Tusini e Barnao: “Forme manifeste e latenti della militarizzazione delle giovani generazioni”

La crescente militarizzazione della società alla quale stiamo assistendo è un fenomeno complesso. Nella intervista a cura di Maria Paola Fiorensoli della Associazione Il Paese delle Donne che vi proponiamo i docenti, Serena Tusini e Charlie Barnao distinguono alcuni punti del problema.

Sui canali ufficiali della Camera dei Deputati non è ancora stato pubblicato il testo del disegno di legge della Lega (primo firmatario Eugenio Zoffili) sulla leva obbligatoria di sei mesi, a scelta se civile o militare per chi ha dai 18 ai 26 anni. Ci è possibile commentare quindi solo le informazioni date dai giornali e dai siti web. Questa proposta di legge va ad aggiungersi a quella della leva volontaria di 40 giorni che dovrebbe fare acquistare crediti formativi e facilitazioni nell’inserimento lavorativo e nei concorsi pubblici, prospettata solo verbalmente in alcune dichiarazioni dal senatore La Russa.

Intanto il ministro Crosetto ci tiene a marcare una profonda distanza tra queste esperienze ancora al vaglio delle ipotesi e gli effettivi arruolamenti nelle FFAA, tacendo che le forme temperate di affiliazione servono al vertice per diventare più forte. 

Il prof. Barnao ha ricordato che la legge del 23 agosto 2004, n. 226 (Legge Martino) ha sì decretato la sospensione della leva obbligatoria in Italia ma anche favorito la militarizzazione delle forze di polizia. Un mutamento funzionale ai poteri forti e al processo di globalizzazione in atto. Tusini ha confermato che il cambiamento strutturale della forma degli Stati sta aprendo alla guerra totale. Oggi la guerra è fatta paradossalmente di altissima tecnologia e da schieramenti di uomini in campo, e mentre in passato il servizio militare di leva era stato sospeso quasi in tutta Europa, oggi registriamo il ritorno a brevi periodi di servizio civile con riti e simboli tipici del mondo militare. 

L’Osservatorio si è collocato nella scuola quale punto nevralgico per contrastare, seppure con pochi mezzi, la militarizzazione in atto e difendere l’istituzione scuola-università come luogo costituzionale di formazione al pensiero critico, all’espressione individuale. Non al suo opposto, non a una militarizzazione strisciante che ne muta il senso e propone una pedagogia della guerra.

Mentre l’Osservatorio denuncia le forme manifeste, la ricerca del prof. Barnao si concentra sulle forme latenti, su quello che non sembra collegato a una matrice militare e che invece lo è. Per esempio i videogames e lo sport. 

Moltissimi, anche se non presentano scenari di guerra e stragi per accumulare punti, conservano le strutture psicologiche dei modelli addestrativi militari. È stato dimostrato scientificamente: attraverso il gioco si apprendono degli schemi di riflesso e azione che cancellano l’empatia. Il recente caso di cronaca, dell’omicidio del ragazzo diciassettenne* per mano di due suoi coetanei è un esempio purtroppo comune di come l’assenza di empatia abbia raggiunto livelli patologici nelle nuove generazioni.

Il terzo sport attualmente di maggiore diffusione al mondo, dopo il calcio e il basket, sono le MMA le arti marziali miste, che nascono in ambiente militare. La sua sigla più importante è esplicitamente sponsorizzata dall’esercito americano, una istituzione che ha una forte disponibilità di denaro, proprio come l’industria dei giochi interattivi.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sta programmando dei convegni in varie città italiane, che siano occasione per la formazione docenti con esonero dal servizio. “Abbiamo bisogno di docenti che dentro le scuole comincino a fare obiezione di coscienza, a dire no” ha detto Tusini, “con il servizio militare e civile si deve tornare a parlare anche di obiezione di coscienza” e speriamo che ciò avvenga in tutto il movimento pacifista.

*Cristopher Thomas Luciani ucciso in un parco del centro di Pescara il 23 giugno 2024

Maria Pastore Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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