Le mani di Leonardo S.p.A. sulla Città di Roma e sulla Formazione professionale

Tra i target funzionali alla strategia di Leonardo SpA, mancava soltanto la formazione professionale, co-finanziata con fondi europei, ovvero la sedicente “scuola del fare” che piace tanto agli/alle imprenditori/imprenditrici che non vanno troppo per il sottile in termini di creatività, ma chiedono abilità e competenze pratiche specifiche, in questo caso anche per il mercato riconducibile ai sistemi d’arma mento.

La nota multinazionale, oggi impegnata più che mai nel settore bellico e digitale (AI, droni, cybersecurity) entra a gamba tesa anche nei corsi gratuiti post-licenza media, della Città metropolitana di Roma Capitale, destinati ai ragazzi che non intendono o meglio non possono, seguire un percorso, liceo-università, molto più lungo e con un futuro a rischio disoccupazione molto più alto, soprattutto se messo in relazione alla classe sociale di provenienza.

Riassumendo la strategia “culturale” attraverso i leader che la guidano: la Fondazione Leonardo (Civiltà delle macchine), capeggiata da Luciano Violante, si concentra prevalentemente sul target della scuola secondaria, spingendo molto sul filone “digitale” anche perché Leonardo SpA, tra sistemi pervasivi di controllo urbano (le c d. Smart-City), spaziale ed aereo, A.I. per i droni e l’immancabile cybersecurity, punta molto su questo settore.

Il suo collega, anch’egli ex-PCI, Marco Minniti, a capo della Fondazione Medor (sempre Leonardo SpA) fa la spola tra lo stivale e i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e i Paesi subsahariani, proponendo joint-venture di alto livello nei settori ricerca e sviluppo, coinvolgendo diversi atenei italiani: l’ex ministro dell’interno, tempo addietro anche sottosegretario con delega ai servizi, padre del famigerato “memorandum” firmato con i gestori libici dei lager per migranti, tesse le fila e prepara il terreno di co(u)ltura per una gestione repressiva ma in doppio petto, dei flussi migratori, spostando sempre più a sud il confine della cosiddetta “fortezza Europa”.

Cosa mancava quindi? La formazione professionale finanziata di Regioni e Città metropolitane, un settore peraltro non a caso vicino di casa degli ITS ACADEMY e contiguo anche ai quadrienni professionalizzanti che sebbene si siano rivelati un flop, ci raccontano di una tendenza del mondo formativo che si appiattisce sempre di più sulle richieste del mercato del lavoro e di Confindustria, ma in questo caso anche alle esigenze di un’economia di guerra, come un articolo di Michele Lucivero presagiva già un anno fa: Formazione professionale militarizzata: protocollo Roma Capitale-Leonardo SpA.

Il cerchio si chiude, anche aggiungendo un ulteriore e recente incarico che, pur avendo superato da tempo la soglia degli 80 anni, Luciano Violante non si è sentito di rifiutare: la presidenza di Multiversity, il più grosso e redditizio gruppo di università telematiche (tra le altre Unipegaso, Unimercatorum, San Raffaele) i cui affari vanno a gonfie vele anche grazie al mercato dei CFU che sta rapidamente cambiando la composizione socio-demografica e forse anche ideologica, delle nuove leve di insegnanti neo-abilitati inseriti nelle GPS.

A sua volta, Multiversity appartiene ad una delle più importanti società di investimento finanziario in Europa, la britannica CVC. Possiamo concludere quindi che dopo l’era in cui l’industria si mangiò la politica e dopo che la finanza si mangiò l’industria, le piattaforme insieme alla finanza oggi stanno mangiando la cultura ovvero il nostro futuro.

Un interrogativo rimane senza risposta: perché i creativi di Roma Capitale incaricati di ideare il manifesto che in questi giorni d’estate campeggia un po’ ovunque hanno scelto la metafora zoologica?

Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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