambi nel “recente accordo di collaborazione sottoscritto da Azienda USL Toscana Nord Ovest assieme alla Direzione Marittima della Toscana – Capitaneria di Porto di Livorno, Ufficio Scolastico Regionale Toscana – AT Ufficio VIII Livorno, ARPAT e Società Nazionale Salvamento, finalizzato a “Promuovere percorsi di educazione e promozione della salute nella provincia di Livorno con particolare riguardo alla sicurezza in mare e al rispetto delle risorse eco-sistemiche marino-costiere”. Un elevato numero di studenti e studentesse – si parla di 140 classi, circa 100 docenti e poco meno di 2800 alunni e alunne – sono stati coinvolti complessivamente nelle province di Pisa e Livorno, ma non è chiaro essendo il progetto articolato in diversi moduli quanti di questi adolescenti in formazione abbiano dovuto subire la pesante presenza di forze armate all’interno delle loro aule.
Se da un lato non mettiamo in dubbio la valenza educativa complessiva del progetto, dall’altro dobbiamo denunciare e contrastare fortemente la violazione degli spazi delle nostre scuole che dovrebbero essere santuari di pace e centri di promozione ed educazione alla pace e alla nonviolenza, dove ai militari e alle forze dell’ordine armati non dovrebbe essere consentito l’accesso.
Domandiamo all’Ufficio Scolastico Regionale di sollecitare immediati chiarimenti ai dirigenti scolastici che hanno permesso l’ingresso di armi da fuoco nei plessi a loro affidati e chiediamo agli uffici competenti di esprimersi sul fatto se iniziative del genere possano o meno rappresentare situazioni di rischio (immotivato) per la sicurezza di tanti e tante minorenni.
All’Azienda USL Toscana e a tutti i professionisti civili coinvolti nel progetto chiediamo di aprire una riflessione e di fare luce su quali apporti educativi e formativi possano essere stati forniti in un contesto del genere. In che modo le figure in divisa si connettono ad “un approccio globale ai temi della salute, biologia, ambiente, alimentazione, educazione, etica”? Quando si parla di “mediazione degli animali” si fa forse riferimento all’idea del “vinca il più forte” per cui il rispetto delle regole diventa sinonimo di ordine, gerarchia e disciplina da proteggere attraverso tutori della legge armati?
Le immagini, gli atteggiamenti, le figure che entrano in contatto con gli e le adolescenti in formazione hanno un ruolo determinante nello sviluppo della loro personalità e del loro senso critico, per cui oltre alla violenza intrinsecamente espressa da strumenti potenzialmente mortali, la divisa rappresenta un simbolo di gerarchia, comando e subordinazione che non può in alcun modo coesistere con gli ideali di uguaglianza, autonomia e convivenza pacifica che dovrebbero essere trasmessi nelle scuole alle nuove generazioni.
Come mai per un progetto così articolato è stato necessario individuare, pur avendo a disposizione una miriade di associazioni, docenti universitari e docenti formati e abilitati all’insegnamento che sono le ideali figure di riferimento per un modello “multidisciplinare dell’Educazione e Promozione della Salute”, figure deputate alla gestione dei conflitti tramite la forza delle armi?
Ormai sappiamo che questo tipo di operazioni nulla hanno a che fare con l’istruzione, bensì si inseriscono in un più ampio progetto di propaganda bellica cara al Ministero della Difesa, dove il concetto di sicurezza scivola sempre più facilmente nella “cultura della difesa”, mentre il rispetto delle risorse eco-sistemiche marino-costiere scompare dall’agenda politica delle istituzioni coinvolte in particolare nelle province di Pisa e Livorno che si apprestano a realizzare, con la Darsena Europa, uno dei più devastanti progetti di distruzione della costa tirrenica e del suo ambiente marino.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pisa
